x

x

Vai al contenuto

“Jannik Sinner? Perché lo hanno messo in mezzo”: caso doping, la rivelazione che cambia tutto

Jannik Sinner, il caso Clostebol ha sollevato un ampio dibattito sulle pratiche antidoping nel tennis, e ora registra una nuova, importante presa di posizione. Ahmad Nassar, direttore esecutivo della Ptpa (Professional Tennis Players Association), ha voluto fare chiarezza sulla questione, con una riflessione più generale sul sistema antidoping, a due mesi dalla discussione del ricorso della Wada al Tas di Losanna.

Nassar inizia il suo lungo post su X spiegando le criticità generali del sistema antidoping. Secondo lui, la priorità dovrebbe essere combattere i veri dopati, che usano sostanze illegali per migliorare le prestazioni. A suo avviso, però, il sistema attuale non sempre si concentra su questo obiettivo, in quanto esistono delle incongruenze.

In particolare, viene sottolineato che molte volte le quantità riscontrate nelle sostanze non sono abbastanza significative da influire sulle prestazioni. Il direttore della Ptpa sottolinea inoltre che il processo di test è estremamente oneroso per gli atleti, con un sistema che risulta spesso più gravoso di quanto dovrebbe essere. Il tutto si traduce in un trattamento ingiusto che penalizza chi commette errori minori, piuttosto che concentrarsi sui veri colpevoli.

Nel caso specifico di Jannik Sinner, Nassar si sofferma sulle ingiustizie che l’atleta ha dovuto subire. L’Itia ha seguito il suo processo, ma la Wada ha sollevato obiezioni, ritenendo che Sinner fosse comunque responsabile per la contaminazione involontaria, imputando la colpa al suo staff. Questo ha creato una situazione di incertezza per il tennista, che da mesi è in attesa di una risoluzione definitiva.

Jannik Sinner vittima di una “lotta di potere”

Nassar afferma che questa controversia tra le due agenzie non riguarda il caso specifico, ma un conflitto politico-legale che ha coinvolto Sinner, mettendolo in una posizione difficile, lontana dalla sua responsabilità diretta. Nassar evidenzia l’inadeguatezza del sistema e la difficoltà di ottenere giustizia per gli atleti coinvolti.

Il post si conclude con un appello a riformare il sistema, che, secondo Nassar, penalizza ingiustamente gli atleti, privandoli delle risorse per una difesa adeguata. La disparità tra chi ha i mezzi economici e chi non può permettersi un supporto legale all’altezza è un altro dei problemi che rende il sistema antidoping ingiusto e inefficace.

Nassar conclude con una richiesta di cambiamento, affinché il sistema antidoping non solo diventi più equo, ma anche più funzionale, in grado di tutelare gli atleti senza mettere in discussione la loro carriera e reputazione per errori che spesso sono involontari e fuori dal loro controllo. La vicenda di Sinner diventa così emblematica di un sistema che necessita urgentemente di una riforma.

Leggi anche:

Argomenti