
Se chiedete ad alcune persone di citarvi quelli che per loro sono i più grandi giocatori del nuovo millennio, difficilmente sentirete tra le risposte “Tony Parker”. Eppure, il playmaker francese è senza ombra di dubbio uno dei giocatori con il maggiore impatto negli ultimi 20 anni del gioco ed elemento fondamentale della dinastia dei San Antonio Spurs, capaci di vincere 4 titoli NBA nell’arco di 9 anni. Il motivo per cui in tanti non si ricordano immediatamente di lui va ricercato forse proprio nel fatto di essere stato parte di un terzetto mostruoso insieme a Manu Ginobili e Tim Duncan, o in parte per aver giocato in un periodo ricco di nomi più altisonanti e mediaticamente importanti (lo stesso Tim Duncan, Kobe Bryant, LeBron James, Dirk Nowitzki, Kevin Garnett, solo per citarne alcuni): sta di fatto che Tony Parker merita un posto tra i migliori di sempre nel suo ruolo, il playmaker. Oggi andiamo a riscoprire il perchè.
Come giocava Tony Parker?
Tony Parker è stato un playmaker dotato di un pacchetto completo per quanto riguarda le abilità necessarie per eccellere nel suo ruolo: primo passo bruciante, eccellente ball handling, letture rapidissime, grande capacità di finalizzazione e soprattutto una grande abilità nel lavorare sotto pressione. Nel corso della sua carriera, infatti, Parker si è distinto soprattutto per le sue giocate clutch, fondamentali per risolvere partite, serie e lotte per i titoli. Inoltre, è stato fondamentale nell’evoluzione del playmaker come figura cestistica: prima di lui – ma anche durante la sua epoca – chi occupava questo ruolo era spesso legato all’assist o al passaggio; Tony Parker si è invece distinto per saper andare a canestro con grande efficacia, non disdegnando anche le giocate soliste ma soprattutto caricandosi di tutte le responsabilità necessarie. Una volta nei pressi del canestro, sapeva eseguire con un inarrestabile teardrop o concludere con un tiro dopo uno stepback: è anche grazie a lui se, oggi, il ruolo del playmaker è così dinamico.
L’approdo di Tony Parker in NBA
Tony Parker cresce tra Francia e Stati Uniti, sviluppando fin da piccolo una passione smodata per la pallacanestro. A 16 anni si trasferisce in Francia, dove inizia a giocare nell’INSEP (Institut National du Sport, de l’Expertise et de la Performance), considerato uno dei centri sportivi più prestigiosi d’Europa per la formazione di giovani talenti: si distingue da subito e comincia molto presto a far parlare di sé con le maglie del PSG Racing prima e del Racing Parigi poi. Nel 2001 si dichiara eleggibile al Draft NBA, in un periodo in cui è ancora raro passare dall’Europa all’America: viene scelto con la 28esima chiamata assoluta dai San Antonio Spurs, con cui militerà per i successivi 17 anni.
L’eredità ai San Antonio Spurs

Militare in una squadra per quasi 20 anni con un ruolo da semi-protagonista vuol dire vivere tante vite: Tony Parker è stato leader, co-primario, rivoluzionario, all star e molto, molto altro. Il suo palmares con la squadra texana conta:
- 4 Campionati NBA (2003, 2005, 2007, 2014) .
- MVP delle Finals nel 2007 (primo giocatore europeo ad essere insignito di questo premio).
- 6 volte All-Star.
- Miglior realizzatore nella storia dei San Antonio Spurs.
Numeri e risultati che testimoniano l’impatto sensazionale che ha lasciato un segno indelebile nel basket moderno.
La vita dopo il campo
Tutte le storie, anche le più belle, prima o poi finiscono. Nel 2018 Tony Parker si trasferisce per un ultimo giro di giostra agli Charlotte Hornets e, dopo un anno, annuncia il ritiro dal basket giocato. Il cestista francese, però, non chiuderà mai con il basket: oggi è una figura fondamentale di questo sport, costantemente al lavoro per unire l’America e l’Europa e diffondere al massimo il gioco che lo ha reso una leggenda. Vero e proprio ambasciatore del basket, Parker è anche presidente della squadra dell’ASVEL; inoltre, ha inaugurato diversi progetti imprenditoriali e aperto scuole di basket per valorizzare i giovani talenti in patria.
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