Una moviola destinata a far discutere ha accompagnato la sfida di Coppa Italia tra Napoli e Como, con l’analisi puntuale dell’ex arbitro Emidio Morganti a scandire gli episodi che hanno acceso le proteste del pubblico azzurro. Al centro del dibattito: il rigore assegnato agli ospiti, la mancata espulsione di Jacobo Ramon in chiusura di primo tempo e la gestione dei cartellini nella ripresa, inclusa l’ammonizione comminata a Eljif Elmas per un intervento su Nico Paz. Nel suo esame, l’ex direttore di gara ha offerto chiavi di lettura tecniche sui criteri del fallo in area, sul tema del DOGSO (occasioni chiare da rete) e sulla protezione dei calciatori più tecnici, con un giudizio complessivo che conferma alcune decisioni sul campo e ne contesta altre per coerenza disciplinare. Ecco, punto per punto, come si compone il quadro.
@antv_official DRAMA SAMPAI TITIK DARAH PENGHABISAN! 🔥 Napoli dan Como bermain imbang 1-1 di waktu normal. Gol M. Baturina (39’ P) dibalas A. Vergara (46’). Laga makin panas hingga adu penalti jadi penentu… Como menang 7-6 dan pastikan tiket semifinal Coppa Italia! ⚽️✨ Siapa yang paling jadi sorotan di pertandingan tadi? 👀🔥 #olahragatiktok #CoppaItalia #NapoliComo ♬ original sound – ANTV Official
Il rigore per il Como: dinamica del contatto e lettura immediata in campo
Secondo l’analisi di Emidio Morganti, l’episodio che ha spostato l’inerzia emotiva del match è stato interpretato correttamente dall’arbitro sin dal primo istante. Il penalty che ha premiato il Como nasce da un contatto giudicato in ritardo del difendente sulla corsa dell’avversario, con riferimento esplicito all’azione che coinvolge Smolcic. La chiave, spiega l’ex fischietto, è nella sequenza: la palla viene giocata, l’attaccante arriva prima sul pallone e la gamba del difendente impatta sul corpo avversario a gioco già impostato, configurando un intervento tardivo e imprudente in area.
In casi simili, il regolamento riconosce la priorità alla protezione dell’attaccante, e il mancato controllo del tempo d’entrata costituisce un elemento sufficiente per sanzionare il fallo. Da qui la decisione di assegnare il rigore, maturata “dal campo”, con tempismo che — sottolinea la moviola — ha di fatto reso marginale ogni eventuale verifica al VAR. Proprio la tempestività del fischio è un dettaglio non secondario: quando l’arbitro coglie subito la dinamica, consolida la credibilità della propria lettura e, al tempo stesso, riduce la necessità di interventi ex post. Nella valutazione di Morganti, non emergono ambiguità: non si tratta di semplice contatto di gioco, ma di un contrasto in ritardo che sbilancia l’attaccante. A rafforzare la tesi concorrono i parametri abituali: punto d’impatto, direzione dell’azione offensiva, controllo del pallone e conseguente perdita di equilibrio. Per queste ragioni, l’assegnazione del penalty al Como viene definita pienamente fondata, persino “liberatoria” per la gestione della partita, perché consente di inquadrare con chiarezza il metro dei contatti in area in una sfida ad alta intensità come quella contro il Napoli.
@sportmediaset 🧐 Perrone verticalizza per Valle che al volo mette al centro per l’accorrente Smolcic, steso da Olivera ⚽️ Rigore Como, Baturina segna e scaccia la maledizione rigori ➖➖➖ #SportMediaset #Mediaset #NapoliComo #CoppaItalia #Baturina ♬ audio originale – sportmediaset
Il primo episodio su Hojlund: perché non scatta il rosso diretto al 44’
La miccia della polemica azzurra si accende però poco prima dell’intervallo. Al 44’ del primo tempo, Jacobo Ramon interviene su Hojlund dopo un rilancio di Milinkovic, episodio che ha spinto una parte dei giocatori e dei tifosi del Napoli a chiedere l’espulsione diretta per chiara occasione da rete. La lettura proposta da Emidio Morganti è più sfumata e ruota attorno ai criteri del DOGSO: per configurare l’espulsione immediata non basta l’entità del contatto, servono anche la direzione dell’azione verso la porta, il probabile controllo del pallone da parte dell’attaccante e la distanza effettiva dalla rete, oltre al posizionamento dei potenziali difendenti in grado di intervenire. In questo caso, l’ex arbitro sottolinea come la direttrice della corsa fosse “un po’ laterale”, elemento che depotenzia il requisito dell’evidente opportunità da gol.
@sportmediaset 😱 Olivera abbatte Smolcic, arbitro assegna rigore. Conte chiede un rosso: caos in Napoli-Como ➖➖➖ #SportMediaset #Mediaset #Conte #NapoliComo #coppaitalia ♬ audio originale – sportmediaset
C’è poi la valutazione, tecnica ma decisiva, del punto esatto del fallo: l’arbitro Manganiello individua correttamente la zona dell’infrazione per determinare natura e battuta del calcio di punizione, scelta che Morganti giudica accurata. Il risultato, nella sua sintesi, è che l’azione non integra pienamente i presupposti dell’ultimo uomo con chiara occasione da rete, bensì una situazione potenzialmente pericolosa ma non “inequivocabile” ai fini del rosso diretto. Da qui la conclusione: la sanzione disciplinare scelta in campo, più contenuta rispetto all’espulsione, è compatibile con i parametri regolamentari. Non una bocciatura della protesta, ma un richiamo alla gerarchia dei criteri: quando la traiettoria non è lineare verso la porta, e persistono dubbi su controllo e distanza, la soglia del DOGSO non viene superata, e l’arbitro mantiene il margine per una valutazione disciplinare meno estrema.

La gestione dei cartellini nella ripresa: la mancata seconda ammonizione a Ramon
Se il primo episodio divide, quello che inaugura il secondo tempo sposta la valutazione in maniera più netta. Protagonista ancora Jacobo Ramon, che commette un intervento giudicato ingenuo al limite dell’area del Como con Hojlund pronto a smarcarsi in profondità. Qui Emidio Morganti cambia passo e sottolinea un difetto di gestione: la dinamica dell’azione, la posizione del pallone e la potenziale ripartenza offensiva del Napoli avrebbero dovuto indurre l’arbitro Manganiello a estrarre il cartellino giallo. Non si tratta, nella ricostruzione dell’ex fischietto, di un intervento da rosso diretto, ma della tipica infrazione che interrompe una promettente iniziativa avversaria: il classico fallo “tattico” o imprudente che, in un contesto di gara già ad alta tensione, richiede uniformità nel metro.
@arbitropiugrossoditiktok CONTE IMPAZZITO ENTRA IN CAMPO 😱 ENNESIMA FOLLIA ARBITRALE IN NAPOLI-COMO 🤮😤
♬ audio originale – arbitropiugrossoditiktok
Poiché Ramon era già ammonito, il nuovo giallo avrebbe comportato l’espulsione per somma, modificando l’assetto del Como e forse anche l’inerzia della partita. Il cuore della critica è nella percezione dei tempi: secondo Morganti, l’arbitro non ha colto fino in fondo la velocità d’esecuzione del difendente e l’impatto dell’intervento sulla potenziale occasione azzurra, optando per la via più morbida. In gare di Coppa Italia, dove la posta è secca e gli episodi pesano, la coerenza disciplinare diventa decisiva: se in precedenza è stato fissato un metro severo sui contatti in area, servirà altrettanta decisione su falli che troncano sul nascere un’azione pericolosa. Per questo, nel bilancio della moviola, il rigore concesso al Como è definito corretto, mentre l’assenza della seconda ammonizione a Ramon appare come l’elemento più criticabile della serata: un dettaglio che rientra nelle sfumature del giudizio arbitrale, ma che, a norma di regolamento e per coerenza di gara, avrebbe avuto solide basi per essere sanzionato.

Il giallo a Elmas su Nico Paz e la tutela dei giocatori tecnici
L’ultimo capitolo della moviola riguarda l’ammonizione a Eljif Elmas per un intervento su Nico Paz. Qui la posizione di Emidio Morganti è netta: il giallo è la risposta corretta a un contatto che non nasce da cattiveria, ma che può generare un rischio concreto per l’incolumità dell’avversario, specie quando a subire l’azione è un calciatore dotato di spiccate qualità tecniche. In questo perimetro, la funzione preventiva del cartellino è fondamentale: serve a ribadire un principio cardine del calcio moderno, cioè la tutela dei talenti e dell’iniziativa offensiva, senza scivolare nella tolleranza eccessiva di contrasti al limite.
Che il fallo non sia “cattivo” — come riconosciuto nell’analisi — non esclude l’esigenza di sanzione, anzi la rende paradigmatica: è proprio nei casi grigi, dove l’intensità non coincide con la violenza, che l’arbitro deve tracciare il solco per proteggere chi crea gioco. In controluce, questo episodio offre anche una chiave di lettura dell’intera serata: tra contatti da rigore, valutazioni su DOGSO e gestione di falli tattici, il filo conduttore è la coerenza del metro. Giallo a Elmas quindi condiviso, rigore per il Como giudicato ineccepibile, mentre resta l’ombra della mancata seconda ammonizione a Ramon in apertura di ripresa, snodo che — per la stessa logica di tutela e uniformità — avrebbe potuto indirizzare diversamente la sfida con il Napoli.