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Atalanta, rimonta totale sul Dortmund: una notte da sogno

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Ci sono partite che non si limitano a qualificare una squadra: la ridefiniscono.

La vittoria dell’Atalanta sul Borussia Dortmund nel ritorno dei playoff di Champions League è una di quelle serate che restano attaccate alla stagione come un’etichetta: “qui è cambiato qualcosa”. Dopo lo 0-2 dell’andata, a Bergamo serviva un’impresa e l’impresa è arrivata, con una dinamica che ha raccontato forza mentale, lucidità tattica e una capacità rara di restare dentro la partita anche quando il pallone scotta.

Il punteggio finale, un 4-1 maturato tra accelerazioni, gestione e una coda di minuti incandescenti, consegna ai nerazzurri un passaggio del turno che vale doppio: vale sportivamente, perché spalanca l’orizzonte europeo; e vale simbolicamente, perché certifica che l’Atalanta non è più “una bella storia”, ma un’avversaria che in Europa può ribaltare i pronostici anche contro un club abituato a questi palcoscenici. Il modo in cui è arrivata la qualificazione, con un epilogo al cardiopalma, aggiunge un dettaglio ulteriore: questa squadra non vince solo quando tutto gira bene, ma anche quando deve forzare il destino con l’ultima spinta.

@skysport 𝐃𝐄𝐋𝐈𝐑𝐈𝐎 𝐀𝐓𝐀𝐋𝐀𝐍𝐓𝐀 𝐅𝐈𝐑𝐌𝐀𝐓𝐎 𝐏𝐀𝐒𝐀𝐋𝐈𝐂 ⚫️🔵 La dea sviluppa l'azione a sinistra e manda de Roon al cross dalla trequarti. Il croato con il suo solito inserimento da dietro colpisce di testa sul secondo palo e segna il tris 🏟️#AtalantaBorussiaDortmund 4-1 #SkySport #Pasalic #SkyUCL #UCL ♬ audio originale – Sky Sport

Una rimonta costruita con metodo, non con la frenesia

Ribaltare uno 0-2 europeo non è mai una questione di “partire forte e sperare”: è una questione di equilibrio. L’Atalanta ha impostato la partita con una logica chiara: alzare subito la temperatura emotiva del match, ma senza perdere la forma. Il gol in avvio, firmato da Gianluca Scamacca, ha avuto un effetto immediato: ha tolto al Dortmund l’idea di poter amministrare, e ha restituito a Bergamo la sensazione che la montagna fosse scalabile. Ma l’aspetto più interessante non è stato il vantaggio in sé: è stato il modo in cui la squadra ha continuato a lavorare dopo l’1-0, evitando di trasformare ogni azione in un assalto isolato.

La rimonta si è appoggiata su alcuni principi semplici e feroci: recupero palla alto quando possibile, aggressione sulle seconde palle, e soprattutto ampiezza per costringere i tedeschi a scelte difensive scomode. Il 2-0, arrivato poco prima dell’intervallo con Davide Zappacosta, ha completato la prima parte del piano: pareggiare i conti sul doppio confronto e portare l’inerzia completamente dalla parte nerazzurra. Da lì in poi, la partita è diventata un test di lucidità: perché quando senti di poter completare la rimonta, il rischio è accelerare oltre misura, scoprendoti proprio nel momento in cui l’avversario aspetta l’errore per colpire.

Nella ripresa, l’Atalanta ha trovato anche il 3-0 con Mario Pašalić, un gol che ha ribaltato persino la geometria mentale del match: da “dobbiamo rimontare” a “ora dobbiamo scegliere come gestire”. E qui si misura davvero una squadra europea: non nel produrre solo intensità, ma nel saper alternare intensità e controllo. Il Dortmund non è sparito; ha provato a riaprire la sfida e ci è riuscito con il gol di Karim Adeyemi, che ha rimesso un filo di tensione in un copione che sembrava già scritto. Quel momento, però, non ha scardinato l’Atalanta: l’ha costretta a stringere i denti e a restare organizzata, proteggendo la propria area senza smettere di pensare alla porta avversaria.

Il finale ha poi consegnato la scena più drammatica e decisiva: nei minuti di recupero, quando la partita sembrava avviata verso l’extra-time, un episodio in area ha portato al calcio di rigore trasformato da Lazar Samardžić. Un epilogo che non è soltanto “romantico”: è coerente con l’idea di una squadra che ha continuato a crederci fino all’ultima palla utile, senza accettare che il destino fosse già fissato.

@skysport 𝐒𝐀𝐌𝐀𝐑𝐃𝐙𝐈𝐂 𝐅𝐀 𝐕𝐎𝐋𝐀𝐑𝐄 𝐋'𝐀𝐓𝐀𝐋𝐀𝐍𝐓𝐀 💫 Al 94' Krstovic viene anticipato fallosamente da Bensebaini e l’Atalanta conquista un rigore decisivo. Samardzic non sbaglia: bordata perfetta sotto l’incrocio alla sinistra di Kobel! 4-1 per la Dea e New Balance Arena in festa, Atalanta vola agli ottavi di Champions League 🏟️ #AtalantaBorussiaDortmund 4-1 #SkySport #SkyUCL #Atalanta #Samardzic ♬ audio originale – Sky Sport

Che cosa dice davvero questa qualificazione: identità, gestione e salto di status

Il valore della serata va oltre la cronaca dei gol. L’Atalanta ha mandato un messaggio in tre direzioni diverse. La prima è interna: conferma che la squadra possiede una struttura mentale capace di reggere l’alta pressione. In Europa, la differenza tra una buona squadra e una squadra davvero competitiva spesso non è tecnica, ma emotiva: la capacità di non farsi schiacciare dagli eventi e, soprattutto, di non cambiare pelle in modo isterico quando serve rimontare. Bergamo ha visto una squadra che ha interpretato la partita con una coerenza rara, fatta di aggressività ma anche di letture.

La seconda direzione è esterna, e riguarda la percezione. Per anni l’Atalanta è stata raccontata come un’anomalia positiva: gioco intenso, idee, valorizzazione. Ma la Champions non premia le narrazioni: premia chi sa restare dentro la competizione anche quando la gara diventa sporca, nervosa, spezzata, piena di episodi. Questo passaggio del turno contro il Borussia Dortmund sposta il punto di vista: non è più “vediamo fin dove arriva”, ma “questa squadra può complicarti la vita davvero”. Il modo in cui ha ribaltato il doppio confronto è un biglietto da visita più forte di qualsiasi dichiarazione.

Palladino

La terza direzione riguarda il contesto italiano. In una fase in cui il peso europeo delle squadre di Serie A viene misurato con severità, una qualificazione così ha un impatto anche di sistema: dimostra che una squadra costruita con identità e continuità può competere e passare turni complicati senza dover per forza cambiare natura. Ed è qui che la serata diventa “spartiacque”: perché alza l’asticella delle aspettative. Dopo una rimonta del genere, nessuno può più parlare di obiettivo minimo. Il prossimo turno diventa un terreno di possibilità reali, e il livello delle avversarie imporrà ulteriori step: gestione delle energie, rotazioni, e una maturità crescente nelle due fasi.

In prospettiva, questa partita lascia anche indicazioni pratiche. La prima: l’Atalanta ha alternative e interpreti in grado di segnare in modi diversi, elemento decisivo in Europa. La seconda: quando la pressione sale, la squadra non smette di produrre calcio, ma lo adatta. La terza: la connessione con il pubblico e con lo stadio, in notti così, non è un dettaglio folcloristico; è un fattore competitivo che accompagna i momenti di crisi e spinge quelli di slancio.

Ora il tempo delle celebrazioni è breve, perché la Champions non aspetta e il campionato non concede pause. Ma questa notte resta: non come un picco isolato, bensì come un segnale di crescita. L’Atalanta ha dimostrato che può entrare in una doppia sfida con un deficit pesante e uscirne con la qualificazione in tasca. In Europa, questo non è soltanto un risultato: è uno status che si conquista. E, una volta conquistato, cambia il modo in cui gli altri ti preparano, ti affrontano e ti temono.

@eurosportitalia La partita più bella della carriera di mister Palladino ✨ #Calcio #UCL #Palladino #AtalantaBVB ♬ original sound – Eurosport Italia