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Gigi Riva, le sue ultime parole prima della morte

L’ex attaccante Gigi Riva, ricoverato in una stanza del reparto di Cardiologia del Brotzu di Cagliari, è scomparso nel pomeriggio di ieri 22 Gennaio 2024 all’età di 79 anni. Un vuoto incolmabile che ha lasciato senza parole i numerosi tifosi del calcio italiano. Rombo di tuono, questo il suo soprannome, è stato e sarà una leggenda del calcio e soprattutto del Cagliaria, squadra alla quale ha legato la sua lunga carriera calcistica. Gigi Riva si è arreso alle 19.10, nonostante i tentativi dei medici. Nella mattinata, quando le condizioni erano stabili, aveva rifiutato un intervento di angioplastica. (Continua a leggere dopo la foto)

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Gigi Riva, le sue ultime parole prima della morte

Nel primo bollettino medico su Gigi Riva della direzione dell’Arnas Brotzu si leggeva: “Il paziente è sereno e le sue condizioni generali sono stabili. Attualmente Riva è sotto sorveglianza del personale sanitario e accudito dai familiari. Nei prossimi giorni si proseguirà con gli accertamenti clinici del caso”. Ma la situazione, purtroppo, è precipitata nel giro di poco tempo. Gigi Riva si è arreso alle 19.10, nonostante i tentativi dei medici. Nella mattinata, quando le condizioni erano stabili, aveva rifiutato un intervento di angioplastica. Aveva chiesto tempo, voleva parlarne con i familiari. Riva ha ringraziato i medici. E uno di loro, Marco Corda, gli ha risposto: “No grazie a lei, con lei siamo sempre in debito”. Il bomber dello storico scudetto del Cagliari nella stagione 1969/70 era arrivato in ospedale alle 3 del mattino: infarto. Era già affetto da malattia coronarica. Nel pomeriggio Riva era di buon umore, scherzava coi medici e si preparava alla cena. Nella mattina di oggi i cardiologi avrebbero tentato ancora di convincerlo, ma la situazione è precipitata alle 17.50. (Continua a leggere dopo la foto)

Le parole del cardiologo

Il primario di Emodinamica Bruno Loi ha dichiarato: “La situazione coronarica era sicuramente molto grave, trattandosi di una sindrome coronarica acuta in un quadro di stabilizzazione abbiamo suggerito di fare un’angioplastica. Avremmo eseguito subito l’angioplastica se il paziente avesse dato il consenso. Purtroppo questo non è avvenuto e non si possono fare interventi contro la volontà del paziente e quindi abbiamo dovuto aspettare. Lui avrebbe voluto parlarne coi suoi familiari. Purtroppo queste situazioni possono precipitare anche improvvisamente e in quella situazione diventa poi difficile intervenire. Purtroppo è quello che è capitato. L’arresto cardiaco è intervenuto improvvisamente e siamo stati costretti a praticare le manovre rianimatorie e portarlo in sala durante il massaggio cardiaco. In queste situazioni diventa difficile poter riaprire le coronarie e siamo riusciti solo parzialmente a farlo. Ma non è stato sufficiente per poter riprendere un’attività cardiaca adeguata”.