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Andrea Napolitano si è tolto la vita in carcere

Andrea Napolitano si è tolto la vita in carcere

Andrea Napolitano, 40 anni, condannato all’ergastolo per il femminicidio della sua compagna, è morto suicida nel carcere di Poggioreale. L’uomo aveva ucciso nel 2021 Ylenia Lombardo, 33 anni, e successivamente aveva dato fuoco al suo appartamento. All’epoca dell’omicidio Napolitano era seguito per problemi di salute mentale.

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Andrea Napolitano

L’omicidio di Ylenia Lombardo

Andrea Napolitano, un anno fa fu condannato al carcere a vita per aver ucciso Ylenia Lombardo, 33enne di San Paolo Belsito, in provincia di Napoli. Il corpo della ragazza, madre di una bambina di 11 anni fu lasciato esanime a terra dal 40enne che non trovava una carta prepagata con 15mila euro. Subito dopo, Napolitano diede fuoco all’appartamento.

Successivamente il ritrovamento del cadavere, Napolitano venne rintracciato dai carabinieri nella piazza della cittadina e, alla fine, confessò il delitto: aveva ucciso Ylenia, colpendola con calci e pugni, per poi dare fuoco alla camera da letto e lasciare l’appartamento. La condanna all’ergastolo arrrivò il 20 marzo del 2023. (continua dopo la foto)

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Napolitano soffriva di problemi mentali

All’epoca, Napolitano era già in cura presso il centro di igiene mentale. “Mi colpisce la grande determinazione con cui il detenuto 40enne di Poggioreale si è suicidato a metà mattinata oggi – ha fatto sapere Samuele Ciambriello, Garante campano delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale.-. Era a rischio suicidario da un anno, era seguito e monitorato. Chi cura i malati mentali liberi o persone con sofferenza psichica? Il Dipartimento di Salute Mentale. Bene! Il Dipartimento di Salute Mentale (DSM) è formato da psichiatri, psicologi, infermieri, assistenti sociali, tecnici della riabilitazione psichiatrica, educatori, oss. Dunque per curare la malattia mentale non occorre solo lo psichiatra, motivo per il quale anche in carcere, per curare i malati mentali occorrono queste figure professionali, dunque una U.O.S.D. (Unità Operativa Semplice Dipartimentale di Salute Mentale). Così come esiste un SerD Area Penale, che è uguale ad un SerD esterno, deve esistere una Unità Operativa Semplice Dipartimentale di Salute Mentale in carcere“.

Il Garante Ciambriello conclude: “Sono tante le motivazioni per cui singoli detenuti scelgono di suicidarsi, è chiaro che il coinvolgimento in attività trattamentali interne, più rapporti con il mondo esterno, più personale specializzato, può ridurre sia le forme di autolesionismo sia i tentativi di suicidio che sono centinaia nella nostra Regione. Lo scorso anno non c’è stato appunto una strage per il pronto intervento degli agenti di polizia penitenziaria, a cui va la mia gratitudine. Ma ripeto, Andrea pur ben seguito da un anno, visto che era nel protocollo di rischio suicidario, ci costringe a mettere in campo qualche proposta operativa in termini di personale specializzato, attività trattamentali e relazioni con il mondo esterno, perché i suicidi in carcere sono anche il prodotto di un clima culturale, per la maggioranza della politica e anche della società civile, per cui il carcere è un posto esterno alla società, da dimenticare, non da cambiare