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Albertini critico verso i club italiani: “Troppi stranieri e pochi giovani”

Albertini parla davanti al pubblico

Il sistema calcistico italiano sta subendo un involuzione che ha messo in allarme finalmente i vertici del calcio nostrano. Demetrio Albertini è uno di quelli più improntati ad un cambiamento rivoluzionario che possa portare un rinnovamento sul lungo termine, ma ci sono molti ostacoli a promuovere alcune strategie. La critica del dirigente è arrivata chiara e concisa, come dimostrato nel corso di un’intervista.

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Il calcio italiano: cosa non funziona

“Oggi vedo tanti stranieri che non è che poi siano così più forti dei nostri italiani. Eppure gli viene data l’opportunità. Quello che i dirigenti e le società devono fare è creare le opportunità per questi giovani” ha riferito Albertini nel corso di un’intervista all’ANSA. Il presidente del settore tecnico della Figc non le manda a dire e chiama in causa le scelte anche dei club, troppo spesso attirati da calciatori stranieri costoso. A farne le spese sono i vivai che, tolta qualche eccezione (Empoli ed Atalanta, per fare qualche esempio), vengono sottovalutati e poco valorizzati. (CONTINUA DOPO LA FOTO)

Albertini parla davanti al pubblico
FLORENCE, ITALY – FEBRUARY 20: FIGC Technical Sector President Demetrio Albertini attends the Italian Football Federation ‘Panchina D’Oro’ Awards Ceremony at Centro Tecnico Federale di Coverciano on February 20, 2023 in Florence, Italy. (Photo by Gabriele Maltinti/Getty Images)

Il ruolo nel settore tecnico

Albertini in un certo senso si trova al terzo tentativo di cambiare il sistema. Il primo fu nel 2006 dopo Calciopoli quando iniziò la sua carriera da dirigente come vice commissario straordinario. Successivamente la candidatura a capo della FIGC fu ostacolata da Carlo Tavecchio, non di certo un personaggio incline al cambiamento. Ora l’ex centrocampista del Milan può lavorare a partire dal settore tecnico, nomina che porta avanti dal 2019. La mancata qualificazione ai Mondiali e la figuraccia dell’U21 agli ultimi Europei potrebbero però rappresentare un punto di svolta per il nostro sistema calcistico.

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