
Il divorzio tra Riccardo Piatti e Jannik Sinner ha sempre suscitato polemiche e curiosità, considerando i sette anni di collaborazione che hanno portato il giovane talento italiano a diventare il dominatore del circuito Atp. Piatti, storico coach che ha formato Sinner e che ha contribuito in modo determinante alla sua ascesa, ha finalmente rivelato i retroscena della separazione in un’intervista esclusiva al Corriere della Sera.
Riccardo #Piatti sulle motivazioni del numero 1 del mondo: "#Jannik #Sinner ha un'arroganza agonistica rasente alla cattiveria". 🔥
— Andrea Tebaldi (@tebaldi_andrea) April 3, 2025
L'analisi dell'ex coach sul rientro a Roma nel mio nuovo articolo 👇https://t.co/bEn6xHFgIU#janniksinner
Riccardo Piatti ha deciso di fare un passo indietro dopo l’addio di Sinner, scegliendo di dedicarsi maggiormente al suo Piatti Tennis Center e alla formazione di nuove generazioni di tennisti. Il suo approccio alla vita è cambiato: “Ho smesso di vivere la vita degli altri. 52 settimane all’anno in trasferta, la famiglia che ruota intorno alle esigenze del giocatore… È stato un clic mentale. Sono cambiate le priorità, ma il tennis resta in cima ai miei pensieri”.
Il coach non nasconde una certa nostalgia per il periodo trascorso con Sinner, ma ammette di aver vissuto la separazione come un naturale processo di crescita. Il rapporto tra i due ha vissuto anche momenti di tensione. Un episodio che rimarrà impresso nella memoria di molti è il famoso scambio durante un match a Melbourne nel gennaio 2022, quando Sinner urlò a Piatti: “Stai calmo, cazzo”.
Piatti non ha mai cercato di minimizzare quello scontro verbale, ma ha spiegato come fosse parte della normale dinamica tra un coach e un giocatore di alto livello. “Ce l’aveva con me per cose di campo, era già successo altre volte”, ha detto Piatti. “Non è quello il problema. Ho sempre voluto che Jannik diventasse indipendente, sapevo che un giorno se ne sarebbe andato”. (continua dopo la foto)

Il rigore che Piatti ha applicato nel trattare Sinner, per farlo crescere come atleta, è stato troppo, a un certo punto, per il nostro tennista. Questo atteggiamento, che all’inizio aveva prodotto ottimi risultati, è diventato sempre più difficile da tollerare. “Con lui dovevo essere l’allenatore rigoroso, a volte rigido: era il mio ruolo”.
Piatti non sembra risentito per la decisione di Sinner di separarsi da lui, anche se il tennista italiano non lo ha più nominato pubblicamente. “Non ne soffro”, ha dichiarato l’ex coach. “Conosco lui, conosco i giocatori. Guardano sempre avanti, mai indietro. Non la vivo come una questione di irriconoscenza. Jannik fa il suo lavoro, non deve ringraziare nessuno”.
Piatti: “Sinner ha sempre saputo chi è, dall’inizio. Come i Big Three”
Ora che Cahill ha dichiarato di volersi ritirare a fine anno, il team di Sinner è in fase di rinnovamento, Piatti ha le idee chiare sui possibili successori del coach australiano. “Carlos Moya, che avevo già preso in considerazione, sarebbe una scelta naturale. È stato numero 1, conosce il circuito”, ha affermato. “Umanamente è un’ottima persona, come Darren Cahill”.
“Poi c’è anche Renzo Furlan, ora che ha smesso con Paolini. Ljubicic è molto valido, mentre Boris Becker sarebbe più complicato da gestire. I nomi più o meno sono questi”. Infine, Piatti ha fatto una rivelazione importante che spiega l’approccio di Sinner al tennis, e suonano come poesia alle orecchie dei suoi tanti tifosi.
“Jannik ha un’arroganza agonistica che rasenta la cattiveria. Sinner sa chi è, dall’inizio. I Big Three lo hanno sempre saputo. Alcaraz lo sa a giorni alterni. Jannik rientrerà a Roma e sarà subito forte. Io credo davvero che quest’anno possa fare il Grande Slam. Tornerà dalla sospensione carico e motivato. Lo è sempre stato. In pandemia molti ne approfittavano per non allenarsi, Jannik non ha perso un giorno. Sa perfettamente dove vuole andare”.
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