x

x

Vai al contenuto

LBA, Varese si aggrappa al talento di Tony Hands

Ah, Varese. Chi ha vissuto gli anni d’oro dell’Ignis sa cosa significhi veder rimbalzare la palla sul parquet del Lino Oldrini. Un tempo, sotto quei riflettori danzavano campioni leggendari, uomini che sapevano trasformare un pallone in un’arma vincente. Oggi, invece, la Pallacanestro Varese si aggrappa a un filo sottile di speranza, con una classifica che fa tremare i polsi e un futuro che, almeno per ora, si scrive con l’inchiostro della lotta.

Nel buio di una stagione difficile, c’è una luce che prova a tenere a galla la squadra. Il suo nome è Jaylen Hands, e il ragazzo di San Diego sta facendo di tutto per ridare ossigeno alla squadra. 16.7 punti di media nelle ultime otto partite, un talento cristallino che, però, da solo non basta. Perché Varese, quella vera, non è mai stata solo un uomo, ma un’orchestra di uomini disposti a buttarsi su ogni pallone, a soffrire insieme per costruire la vittoria. E quella vittoria manca dal 12 gennaio.

“L’ultima partita è stata dura per noi”, ha raccontato Hands ai microfoni di SportMediaset. “Siamo andati sotto nel terzo periodo, ma abbiamo recuperato. Non siamo riusciti a portare a casa nulla, ma dobbiamo ripartire dalla stessa voglia di lottare“. Parole semplici, dirette, che racchiudono il senso di un momento che non permette tentennamenti. Perché Varese deve salvarsi, e la partita contro la Givova Scafati, penultima in classifica a pari punti, è già uno spareggio salvezza.

LBA, Varese: le parole di Jaylen Hands

“Dobbiamo accettare il fatto che servirà reagire e andare al massimo per ottenere una vittoria”, ha aggiunto Hands. Parole che riportano alla memoria tempi lontani, quando Dino Meneghin e Bob Morse non accettavano di perdere neppure nelle partitelle di allenamento. Quando l’Ignis Varese non era solo una squadra, ma un simbolo di un basket che non conosceva resa.

Oggi la realtà è diversa. I campioni di allora sono icone indelebili nei ricordi, ma lo spirito di Varese non deve spegnersi. Serve lottare, stringere i denti, gettare il cuore oltre l’ostacolo. E allora, chissà, forse questa squadra potrà tornare a far sognare. Magari non subito, magari non quest’anno, ma prima o poi il grande orgoglio biancorosso tornerà a brillare come un tempo. Perché la storia non si cancella. E Varese, quella vera, non muore mai.

Leggi anche:

Argomenti