Il momento del Bologna è diventato un caso tecnico e mentale. L’andamento delle ultime prestazioni impone riflessioni profonde a livello tecnico.
Dopo un avvio di campionato in scia alle prime, i rossoblù hanno rallentato bruscamente: nelle ultime sei giornate sono arrivati solo 2 punti , intervallate solo dal successo poco significativo sul Parma in Coppa Italia e, nella parentesi di Riad , una finale persa con il Napoli dopo una vittoria ai rigori con l’ Inter.
La squadra di Vincenzo Italiano cerca risposte immediate, perché la classifica si è complicata e il calendario non aspetta: l’impegno con il Como rappresenta un test di maturità per invertire la rotta e capire se è possibile dare scossa già a stretto giro.

Calo di rendimento e problemi tattici
Alla dodicesima giornata il Bologna guardava la classifica con fiducia, a soli 3 punti dalla vetta. Sei gare più tardi, il distacco è diventato 16 (con una partita da recuperare), fotografia nitida di un trend che ha cambiato tono e prospettive. Non ci sono fratture note nello spogliatoio, né segnali di conflitto interno: il gruppo rimane nella stessa direzione. Il nodo, però, è l’efficacia. La pressione alta, marchio di fabbrica delle squadre di Vincenzo Italiano , si è progressivamente spuntata: i tempi di uscita non sono più sincronizzati, le distanze tra i reparti si dilatano, la riaggressione dopo la perdita di palla non ha mordente.
Gli avversari hanno imparato a contrastare bene il modulo in fase offensiva, colpendo in verticale tra le linee e sfruttando con cinismo i calci piazzati. La conseguenza è duplice: da un lato la difesa si ritrova spesso esposta, con corse all’indietro che bruciano energie e lucidità; dall’altro la costruzione dal basso perde pulizia, perché si gioca più “in rincorsa” che in controllo. Il 3-0 incassato contro l’ Inter ha fatto da megafono a queste fragilità, con un passivo che avrebbe potuto assumere contorni persino più pesanti; e la finale di Riad contro il Napoli ha confermato la difficoltà nel leggere i momenti chiave delle partite.
L’unico acuto di dicembre resta l’impresa di Vigo, fondamentale per il percorso europeo ma insufficiente a invertire l’inerzia in campionato. Nel mezzo, la vittoria in Coppa Italia con il Parma è stata più un sospiro che una svolta. Dati alla mano, 2 punti in 6 partite equivalgono a un ritmo da zona calda: una curva che il Bologna deve correggere subito, ritrovando intensità e letture difensive sulle palle inattive e sulle imbucate centrali. La sensazione, condivisa anche dall’ambiente, è che serva una scossa mentale prima ancora che tattica: ricostruire fiducia nella prima pressione, accorciare con coraggio, proteggere meglio la trequarti e tornare a comandare le seconde palle. Solo così la struttura di gioco potrà tornare ad alimentare, e non a logorare, il rendimento.

Attacco spuntato e reparti in affanno
La flessione offensiva è l’altra faccia della crisi. Il riferimento principale, Riccardo Orsolini , si è progressivamente spento e il suo cono di luce, oggi, non illumina più l’area avversaria come nelle settimane migliori. Ciro Immobile , rientrato con grande ritardo dall’infortunio rimediato alla prima giornata, non ha ancora ritrovato il passo che lo contraddistingue negli attacchi alla profondità e nella cattiveria sotto porta. Odgaard —in questo metà di stagione—non ha inciso, mentre Federico Bernardeschi si è fermato sul più bello per una frattura alla clavicola proprio quando stava salendo di giri. Da Castro ci si aspettava continuità e soluzioni tra le linee, ma il contributo è rimasto intermittente; Thijs Dallinga non ha trovato misure e tempi per essere un fattore.
Non si tratta, però, di un problema confinato al reparto avanzato. Il centrocampo fatica a dare ritmo e verticalità, la difesa soffre sulle corse in campo aperto e sul corpo a corpo nell’area piccola. Anche gli infortuni hanno inciso parecchio. Nella prima parte di stagione le rotazioni avevano coperto assenze e cali, mantenendo alto il livello competitivo: ora che diversi elementi sono tornati, la squadra non ha ancora ricostruito automatismi e intensità collettiva. Gli aggiustamenti tattici sperimentati da Vincenzo Italiano, infatti, non hanno prodotto, fin qui, il salto atteso: il 4-2-3-1 resta il vestito preferito, con qualche passaggio al 4-3-3 abbassando Remo Freuler per dare più densità dentro il campo, e persino qualche minuto con due punte centrali per forzare l’area.
L’impressione è che il tema non sia la “lavagna”, ma la qualità delle esecuzioni: precisione nell’ultimo passaggio, attacchi al primo palo, aggressività nel ribaltare l’azione. Senza una produzione offensiva più continua, la pressione sulla linea arretrata diventa eccessiva. Da qui passa la rimonta: recuperare condizione e brillantezza di uomini chiave, rialzare il baricentro, rimettere in moto la catena di sinistra dove Orsolini e gli incursori possono tornare a pesare, e ripristinare fiducia al gruppo con piccoli risultati concreti, anche sporchi.
Mercato di gennaio e possibili correttivi
Gennaio non consente rivoluzioni, ma può aprire varchi utili. Non tutti gli innesti estivi hanno mantenuto le attese: da Rowe ci si aspettava un impatto più marcato, mentre Vitik e Sulemana non hanno ancora convinto. La lunga assenza di Ciro Immobile — quattro mesi fuori — ha inevitabilmente segnato la prima metà di stagione, togliendo profondità e leadership all’attacco. Le mosse fin qui ufficializzate hanno riguardato soprattutto i giovani: Stivanello al Lumezzane , Byar al Wydad Casablanca , Menegazzo al Foggia ; operazioni funzionali alla crescita dei prospetti ma senza effetti immediati sulla prima squadra.
In entrata, la priorità è un difensore centrale pronto subito: nel mirino c’è Fedde Leysen dell’ Union Saint-Gilloise , profilo considerato più pronto rispetto a David Ricardo del Botafogo . Si guarda anche al futuro sulle corsie: piace il 2008 polacco Oskar Pietuszewski dello Jagiellonia Bialystok , un investimento prospettico più che una risposta per l’oggi.
Si tratta, ad ogni modo, di piste e interessi in valutazione, non di operazioni chiuse: l’obiettivo è alzare il livello della concorrenza senza snaturare un gruppo che, fino a novembre, aveva fornito garanzie solide. Sul piano del gioco, Vincenzo Italiano non sembra intenzionato a rinnegare i propri principi: 4-2-3-1 come base, con varianti in corsa per ritrovare densità e ampiezza.
Il messaggio all’interno resta netto: non è solo una questione di schemi, ma di personalità e continuità. Servono, parole sue, “uomini veri” : gente capace di accettare la pressione del momento, di alzare la voce nelle difficoltà e di rimettere il collettivo al centro. Da qui ai prossimi impegni, i correttivi attesi sono tre: più solidità sulle palle inattive, una gestione del rischio più razionale nelle uscite dal basso e una riaccensione dell’aggressione alta per riconquistare metri e fiducia. Il mercato potrà osare una mano, ma la rinascita passerà soprattutto dalle risposte del campo.