
Sci, è impietosa la diagnosi dell’infortunio subito da Federica Brignone ai Campionati Italiani. Al gigante degli Assoluti, la nostra campionessa stava facendo quello che le riesce meglio: dominare. Poi il palo, l’extra-rotazione, la pressione innaturale sulla gamba sinistra. E il suono di ossa che si rompono, quello che nessun atleta vuole sentire.
SIAMO CON TE, TIGRE
— ItaliaTeam (@ItaliaTeam_it) April 4, 2025
"Nel momento più felice della mia carriera non ci voleva proprio, mi aspettava ancora un mese di lavoro e non vedevo l'ora di farlo. Dovrò invece affrontare una nuova sfida nella quale metterò tutta me stessa, come sempre".
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Era tutto apparecchiato per l’apoteosi. Seconda Coppa del Mondo, due trofei di specialità (discesa e superG), e quella vittoria a gennaio sull’Olimpia delle Tofane, la pista maledetta che finalmente l’aveva accolta tra le sue regine. Tutto sembrava confluire verso l’appuntamento della vita, la grande Olimpiade di casa, il 2026. Invece, ora la domanda è: Federica ci sarà?
La diagnosi è terribile: frattura pluriframmentata con interessamento dei legamenti. “In quell’area”, spiega il dottor Loris Perticarini, ortopedico alla Fondazione Poliambulanza, “l’articolazione si innesta sulla cartilagine. Il danno è importante“. Non solo: “Il piatto tibiale e la testa del perone devono sopportare i cambi di direzione repentini tipici dello sci. Serve stabilità, forza, resistenza”.
Sci, Federica Brignone e le Olimpiadi: sarà durissima
L’intervento chirurgico è già stato effettuato: placca e viti per ricomporre l’osso, nessun gesso, ma un lungo percorso di riabilitazione. “Una persona normale torna a camminare dopo tre-quattro mesi“, continua Perticarini, “ma per tornare ai livelli di una campionessa, ci vogliono almeno dieci mesi“.
In pratica: niente preparazione estiva, niente allenamenti su neve nei mesi cruciali. Tutto da reinventare. Eppure, se c’è un’atleta che ha sempre saputo lottare contro il destino, quella è Federica Brignone. Perché dietro i numeri c’è la donna dei Giochi. Non un’etichetta, ma un’identità costruita con fatica, talento e carattere.
A Milano-Cortina mancano ancora mesi, ma da oggi ogni giorno conterà doppio. Perché la voglia dell’osso di guarire – come dice il medico – sarà importante. Ma quella della tigre di La Salle di tornare a graffiare ancora di più.
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