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Chiara Ferragni, lo psicologo rompe il silenzio: cosa le sta succedendo

Chiara Ferragni, lo psicologo rompe il silenzio: cosa le sta succedendo

Chiara Ferragni sta attraversando un periodo decisamente complesso. Dopo lo scandalo del pandoro-gate, la nota imprenditrice digitale sta decisamente perdendo followers e consensi ora dopo ora. Un lento declino, il quale per ora non sembra avere intenzione di arrestarsi. Nonostante, abbia provato a tornare sui social postando foto in famiglia, la Ferragni non è ancora riuscita a ricostruire la sua immagine pubblica. I suoi post sono inondati da messaggi poco piacevoli, lasciati non solo dagli haters, ma anche dai suoi ex fan. In queste ore, lo psicologo Andrea Botti, uno dei professionisti più seguiti su Instagram che si occupa di ansia e crescita personale, ha cercato di spiegare che cosa sta attraversando Chiara in questo momento a livello psicologico. (Continua a leggere dopo la foto)

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Chiara Ferragni

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Chiara Ferragni, lo psicologo Botti spiega cosa le sta succedendo

“Dalla colpa alla vergogna all’inadeguatezza, fino all’impotenza di non riuscire a cambiare la situazione”, sono queste le emozioni che starebbe vivendo Chiara Ferragni a causa della gogna mediatica. Le ha sottolinea lo psicologo Andrea Botti, uno dei professionisti più seguiti su Instagram che si occupa di ansia e crescita personale, alle pagine de Il Messaggero. Come ha spiegato lo spicologo, la Ferragni sarebbe ricorsa ad una terapia ben specifica: “La terapia EMDR è uno strumento di elaborazione del trauma, che è trasversale a orientamenti psicoterapeutici differenti. Richiede una specializzazione ad hoc e si focalizza sul ricordo di episodi traumatici o di eventi stressanti a livello emotivo. Attraverso la stimolazione degli occhi, riesce piano piano a desensibilizzare l’intensità dei ricordi traumatici ed emotivamente stressanti. In questa maniera la persona riesce a viverli in modo più distanziato e a subire in modo minore le conseguenze di un trauma o di un’esperienza emotiva particolarmente stressante. La tecnica risale a Francine Shapiro, una ricercatrice americana a fine anni 80. È uno strumento che va al di là dell’orientamento psicoterapeutico del professionista e richiede un master ad hoc”. (Continua a leggere dopo la foto)

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andrea botti

L’esperto “analizza” la nota influencer

Lo psicologo Andrea Botti, sempre alle pagine de Il Messaggero, ha spiegato anche il perché Chiara Ferragni abbia scelto il silenzio: “Dalla colpa alla vergogna all’inadeguatezza, fino all’impotenza di non riuscire a cambiare una situazione. Il momento di silenzio serve per far calmare un po’ le acque e superare questa gogna mediatica. Far placare questi animi che vanno a giudicare in modo rapido, questi “odiatori” seriali. Con l’idea di tornare in un secondo momento chiedendo scusa per l’errore commesso, riparando a questo errore e assumendosi le proprie responsabilità ed evidenziando quello che può essere il sistema di valori della persona. È fondamentale avere una vicinanza del partner, della famiglia, degli amici. È importante cercare di circondarci delle persone che ci vogliono bene.

Poi su chi ha definito la Ferragni una “narcisista patologica”, Botti ha commentato: “Quando parliamo di narcisismo stiamo parlando di una categoria diagnostica, di un disturbo di personalità che richiede quindi per essere diagnosticato il parere di un professionista e il rispetto di tutta una serie di caratteristiche diagnostiche. Utilizzando il manuale che usiamo noi professionisti, che è il dsm5. Oltre a non esserci gli elementi per fare questa tipologia di diagnosi, bisogna stare anche attenti a utilizzare il termine narcisista patologico, perché in quest’ultimo periodo è anche un termine molto in voga molto utilizzato sul tema della dipendenza affettiva e delle relazioni tossiche. Il rischio è creare uno stigma, stigmatizzare la figura di chi soffre di un disturbo di personalità narcisistico. Il narcisismo, in questi termini, costituisce una psicopatologia peraltro con una forma di sofferenza egosintonica. Quindi è un disturbo di personalità per cui è difficile per la persona chiedere aiuto, e stigmatizzare non aiuta. Il pericolo è far passare il narcisista come un “cattivo”, quando in realtà è una persona che soffre”.