
L’Italbasket, dopo le continue elusioni europee, si lecca e ferite. Oscar Eleni, sulle pagine de Il Giornale, non usa mezzi termini: il basket italiano ha costruito “squadre di cartapesta”, incapaci di competere con i giganti europei. Il verdetto dell’Eurolega è impietoso, e mentre la Virtus Bologna e l’Olimpia Milano arrancano, la realtà racconta un movimento in difficoltà cronica, tra club senza identità e una Nazionale che fatica a ritrovare il suo posto nell’élite mondiale.
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Nel caos societario che la circonda, la Virtus Bologna si aggrappa alla difesa e al carattere. Dopo aver annichilito Reggio Emilia, la squadra di Banchi è in testa alla Serie A insieme a Brescia e alla sorprendente Trapani. Un segnale di solidità, certo, ma i fantasmi dell’Eurolega restano. Anche cambiando guida tecnica, la Virtus non ha potuto colmare il divario con avversarie più strutturate, più atletiche, più pronte per la grande competizione europea.
Se Bologna si aggrappa alla difesa, Milano si perde nei suoi mille problemi. Il ko contro Napoli – guidata dall’ex virtussino Valli e trascinata da Pangos, il play che Messina ha scaricato senza troppi rimpianti – è solo l’ultima puntata di una stagione fatta di crolli inspiegabili. Kaunas, Berlino, Napoli: sempre lo stesso copione. Un vantaggio solido dilapidato e una sconfitta che lascia l’Olimpia a inseguire, con il rischio concreto di perdere il fattore campo ai playoff.
La verità, come scrive Eleni, è che questa squadra “cammina e non corre”. Troppo lenta, troppo prevedibile, troppo vulnerabile nei momenti chiave. Senza un regista affidabile e senza centri dominanti, Milano è condannata a sperare in serate di grazia per sopravvivere.
Italbasket, la strada per uscire dalla crisi
Ma il problema non è solo Milano o Bologna. Per Eleni il basket italiano ha perso il suo Dna. Lo dimostrano le difficoltà della Nazionale di Pozzecco, sconfitta da Islanda e Turchia e ancora lontana dalla qualificazione olimpica. L’ultima medaglia azzurra – l’argento di Atene 2004 – è un ricordo sempre più sbiadito, così come l’ultimo grande trionfo di un club italiano in Europa.
La radice del problema? Troppi stranieri a basso costo e poche risorse investite nella crescita di giocatori italiani. L’illusione di poter restare competitivi con formule di business, contratti televisivi e capitali esotici non regge. Servono programmazione, investimenti nei vivai e una visione che guardi oltre l’immediato. Altrimenti, il basket italiano resterà in quella “cripta” di cui parla Eleni, sempre più ai margini di un’Europa che corre mentre noi restiamo fermi a guardare.
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