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Kata scomparsa, la notizia sulle telecamere: cosa vogliono fare

Kata scomparsa, la notizia sulle telecamere: cosa vogliono fare

Ora dopo ora sale l’ansia per la piccola Kataleya Mia Alvarez Chicllo, detta Kata, scomparsa nel pomeriggio del 10 Giugno 2023 da Firenze, in zona Novoli. La bambina insieme alla sua famiglia abitava all’interno dell’ex hotel Astor. Dopo oltre un mese dalla sua sparizione, le indagini non si fermano. Dopo giorni di silenzio, in queste ore è tornato a parlare il procuratore aggiunto di Firenze Luca Tescaroli, che segue il caso con i pm Christine Von Borries e Giuseppe Ledda. Vediamo nel dettaglio le sue parole su questo intrigato caso. (Continua a leggere dopo la foto)

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piccola kata
kata scomparsa

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Kata scomparsa, la notizia sulle telecamere: cosa vogliono fare

Continuano le indagini sulla scomparsa della piccola Kata, la bimba peruviana di 5 anni di cui si sono perse le tracce ormai dal 10 giugno scorso mentre giocava nel cortile dell’ex Hotel Astor di Firenze, dove viveva insieme alla mamma e al fratellino. Dopo giorni di silenzio, come riportato da Fanpage, è tornato a parlare il procuratore aggiunto di Firenze Luca Tescaroli, che segue il caso con i pm Christine Von Borries e Giuseppe Ledda, il quale rispondendo a delle domande iguardanti le indagini sulla scomparsa della bambina, ha precisato che “le indagini sono sempre in corso e continua anche l’analisi delle telecamere cittadine“. Inoltre, tempo fa, intervistato dal Tg1, Tescaroli aveva chiesto “ai familiari il più stretto riserbo e un impegno da parte della collettività, invitando coloro che sanno a riferire esclusivamente a quest’ufficio nell’interesse prioritario della piccola bimba scomparsa”. Per ora, nonostante gli sforzi delle Forze dell’Ordine, non ci sono sviluppi concreti sul caso. (Continua a leggere dopo la foto)

Kata foto
kata 5 anni

Le ultime immagini della bambina prima di sparire nel nulla

Gli ultimi a parlare del caso sono stati gli avvocati Filippo Zanasi e Sharon Matteoni che assistono i genitori di Kata. Secondo Zanesi, come dichiarato a La Nazione, gli investigatori non sono riusciti ancora ad “imboccare la pista risolutiva. Serve uno scarto in avanti. Non bastano chiamate in correità generiche tipo ’quello ha commesso quel reato’. Qualcuno deve autoaccusarsi”. L’avvocato ha parlato di “rapimento organizzato, qualcuno ha preso Kata e non sappiamo come. Fa pensare a qualcosa di grosso, ad attività illecite che proliferavano in quell’ambiente”. Per ora gli inquirenti continuano ad indagare sulle persone che vivevano abusivamente nell’ex hotel Astor e su coloro che gestivano la distribuzione degli alloggi e la riscossione degli affitti. Sempre Zanesi ha spiegato: “Una donna romena, un uomo peruviano, un suo aiutante. Gestivano tutto all’Astor. E tutto sapevano”.