Il Mondiale MotoGP è a pochi giorni dal semaforo verde e la sensazione, già adesso, è quella di un campionato che non aspetterà nessuno. I test pre-stagionali di Buriram (21-22 febbraio 2026) hanno lasciato indicazioni tecniche importanti, ma soprattutto hanno consegnato al paddock un tema che pesa più dei cronometri: il margine d’errore si è assottigliato. E quando la posta in palio è il primo Gran Premio dell’anno, ogni dettaglio – fisico, mentale, di metodo – diventa determinante.
In questo contesto, il nome che catalizza l’attenzione è Marc Marquez. Non tanto per la velocità mostrata, quanto per la combinazione di due fattori che raramente convivono: prestazione di alto livello e scivolate in serie. Il fuoriclasse spagnolo ha spiegato di aver pagato un mix di distrazioni e problemi di salute, facendo capire che la sua pre-stagione non è stata lineare come il passo gara farebbe pensare. Il messaggio, però, è chiaro: la Thailandia non sarà un semplice esordio, ma un test di maturità immediato per chi punta al titolo.
@skysport 💪 𝐈𝐥 𝐜𝐚𝐦𝐩𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐌𝐚𝐫𝐜 𝐌𝐚𝐫𝐪𝐮𝐞𝐳 𝐡𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐢𝐥 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐫𝐢𝐨 𝐝𝐚𝐲-𝟏 𝐧𝐞𝐢 𝐭𝐞𝐬𝐭 𝐝𝐢 𝐌𝐨𝐭𝐨𝐆𝐏 𝐚 𝐁𝐮𝐫𝐢𝐫𝐚𝐦 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐭𝐢 𝐝𝐚 𝐚𝐥𝐜𝐮𝐧𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐛𝐥𝐞𝐦𝐢 𝐟𝐢𝐬𝐢𝐜𝐢 📌 Come seguire i test in Thailandia (21 e 22 febbraio) su Sky Sport: Semaforo verde, sia sabato che domenica, alle 4 ora italiana. Previste due sessioni: la prima con bandiera a scacchi alle 7 del mattino e poi, dopo le consuete prove di partenza, la seconda dalle 7.20 alle 12. Aggiornamenti in tempo reale minuto per minuto fin dalle prime ore della mattinata sul 𝐬𝐢𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐒𝐤𝐲 𝐒𝐩𝐨𝐫𝐭 𝐃𝐚𝐥𝐥𝐞 𝟏𝟐.𝟎𝟎 collegamenti continui anche su Sky Sport 24 e in streaming su NOW col nostro inviato a Buriram, @sandrodonatogrosso. E sempre sul canale 200 da non perdere alle 𝟏𝟓.𝟏𝟓 l’appuntamento con ‘𝐑𝐞𝐩𝐚𝐫𝐭𝐨 𝐂𝐨𝐫𝐬𝐞 𝐬𝐩𝐞𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐭𝐞𝐬𝐭’, lo spazio di approfondimento condotto da Vera Spadini con interviste e commenti 📹 @motogp ♬ suono originale – Sky Sport
Un test veloce, ma “sporco”: cosa raccontano davvero le cadute e perché contano più del tempo sul giro
La lettura dei test, in MotoGP, è sempre un esercizio di equilibrio: chi lavora su long run maschera il giro secco, chi cerca il tempo “brucia” gomme e condizioni favorevoli. Ma quando un pilota unisce velocità e cadute, l’interpretazione cambia: non si tratta solo di prestazione, si parla di gestione. Ed è qui che le parole di Marc Marquez assumono un peso specifico enorme, perché portano il discorso oltre la pista.
Lo spagnolo ha collegato gli errori a una mancanza di concentrazione e a un problema fisico, spiegando di non aver vissuto giornate semplici dal punto di vista della lucidità. In pre-stagione può succedere: si lavora su componenti, si cambia direzione tecnica, si forza l’ingresso curva per capire dove sia il limite reale. Eppure, da un campione abituato a controllare il caos, sentire la parola “concentrazione” non passa inosservato. Perché significa che la moto può anche essere pronta, ma la testa deve essere allineata alla stessa velocità.

Buriram, poi, è una pista che non perdona chi entra “mezzo passo” fuori finestra. Il caldo, l’asfalto che evolve, le staccate lunghe e la necessità di far girare la moto in trazione rendono ogni giro una trattativa con l’anteriore. Una minima imprecisione nella fase di ingresso o un attimo di esitazione nel trasferimento di carico possono trasformare un tentativo pulito in una scivolata. Se a questo si somma una condizione fisica non perfetta, il rischio di perdere la sequenza di riferimenti aumenta: frenate anticipate o ritardate, linee meno precise, pressione mentale che sale.
Il punto chiave, però, è un altro: una caduta ai test è “pagabile”, una caduta nel primo weekend dell’anno può cambiare subito la narrativa del campionato. Il 2026 parte in Thailandia dal 27 febbraio al 1° marzo, senza tempo per “aggiustarsi” strada facendo: con il format moderno, tra prove, qualifiche e Sprint, il margine per rimediare dopo un errore si riduce a poche ore. Per questo Marquez ha interesse a chiudere subito il capitolo Buriram-test e arrivare al GP con una sola priorità: trasformare la velocità in continuità.
Nel frattempo, non è un dettaglio che in pista siano finite a terra anche altre figure di primo piano, a dimostrazione di quanto la fase di sviluppo e adattamento sia delicata. Ma quando il pilota in questione è uno che fa della fiducia in ingresso curva una firma tecnica, ogni scivolata racconta qualcosa: non necessariamente una fragilità, ma un processo. E, spesso, un processo è più pericoloso di un problema evidente, perché richiede tempo per stabilizzarsi.
@spotvmy Walaupun terjatuh namun Marc Marquez berjaya menempatkan diri di P3 secara keseluruhan bagi #BuriramTest 2026. Jangan terlepas aksi #MotoGP musim 2026! Langgan Motorsport, atau Monthly & Annual Ultra Packs. #SPOTVNOW #sukanditiktok #BuriramTest ♬ original sound – SPOTV Malaysia
Verso il GP di Thailandia: il banco di prova mentale prima ancora che tecnico
Il GP di Thailandia è il primo crocevia: non assegna un titolo, ma stabilisce subito gerarchie emotive. Chi vince la prima battaglia ottiene fiducia, chi sbaglia porta con sé dubbi che si infilano nel lavoro del box. Per un campione come Marc Marquez, la questione è molto più sottile del semplice “andare forte”: è dimostrare che l’insieme – fisico, gestione del weekend, lettura delle gomme, lucidità – è pronto per una stagione lunga e aggressiva.
La MotoGP attuale chiede al pilota di essere manager di se stesso. Deve saper selezionare quando spingere e quando costruire, quando cercare il giro e quando mettere in banca un long run utile. In Thailandia questo equilibrio sarà più complicato: è un tracciato dove l’usura e le temperature possono costringere a rivedere i piani in corsa, e dove la gara Sprint aggiunge una seconda occasione di fare punti ma anche un secondo rischio concreto di compromettere tutto il weekend.
Ecco perché l’aspetto “mentale” citato da Marquez è un segnale; fotografa di un’esigenza. Se il problema è stata la concentrazione, la soluzione non è soltanto tecnica. Si lavora sulla routine, sui riferimenti, sull’atteggiamento in pista: meno tentativi “borderline” inutili, più giri di costruzione; meno forzature a freddo, più progressione. Buriram non è il circuito ideale per improvvisare, e l’apertura di stagione amplifica ogni sensazione: se il pilota si sente bene, può diventare devastante; se sente la moto “sfuggire” anche solo un paio di volte, rischia di entrare in un loop di correzioni continue.
In tutto questo, la concorrenza non starà a guardare. L’impressione è che il 2026 sarà un campionato in cui chi si presenta con un pacchetto solido e una gestione pulita potrà costruire vantaggio già nelle prime due tappe. Per Marquez, l’obiettivo è arrivare al venerdì del GP con un piano chiaro: massimizzare la costanza, proteggere la fiducia sull’anteriore e trasformare i punti interrogativi dei test in certezze operative.
Il segnale più forte che potrebbe mandare non è una pole o un giro record. È un weekend “senza sbavature”, con scelte coerenti e una progressione controllata. Perché, se davvero i test hanno mostrato una moto competitiva, allora la differenza la farà la capacità di restare nel proprio “binario” anche quando la pista cambia e la pressione cresce. E a Buriram, dove il caldo e il ritmo non concedono tregua, il primo vero avversario potrebbe essere proprio quello: la perfezione richiesta, giro dopo giro, già dal primo appuntamento.