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Vittorio Emanuele Parsi racconta la sua esperienza premorte: cosa ha visto

Vittorio Emanuele Parsi racconta la sua esperienza premorte: cosa ha visto

Gossip. Vittorio Emanuele Parsi ha raccontato a cuore aperto cosa ha vissuto durante la sua esperienza premorte. Il politologo italiano ha rilasciato una confessione a cuore aperto su cosa gli è successo e chi ha visto quando credeva di essere ormai ad un passo dalla morte. (Continua a leggere dopo la foto)

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Vittorio Emanuele Parsi, e l’operazione in seguito al malore

Vittorio Emanuele Parsi è stato colpito da un malore mentre si trovava a Cortina lo scorso 27 dicembre 2024. In seguito agli accertamenti medici, il politologo è stato operato al cuore e nel mese di gennaio 2024 aveva fatto sapere pubblicamente di sentirsi meglio. Successivamente ha proseguito con la riabilitazione. Oggi, venerdì 16 febbraio 2024, ha voluto raccontare a cuore aperto la sua esperienza , di essere un sopravvissuto e di essere vivo grazie “al volto di Tiziana”. Tiziana Panella è la compagna di Parsi. Giornalista de La7 e conduttrice del programma “Tagadà”, è al fianco di Vittorio Emanuele da ormai due anni. Ho sentito tre colpi sul diaframma, come fossi in apnea. Da sommozzatore sai che quando li senti devi riemergere, è l’ultimo avvertimento. Ho capito che c’era qualcosa di grave. Finita la conferenza, ho chiesto che si chiamasse un medico. È arrivata l’ambulanza, siamo andati all’ospedale “Codivilla” ha raccontato il politologo in merito al malore che lo ha colpito lo scorso dicembre 2023. (Continua a leggere dopo la foto)

Vittorio Emanuele Parsi, l’ipotesi di infarto e la rivelazione

Dopo essere stato colpito da un malore mentre parlava sul palco a Cortina lo scorso 27 dicembre 2024, Vittorio Emanuele Parsi si è sottoposto ad alcuni accertamenti. La prima ipotesi era stata quella di un infarto, ma gli esami risultavano essere negativi. Il professore di relazioni internazionali presso l’Università Cattolica di Milano pensava che fosse tutto a posto, ma le cose non sono andate come si aspettava. Parsi è stato trasportato a Belluno in ambulanza, dove il primario di cardiologia, Alessandro Di Leo, gli ha spiegato che la situazione fosse molto grave. “La mia era una dissezione dell’aorta. Lui mi ha detto due cose che ricorderò sempre. La prima: dobbiamo farle un’operazione salvavita. La seconda: può andare male”. Una volta ricevuta la terribile notizia, il politologo ha voluto chiamare immediatamente la figlia maggiore e la compagna Tiziana. “Mi hanno portato con l’elicottero a Treviso, dove ho trovato chirurghi di eccellenza, come Francesco Battaglia, Antonio Pantaleo e Giuseppe Minni”. Parsi è rimasto in uno stato molto delicato in cui ha rischiato la morte per giorni. “Ricordo tutto il periodo in coma. Uno Stige, un fiume melmoso, nero, che stava sotto i miei piedi, come Ulisse e Achille. Ricordo di avere visto le radici degli alberi da sotto, come fossi in un crepaccio. E di tanto in tanto, voci lontane”. (Continua a leggere dopo la foto)

L’esperienza premorte

In seguito al malore che lo ha condotto d’urgenza all’ospedale di Belluno e dopo essersi sottoposto a un’operazione molto delicata al cuore, Vittorio Emanuele Parsi ha voluto raccontare dell’esperienza premorte che ha vissuto. “Non ho visto nessuna luce, nessuna speranza che non fosse quella di lottare per vivere. Forse quando si muore la sensazione è quella di un abbraccio. La morte la viviamo come spaventosa, io non ne ho mai avuto grande simpatia, non nutro aspettative su quello che verrà dopo.Però la cosa che mi ha sorpreso è che non provavo paura. Il risveglio è stato terribile.  Sentivo i medici che dicevano: “Lo estubiamo domani, lo estubiamo oggi…”. Avrei voluto che lo facessero subito. Ho cercato di strapparmi tutto, hanno dovuto legarmi al letto. Nelle ore finali, intubato, guardavo l’orologio, vedevo passare i quarti d’ora uno per uno. Uno strazio. Quando mi hanno tolto i tubi è stato come rinascere. Avevo una sete tremenda: gli addetti della rianimazione usavano un bellissimo lavabo d’acciaio con una profusione d’acqua e mi dicevo: tra poco mi attacco sotto alla manichetta, mi dovranno portare via. Invece mi strozzavo anche solo con un cucchiaino”. (Continua a leggere dopo la foto)

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