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Juventus, la vecchia guardia e i cambi d’oro. Così Sarri ha sorpassato l’Inter

“La domenica sera non ci sono dubbi: tango argentino”. La sintesi migliore di Inter-Juventus la posta Miralem Pjanic su Instagram, prendendosi anche i complimenti di Francesco Totti, presente sugli spalti a San Siro. I campioni d’Italia si riprendono la vetta solitaria al triplice fischio della 7ᵃ giornata di Serie A, nella nuova casa di Conte, grazie ai gol di Paulo Dybala e Gonzalo Higuain.

Le scelte di Maurizio Sarri sorprendono ma pagano, la lettura della partita gli dà ragione. L’ex allenatore bianconero, invece, cade per la prima volta anche in campionato dopo aver perso a Barcellona. Una sconfitta (la seconda stagionale) che interrompe la striscia di sei vittorie in altrettante partite di Serie A. Costa il primo posto ed evidenzia tutta la differenza con la Juventus in termini di profondità della rosa. E poi il dato statistico che brucia più di tutti: per Antonio Conte è il terzo ko su tre confronti da ex contro la Vecchia Signora.

Esce Sensi e cambia l’equilibrio

Fuori Ramsey, dentro Federico Bernardeschi. Higuain invece parte dalla panchina dopo aver giocato e segnato in Champions contro il Bayer Leverkusen. Dall’altra parte, Conte si affida a Lautaro Martinez come spalla di Romelu Lukaku, confermando quindi la probabile formazione della vigilia. Parte meglio la Vecchia Signora, che la sblocca al 4’ con il primo gol stagionale di Paulo Dybala. Una doccia fredda che stordisce, Ronaldo sfiora il bis al 9’ colpendo la traversa. Serve un episodio per cambiare la storia, e arriva al 17’: De Ligt tocca la palla col braccio in area, Lautaro Martinez trasforma il rigore che vale il pari.

Ritmi e animi si accendono, San Siro spinge i suoi e l’argentino (decisamente più in palla di un macchinoso Lukaku) va vicino alla doppietta poco prima della mezzora: bravo Szczesny a dire di no. Ma al 34’ la partita cambia di nuovo. Stefano Sensi si ferma per un problema muscolare e la sua regia ordinata viene meno. Al suo posto entra Matias Vecino, ma la serata è più argentina e uruguagia, come dimostra anche il forfait di Diego Godin (problema al ginocchio) a inizio ripresa.

Higuain oscura Lukaku

Sarri decide di aggredire la partita optando per il tridente pesante per una decina di minuti. Ridisegna la squadra richiamando Khedira e Bernardeschi, inserendo Rodrigo Bentancur e Higuain. Al 71’ è la volta di Emre Can, che prende il posto di Dybala. Con i ritmi che calano, il tecnico bianconero decide di non allungare troppo la squadra costringendola a sforzi ingenti per supportare tre attaccanti. Si torna al 4-3-1-2 ed è questa la mossa vincente. Al minuto 80 il nuovo assetto costruisce una delle azioni più belle, figlia del sarrismo: Pjanic verticalizza per Cristiano, palla a Bentancur che trova Higuain. Il Pipita, come due stagioni fa, segna sotto la Sud, vicino al settore ospiti, e fa esplodere di gioia i tifosi. Sorpasso.

Pensieri su San Siro: Scaloni, Paratici e Mancini

Chissà cosa avrà pensato Lionel Scaloni al termine di Inter-Juventus. Tre gol, tutti argentini. Il ct della Seleccion ha diramato le convocazioni per il doppio impegno contro Germania ed Ecuador lo scorso 27 settembre, chiamando Dybala e Lautaro. Ed escludendo Higuain, che ha risposto sul campo segnando due reti – in quattro giorni – a Bayer Leverkusen e Inter.

Chissà invece cosa avrà pensato Fabio Paratici, che ha visto una Juventus trascinata dalla vecchia guardia. Khedira, Matuidi, Dybala e Higuain erano tutti dati in partenza in estate. Tra Champions e campionato hanno dimostrato a Ramsey, Rabiot e a tutti i nuovi arrivati che indossare la maglia bianconera è difficile quando condividi lo spogliatoio con gente che ci è abituata. Anche perché Khedira, Matuidi, Dybala e Higuain hanno convinto Sarri durante tutto il ritiro, allenamento dopo allenamento, mentre Paratici provava a imbastire trattative salendo e scendendo dagli aerei. La rivincita degli emarginati: primo posto in campionato, primo posto nel girone di Champions.

Chissà cosa avrà pensato Roberto Mancini vedendo uscire Sensi, costretto a lasciare il campo dell’intervallo per problemi muscolari. La sua Italia ha bisogno di piedi buoni per girare e quelli dell’ex Sassuolo sono tra i migliori. Anche perché a San Siro, con le prime due del campionato di fronte, gli italiani coinvolti sono stati pochini. Bonucci e Bernardeschi da una parte, Sensi, Barella e D’Ambrosio dall’altra, con Politano e Bastoni subentrati.

Sarri e l’importanza della panchina

Il post partita è al miele per Maurizio Sarri: “Il sorpasso all’Inter ha poco significato in questa fase della stagione. È più importante la prestazione contro una squadra che in campionato aveva sempre vinto, in un ambiente carico. Il secondo gol è figlio del Sarrismo? Nasce dai piedi buoni. Abbiamo margini di miglioramento, dobbiamo pressare di più e meglio. Alleno una squadra forte, con una panchina in cui c’è sempre tanta qualità”.

La resa di Conte, sempre ko contro la Juve

Troppa Juve per questa Inter. Parola di Antonio Conte, amareggiato e realista a fine partita. “La Juve ha mostrato l’artiglieria pesante per poter gestire queste partite. Sono orgoglioso dei ragazzi, la partita è stata equilibrata ma loro hanno fatto valere l’esperienza e la caratura della squadra. Complimenti a loro, noi ci rimboccheremo le maniche. Contro la Juventus ho sempre perso, anche con Arezzo e Atalanta. Mi dispiace”.