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Serie A: riforme, stadi e l’ipotesi riduzione squadre in campionato

Serie A: riforme, stadi e l’ipotesi riduzione squadre in campionato

La Serie A potrebbe subire diversi cambiamenti nel futuro prossimo, a partire dalle riforme politiche passando per l’ipotesi di riduzioni delle squadre.

L’opinione di Cairo

Urbano Cairo ha espresso posizioni molto nette in merito al futuro della Serie A. Nel corso dell’evento “Sport Industry Talk” l’imprenditore ha sottolineato la propria critica alle istituzioni che non supportano a sufficienza il mondo del calcio italiano. Il presidente del Torino si è opposto all’ipotesi di una riduzione delle squadre del nostro campionato, decisione che potrebbe danneggiare soprattutto i piccoli club che avrebbero meno possibilità di rimanere in massima serie. Gli introiti infatti tengono in piedi società che altrimenti non potrebbero andare avanti, rischiando il fallimento. Cairo ha fatto il confronto con la Premier League e La Liga spagnola, campionati da 20 squadre come il nostro, che sfruttano questo fattore per ampliare le entrate dai diritti televisivi. In altri termini la direzione del calcio europeo sembra essere “più partite più guadagni”. (CONTINUA DOPO LA FOTO)

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Lazio-Roma
Romelu Lukaku colpisce di testa sotto la pressione di Patric della Lazio durante la partita di Serie A TIM tra Lazio e Roma (Foto di Paolo Bruno/Getty Images)

La questione fiscale

Un tema sul tavolo tra i club e lo stato è la tassazione. Lo stesso Cairo ha puntato il dito verso la fiscalità italiana che non agevolerebbe il calcio: “Quando si tratta di rateizzare le imposte sembra che venga fatto chissà quale regalo. È vero, i calciatori guadagnano cifre importanti, ma questo aspetto viene ingiustamente colpevolizzato sebbene non riguardi solo l’Italia. Anche gli attori guadagnano molto, ma lo Stato con i tax credit spende circa un miliardo all’anno per supportare il cinema” ha attaccato il numero uno del Torino. (CONTINUA DOPO LA FOTO)

Vlahovic in pressing su De Vrij
Duello tra Stefan De Vrij e Dusan Vlahovic (Photo by Valerio Pennicino/Getty Images)

La pirateria e gli introiti del calcio

Le leggi invece esistono già contro la pirateria e recentemente sono state inasprite le sanzioni. Tuttavia tutt’ora 1.5 milioni di utenti visualizzano il nostro campionato in modo illegale, provocando un danno al sistema sportivo. Ovviamente i nostri club sono un passo indietro rispetto a quelli di Premier League su altri aspetti: per fare un confronto, in Italia i diritti tv portano 200 milioni di euro a stagione, in Inghilterra 2.2 miliardi all’anno. Una differenza abissale che influisce naturalmente anche sul potere d’acquisto sul mercato. Le piccole società inglesi hanno la possibilità di comprare in Italia anche con grandi investimenti, basti pensare al recente acquisto di Sandro Tonali passato dal Newcastle al Milan nell’ultima estate per un’ottantina di milioni.

Il decreto crescita e gli stadi

Il presidente del Milan Paolo Scaroni ha accusato il Governo di aver modificato le condizioni del Decreto Crescita, una riforma che negli ultimi anni aveva agevolato il calcio. La legge pubblicata il il 30 aprile del 2019 sotto la gestione Conte aveva favorito gli investimenti dall’estero e, nel caso specifico, detassava del 50% lo stipendio dei calciatori stranieri che approdavano in Serie A. Nella nuova Legge finanziaria invece vengono meno questi privilegi fiscali, portando ad una forte reazione dei club. C’è poi la questione stadi che divide ormai da anni, con le squadre che accusano lo Stato italiano e i Comuni di essere troppo fiscali nel concedere il via libera alla costruzione di nuovi impianti. “Apprezzo la scelta del presidente federale di convocare un’Assemblea per marzo 2024. La Serie A è un contribuente significativo di fiscalità, è un obiettivo comune quello di far funzionare la macchina. Servono le infrastrutture, dobbiamo accogliere i tifosi con lo stesso decoro in cui vengono accolti in tutta Europa” ha dichiarato Abodi, Ministro dello Sport.

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