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Maria Chindamo, la figlia rompe il silenzio: le sue parole a “Chi l’ha visto?”

Maria Chindamo, la figlia rompe il silenzio: le sue parole a “Chi l’ha visto?”

Maria Chindamo, la figlia rompe il silenzio: le sue parole a “Chi l’ha visto?”. Come in ogni puntata, il programma di Rai 3 condotto da Federica Sciarelli torna a parlare di cronaca nera. Questa volta si occuperà del caso di Maria Chindamo, la donna che sarebbe stata uccisa per interessi economici del clan Mancuso sui suoi terreni. Questa sarebbe una delle novità emerse dall’ultima inchiesta della Dda di Catanzaro. Secondo quanto reso noto dalle carte delle indagini, la donna sarebbe stata rapita e uccisa nel 2016 perché non voleva cedere i suoi terreni al clan Mancuso. La figlia ha deciso di parlare ai microfoni di Chi l’ha visto?. La giovane ragazza, orfana di entrambi i genitori, piange la scomparsa della madre Maria Chindamo , avvenuta 6 anni fa a Limbadi, in Calabria. Lei, insieme ai suoi 2 fratelli, ha una storia da raccontare fatta di un dolore costante. (Continua a leggere dopo la foto)

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Maria Chindamo, la figlia rompe il silenzio: le sue parole a “Chi l’ha visto?”

Federica, figlia di Maria Chindamo, la donna scomparsa sei anni fa a Limbadi in Calabria, ha deciso di rompere il silenzio e di raccntare la sua storia ai microfoni di Chi l’ha visto?. Federica, con il cuore a pezzi per il dolore, ha dichiarato: “Non è sparita, mia madre l’hanno fatta sparire. Mi rivolgo a chi ha ucciso mia madre, spero si pentano. Una mattina mia madre si è alzata presto come al suo solito, mentre usciva dalla porta di casa io l’h notata e mi ha mandato un bacio. E’ stata l’ultima volta che l’ho vista. Qualcuno sicuramente l’ha aspettata, quello che è successo dopo l’abbiamo immaginato”. Dopo infatti è successo l’impensabile: la macchina era imbrattata di sangue e Maria era sparita: “Non sappiamo ancora chi sia stato”. Sul caso, nonostante siano passati ben sei anni, aleggia ancora il mistero. Secondo le indagini, Chindamo sarebbe morta a causa di uno “specifico interesse del clan Mancuso all’acquisizione dei suoi terreni”. Da quanto emerge, dunque, il delitto sarebbe quindi stato premeditato per interessi economici, così come il rapimento di Chindamo, avvenuto il 6 maggio del 2016 nei pressi della sua tenuta agricola a Limbadi. Questo è quanto emerge dall’ultima inchiesta della Dda di Catanzaro denominata “Maestrale Carthago” del 10 marzo scorso nei confronti dei clan del Vibonese. (Continua a leggere dopo la foto)

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Il marito si è suicidato

Sono due le novità che sono emerse dall’inchiesta denominata “Maestrale Carthago”: la prima, il fatto che l’interesse economico dei Mancuso fosse la base sulla quale è maturato l’omicidio e la seconda, il fatto che Ferdinando Punturiero, marito della vittima morto suicida nel maggio del 2015, come riportato da Fanpage, aveva segnalato già un anno prima del rapimento che un vicino di terreno, Salvatore Ascone, aveva chiesto l’utilizzo di una stradina interpoderale che passava sui terreni di Chindamo-Punturiero. Secondo quanto si evince dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, i Mancuso avrebbero palesato l’interesse per i terreni della donna e chiesto ad Ascone di coltivare i poderi qualora il clan fosse riuscito ad acquisirli.


Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, come riportato da Fanpage, hanno inoltre chiarito ulteriormente la posizione di Salvatore Ascone, l’uomo segnalato da Punturiero un anno prima del rapimento. Secondo quanto emerso dall’inchiesta, Ascone sarebbe stato l’uomo incaricato dal clan di “gestire” i terreni qualora fossero stati acquisiti dalla famiglia Mancuso. Elementi riscontrabili, secondo la Procura distrettuale di Catanzaro, studiando le annotazioni di polizia giudiziaria del 2015 riguardo la richiesta di utilizzo di una stradina interpoderale che passava attraverso i terreni di Chindamo e quelli della famiglia Crea, già oggetto di interesse da parte del 57enne di Limbadi tratto in arresto su richiesta Procura di Vibo Valentia e poi scagionato dal Riesame. Gli elementi che collegherebbero Ascone alla scomparsa di Chindamo emergerebbero anche da alcune intercettazioni del marzo 2019.