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Reazione a catena, polemiche sul quiz televisivo di Rai 1: cos’è successo

Reazione a catena, polemiche sul quiz televisivo di Rai 1: cos’è successo

Reazione a catena. Il noto quiz televisivo di Rai 1 finisce nel mirino dei telespettatori. Secondo qualcuno, gli autori utilizzerebbero delle strategie poco vantaggiose per i concorrenti. Il fine ovviamente sarebbe quello di evitare un’eventuale vincita. La polemica monta sui social a suon di hashtag. (Continua…)

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Tutto su “Reazione a catena”

“Reazione a catena” è un game show in onda su Rai 1 dal 2 luglio 2007. Il programma viene registrato nello studio 2 del Centro di produzione Rai di Napoli e va in onda tutti i giorni nella fascia preserale durante il periodo estivo in sostituzione del game show “L’eredità”. La trasmissione è stata condotta in primis da Pupo, poi da Pino Insegno, poi ancora da Amadeus ed infine da Gabriele Corsi e attualmente da Marco Liorni. La sigla del programma è “Ghiagandé”, composta dal maestro Pinuccio Pirazzoli.

Il game show ha un forte richiamo all’enigmistica in quanto i concorrenti devono scoprire assonanze tra parole e frasi con lo scopo di completare una “catena di parole”. Al gioco partecipano due squadre formate da tre persone legate da un rapporto di amicizia o parentela. La fase di gioco è composta da otto prove e la squadra che vince torna nella puntata successiva in qualità di campione in carica. (Continua…)

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Reazione a catena, polemiche sui social

Polemiche sui social per il programma televisivo “Reazione a catena”, condotto da Marco Liorni su Rai 1. Secondo alcuni utenti, gli autori del noto game show farebbero di tutto per mettere a dura prova i concorrenti. Le strategie utilizzate avrebbero come fine quello di diminuire il montepremi in palio e far risparmiare la Rai. La polemica, come detto, monta sui social a colpi di hashtag. In questi giorni, infatti, è divenuto virale l’hashtag “#taccagni“. (Continua…)

Le presunte strategie

Come testimonia anche Libero, gli autori di “Reazione a catena” adotterebbero delle strategie molto sottili per dimezzare il montepremi in palio. Ciò è stato evidente soprattutto in una puntata di fine giugno, quando i campioni in carica, la squadra dei Gessetti, poteva portare a casa la bellezza di 99 mila euro ed invece ha vinto “solo” 6 mila euro. A far perdere i concorrenti sarebbero stati quelli che, in termini linguistici, si possono definire vezzeggiativi della medesima parola. Il termine che legava “ciuccio” e “imboccare”, ad esempio, non era “bambino”, come avevano detto i Gessetti, bensì “bebè”. E ancora: la parola che collegava “ciuccio” e “bue” non era “asino”, come avevano detto i campioni in carica, bensì “asinello”.

Senza dimenticare la polemica che monta attorno al premio, che, come sappiamo, in quasi tutti i game show televisivi è in gettoni d’oro. Il valore dei gettoni d’oro non equivale alla vincita reale dei concorrenti. ma varia in base al cambio dell’oro e dalla vincita deve essere detratto il 22% di IVA e un ulteriore 5% di commesse per la cessione diretta del credito al banco metalli. In sostanza, il vincitore porta a casa poco più di 2/3 dell’effettiva cifra vinta.