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Inter sul lettino dello psicologo: i nodi irrisolti che frenano la squadra

All’Inter si continua a discutere del perché la squadra, nei momenti decisivi, cada sempre nello stesso punto: la gestione dei frangenti decisivi delle partite. Ad Appiano Gentile il tema è diventato costante, perché i nerazzurri faticano a essere pragmatici quando il risultato è in bilico e finiscono per subire gol provando a restare troppo “puliti”.

Il concetto dello “sporcarsi” non riguarda l’estetica, ma la capacità di riconoscere il pericolo e mettere da parte i fronzoli. Quattro anni di partite simili, con scudetti sfumati e rimonte subite, mostrano una tendenza che neppure i dettami di Chivu sono riusciti a cancellare.

Il problema emerge soprattutto nei big match, quando salgono pressione e difficoltà. In quei momenti servirebbero più attenzione, più cattiveria e più concretezza, ma l’Inter sembra bloccata dalla paura di ciò che potrebbe accadere. Ed è qui che il discorso tocca anche i senatori: Bastoni, Dimarco, Calhanoglu, Barella e Lautaro. Più esperti degli altri, ma ancora incapaci di spezzare questo circolo vizioso.

Per capire cosa significhi davvero “giocare sporco” basta tornare ai due episodi analizzati dallo staff nelle ultime settimane. Il primo risale al 13 settembre, in casa della Juventus, con l’Inter in vantaggio oltre l’80’: da un calcio di punizione nella propria area nasce un’uscita dal basso gestita male.

Sommer appoggia a Bastoni, Bastoni non allontana, Dimarco insiste nel giocarla col piede debole e la Juve recupera, fino al fallo ingenuo dello stesso Bastoni su Openda. Da lì nasce il 3-3 firmato Thuram, in una fase di totale gestione nerazzurra. Chivu, quel giorno, è tornato furioso nello spogliatoio.

Il secondo episodio è il più recente: il 26 novembre, Atletico Madrid-Inter. Alla vigilia si era ripetuto più volte di evitare giocate strette dopo una riconquista. Puntualmente accade l’opposto: Akanji recupera palla, Bisseck evita di spazzare e serve Calhanoglu (primo errore), il turco non valuta il rischio e prova un controllo inutile. Molina ringrazia, ruba il pallone e innesca Simeone verso l’assist dell’1-0. È esattamente ciò che Chivu intende quando parla di “situazioni da leggere”.

Gli errori non si limitano a epiloghi sfortunati: c’è una componente di scarsa percezione del pericolo. Come nella passata stagione, basti ricordare Bastoni nel gol di Pedro: braccio alzato a chiamare il fuorigioco mentre l’avversario controlla e tira. Pigrizia? Mancanza di reattività? Qualunque sia il motivo, l’Inter oggi non può permetterselo se vuole restare nelle prime posizioni e tornare a competere per lo scudetto.

Ad Appiano, dopo la gara di Madrid, si è tornati ancora una volta a rivedere tutto in sala video. La sfortuna può incidere, ma il tema centrale è la ripetizione degli stessi errori, tecnici e mentali. Le quattro sconfitte in campionato obbligano l’Inter a fare risultato a Pisa, campo complicato e avversario che può creare problemi con la sua aggressività. Oggi arriveranno le prime risposte.

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