
Ci risiamo, come ogni anno. La Ferrari continua a non mantenere le attese, e le promesse svaniscono più velocemente di una scia di gomme sulla pista bagnata. Non importa quante volte cambiano i team principal, non importa se i piloti sono diversi o se il motore sembra avere una marcia in più. Alla fine, la domanda resta sempre la stessa: cosa non va a Maranello?
L’ex Presidente della #F1, Bernie #Ecclestone, ha ammesso di aver avuto il piacere di discutere con Luca Cordero di #Montezemolo su quanto accaduto in #Cina con la #Ferrari, i dettagli #f1 #formula1 #f12025 #formula1it #formulauno #racing #race #grandprix #gp #scuderie pic.twitter.com/UYbSX9px9v
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A chiederselo è il Corriere della Sera, ma la domanda se la pongono un po’ tutti. Dalla vittoria in Sprint Race con Hamilton la Ferrari è crollata. In 24 ore, la doppia squalifica a Shanghai ha messo fine a qualsiasi velleità. Ma come è possibile? Come può una squadra che aveva puntato su obiettivi altissimi, trovarsi con un misero bottino di 17 punti, che la colloca alla pari con la Williams?
Mentre la McLaren vola e la Mercedes si riprende (con Russell sempre in top 3), la Ferrari sembra essere rimasta bloccata, incapace di decollare. Intanto ci si prepara a Suzuka, una pista tabù dove la Scuderia non vince da ben 21 anni. Il trionfo di Schumacher nel 2004 appare ormai un lontano ricordo.
La pressione è alle stelle. Leclerc e Hamilton vogliono reagire, ma la squadra sembra in una fase di stallo. Matteo Togninalli, capo ingegnere in pista, è sotto esame. La doppia esclusione in Cina non è stata digerita, e Vasseur ha parlato di “errori di valutazione e approssimazione”. Parole che rivelano anche un altro lato della questione: la Ferrari è ossessionata dalla ricerca di una perfezione che, evidentemente, si traduce in mancanza di realismo.

In un comunicato che sembra più un mea culpa che una rassicurazione, Vasseur ha dichiarato che la squadra deve mettere Leclerc e Hamilton nelle condizioni ideali per sfruttare al massimo la SF-25. Ma è davvero solo un problema di messa a punto? O il progetto della macchina è, da un punto di vista strutturale, già destinato a fallire?
Il team si ostina a dire che si tratta di un problema di regolazioni: altezze, bilanciamento, assetti. Eppure, dopo tre gare, il dubbio rimane: la macchina è davvero competitiva? E se no, chi ha sbagliato? I tecnici che preparano la macchina in pista o quelli che decidono i settaggi al simulatore?
Ferrari, adesso urgono risposte
La risposta potrebbe arrivare proprio da Suzuka, una pista molto tecnica. Le 18 curve della pista giapponese sono un incubo per qualsiasi pilota, soprattutto per chi ha una macchina che non si comporta come dovrebbe. E qui entra in gioco un’altra variabile: l’asfalto rifatto, che potrebbe portare a tempi più rapidi di quasi 1,5 secondi rispetto all’anno scorso.
Mentre la Ferrari aspetta risposte, a Suzuka ci sarà anche il debutto di Yuki Tsunoda sulla Red Bull. Il giapponese ha ottenuto una promozione inattesa. Tsunoda potrebbe essere l’ennesima pedina in un sistema Red Bull che sembra funzionare solo con Verstappen. E nel frattempo Sergio Perez, secondo pilota fino all’anno scorso, ironizza: “Ora avete capito quanto è difficile guidare una Red Bull”.
La Ferrari, intanto, non può più permettersi errori. Deve affrontare la realtà, e farlo in fretta. A Suzuka, ogni sbaglio potrebbe costare caro. La domanda rimane, come sempre: sarà davvero la macchina a fallire, o la colpa sta in chi la prepara? E se la risposta non arriverà nelle prossime gare, allora sarà tempo di guardare altrove per capire cosa manca alla Ferrari per tornare a vincere davvero.
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