La corsa è partita davvero. A Milano e Cortina d’Ampezzo, giovedì 5 febbraio 2026 apre il programma con le eliminatorie del curling e l’avvio dell’hockey femminile, anticipo di un fine settimana che promette di accendere il medagliere. Venerdì 6 febbraio la cerimonia inaugurale a San Siro darà forma ufficiale ai Giochi, mentre sabato 7 febbraio arriveranno i primi titoli tra le Alpi e i palazzetti lombardi. L’Italia gioca in casa, mette sul tavolo ambizioni chiare e guarda a un calendario fitto, in cui sorpassi e controsorpassi di classifica sono destinati a diventare il filo narrativo di ogni giornata.
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Calendario d’avvio e prime medaglie in arrivo
Il debutto agonistico di giovedì 5/02/2026 alza il volume dell’attesa con due porte d’accesso ideali al clima olimpico: il curling, con le sue eliminatorie che richiedono precisione millimetrica e gestione del dettaglio, e l’hockey femminile, immediata iniezione di ritmo e fisicità. Sono due discipline diverse per linguaggio tecnico, ma equivalenti nel compito di scaldare gli spalti e far entrare gli appassionati nell’abitudine del programma quotidiano. A una giornata di distanza, venerdì 6, la cerimonia d’apertura nello stadio di San Siro suggellerà l’avvio ufficiale: un passaggio simbolico che, più che un prologo, funziona da detonatore emotivo per atleti e pubblico. Da lì, spazio alla sostanza: sabato 7 si assegnano le prime medaglie, un momento che spesso indirizza inerzie e fiducia delle delegazioni, perché inaugurare il medagliere con un oro o un podio può cambiare la psicologia di un’intera settimana.

Il weekend distribuirà finali tra i teatri alpini e i palazzetti di Milano, con tre ambiti sportivi pronti a incidere subito sulla classifica: lo sci alpino, lo short track e il pattinaggio di velocità. Sono tre mondi che rappresentano velocità, tecnica e tattica, capaci di generare colpi di scena in pochi centesimi. La geografia delle sedi — tra Milano, Livigno, Antholz e Cortina — renderà la mappa delle emozioni quanto mai estesa: scorrere tra valli, piste e ovali restituirà la sensazione di un evento diffuso, in cui ogni podio illumina un luogo e, insieme, ridisegna la lotta al vertice.
Italia ambiziosa: obiettivo podi e fattore casa
La delegazione azzurra affronta i Giochi con un traguardo esplicito: 19 podi. Un numero che il presidente del CONI, Luciano Buonfiglio, ha sintetizzato con una frase che vale un manifesto: “diciannove come minimo”. Il messaggio è doppio: fiducia nella profondità della squadra e volontà di capitalizzare il contesto domestico. L’Italia porta in dote una spedizione ampia e trasversale, capace di giocarsi carte importanti in più settori: dalle discipline tecniche alle prove di scorrevolezza, fino ai format più tattici. Giocare in casa, peraltro, non è solo questione di tifo: significa conoscere pendenze, piani, luci e microclimi; significa avere riferimenti allenati in allenamento e un’organizzazione costruita su misura per ridurre gli imprevisti.
Il banco di prova sarà tenere il passo nella gestione delle energie: calendario denso, recuperi ravvicinati e necessità di bilanciare ambizioni personali e obiettivi di squadra. Il contesto europeo si presenta agguerrito, e le tradizionali superpotenze invernali alzano l’asticella. In questo scenario, gli azzurri dovranno coniugare coraggio e lucidità: prendersi rischi calcolati e difendere il risultato . L’asticella dei 19 podi va letta come bussola: un obiettivo che obbliga a tenere la massima concentrazione in ogni giornata, senza sprechi e senza forzature, trasformando il fattore campo in quel decimo, quel centimetro, quel punto che spesso fa la differenza.
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Nuove prove e simboli: dallo sci alpinismo alle medaglie 2026
La novità più attesa è il debutto dello sci alpinismo, destinato a entrare nel vivo soprattutto nella seconda settimana. L’inserimento di questa disciplina porta nuove finali e, potenzialmente, nuovi protagonisti sul podio: un innesto che amplia lo spettro tecnico dei Giochi, spostando l’attenzione su doti come gestione dello sforzo, lettura del terreno e capacità di cambiare ritmo tra salite e discese. A farle eco, la specialità dei dual moguls, promessa di spettacolo puro: duelli testa a testa sulla coreografia dei salti. L’effetto combinato è un programma più denso che mai: più eventi significa più occasioni per smuovere la classifica, accelerare o frenare la corsa alle prime posizioni, alimentare colpi di scena in sequenza.
@olympics Elegantly designed to honour countless hours of dedication… In just a few days, we’ll discover who'll rise to the podium and clinch an Olympic medal at #MilanoCortina2026. ✨ The medal-awarding tradition goes back to over 100 years, do you know at which Games it began? Drop your guesses in the comments 👇 #Olympics #WinterOlympics @Milano Cortina 2026 ♬ sonido original – Olympics
Simboli e sostanza si incontrano anche nel disegno delle medaglie di Milano–Cortina 2026. Il concept nasce da due metà che si uniscono, metafora visiva dell’asse tra le due città ospitanti e, allo stesso tempo, richiamo al lavoro di squadra che in ogni Olimpiade costruisce vittorie condivise. La realizzazione porta la firma dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, punto di incontro tra maestria artigianale e innovazione tecnologica: linee essenziali, materiali preziosi, cura del dettaglio. L’idea è che l’oggetto del trionfo rappresenti non solo chi lo indossa, ma anche chi lo ha reso possibile: tecnici, staff, comunità. In più, il contesto dei metalli preziosi aggiunge un ulteriore strato di valore: con i prezzi in crescita, l’alloro del 2026 avrà uno scintillio ancora più evidente, combinando la dimensione simbolica a quella materiale.
Gerarchie globali e possibili sorprese
La storia, intanto, pesa e racconta che la Norvegia guida ancora l’albo d’oro complessivo dei Giochi invernali, inseguita da Stati Uniti e Germania. È la fotografia di una tradizione radicata, costruita su scuole tecniche e continuità generazionale. Ma l’equilibrio degli ultimi anni, la rotazione dei campioni e l’ingresso di nuove prove suggeriscono che i confini possono spostarsi. A Milano, Livigno, Antholz e Cortina la classifica può cambiare volto più volte nell’arco della stessa giornata: basta una serie di finali ravvicinate, un risultato inatteso, un favorito che inciampa o un outsider che prende la scia giusta. È questo mix di tradizione e innovazione a trasformare il medagliere in una narrazione minuto per minuto, più che in una semplice tabella di numeri.
Da qui a domenica, ogni podio ridisegnerà la mappa delle ambizioni: l’Italia sogna forte, l’Europa incalza, le superpotenze invernali rilanciano. Il fattore campo giocherà la sua parte nell’immediato, ma nel medio termine prevarranno gestione e adattamento, perché i Giochi non si vincono in un’unica giornata: si vincono nell’accumulo di dettagli, nella capacità di reagire a un imprevisto, nella freddezza con cui si torna al cancelletto dopo un errore. Le prime medaglie di sabato 7 febbraio diranno qualcosa, non tutto: servirà leggere le tendenze, individuare dove il nuovo calendario offre varchi, capire quali nazioni sono attrezzate per sfruttare il maggior numero di opportunità. In questo contesto, l’Italia ha il compito di tenere alta la quota di punti di forza e limitare le dispersioni: fare valere la familiarità con i luoghi, raccogliere dove il terreno è favorevole e restare agganciata quando la bilancia pende dall’altra parte. È così che si costruisce una classifica solida, quella che a fine corsa racconta non solo le medaglie vinte, ma anche la qualità complessiva di un progetto sportivo.