La Lazio conquista la semifinale di Coppa Italia al termine di una sfida tiratissima contro il Bologna, chiusa sull’1-1 nei tempi regolamentari e decisa ai calci di rigore.
Al Dall’Ara i rossoblù sbloccano il match nel primo tempo, i biancocelesti reagiscono subito dopo l’intervallo, poi la partita scivola su binari di equilibrio fino alla lotteria finale: dagli undici metri è la squadra di Maurizio Sarri a essere più lucida. Il verdetto pesa anche in prospettiva: la Lazio si guadagna l’accesso alle semifinali e si prepara a un incrocio ad alta intensità contro l’Atalanta.

Una gara di nervi: vantaggio Bologna, risposta Lazio e partita bloccata
Il copione del quarto di finale si costruisce su due spinte opposte: da una parte l’aggressività del Bologna, che prova a sfruttare ritmo e campo; dall’altra la ricerca di ordine della Lazio, più interessata a non farsi trascinare in una partita caotica. I rossoblù trovano il vantaggio nel primo tempo con Santiago Castro, bravo a finalizzare di testa e a premiare l’iniziativa dei padroni di casa, capaci di occupare l’area con tempi e densità. Per la squadra di Vincenzo Italiano è un gol che sembra aprire la strada: il Bologna interpreta bene i minuti successivi, prova ad alzare il baricentro e a dare continuità alla pressione, con l’idea di costringere la Lazio a rincorrere e a scoprirsi.

La gara però cambia direzione a inizio ripresa. La Lazio rientra con un atteggiamento più verticale, alza la qualità nelle scelte e trova l’1-1 con Tijjani Noslin, abile a sfruttare una situazione favorevole e a riportare la partita sui binari dell’equilibrio. È un pareggio che ha un effetto immediato: il Bologna perde per qualche minuto la sensazione di controllo e la Lazio prende fiducia, iniziando a gestire meglio il pallone e a cercare gli spazi con maggiore pazienza. Dopo il botta e risposta, la sfida si trasforma in un duello di dettagli: più prudenza, meno corse a vuoto, tanto studio sulle seconde palle e sulle transizioni.
Nel complesso, i 90 minuti raccontano una partita “di coppa” nel senso più classico del termine: intensità, contrasti, fasi alterne e la costante percezione che un singolo episodio possa spostare tutto. Il Bologna ci prova con qualche accelerazione e con l’energia del pubblico, la Lazio risponde con esperienza e gestione. Il risultato resta inchiodato sull’1-1 fino al triplice fischio, portando la qualificazione a dipendere da sangue freddo e precisione dagli undici metri.
L’episodio dell’infortunio e l’impatto emotivo: Lazio costretta a cambiare, ma resta dentro la partita
Nel corso del primo tempo la Lazio deve fare i conti con un episodio che pesa sia sul piano tecnico sia su quello psicologico: l’infortunio di Pedro Rodríguez. Il giocatore si accascia dopo un’azione senza un contatto evidente, mostrando subito segnali di dolore alla caviglia e rendendo necessario l’intervento dello staff medico. L’uscita dal campo, con appoggio difficoltoso, accende inevitabilmente preoccupazioni: al di là della diagnosi, che verrà chiarita solo dopo gli accertamenti, l’immagine è di quelle che cambiano l’umore di una partita, soprattutto perché avviene in un momento in cui la Lazio ha bisogno di riferimenti tecnici e leadership per gestire l’onda del Bologna.
Da qui nasce una delle chiavi del match: la capacità della Lazio di non “sfilacciarsi” dopo il cambio forzato. Chi entra è chiamato a coprire non solo una posizione, ma anche un ruolo funzionale: collegare i reparti, garantire soluzioni pulite tra le linee, dare qualità nelle scelte in uscita. Il fatto che il pareggio arrivi proprio nella ripresa, con Noslin protagonista, racconta di una squadra che non si limita a sopravvivere, ma reagisce e trova energia nel momento in cui l’inerzia potrebbe diventare negativa.
Dal lato Bologna, l’episodio può aver generato un doppio effetto: da una parte la convinzione di poter spingere ancora di più contro una Lazio costretta a riorganizzarsi; dall’altra il rischio di un eccesso di frenesia, tipico delle partite in cui si sente la possibilità di chiuderla ma non si trova l’affondo decisivo. Nei minuti successivi, infatti, il Bologna alterna fasi di buona presenza nella metà campo offensiva a momenti in cui la scelta finale non è abbastanza pulita, e la Lazio riesce a respirare.
La lotteria dagli undici metri e lo scenario semifinale: Lazio più lucida, ora c’è l’Atalanta
Arrivati ai rigori, la partita entra nella dimensione più crudele e, allo stesso tempo, più “teatrale” del calcio. Qui emergono due fattori: la qualità dei tiratori e la capacità del portiere di incidere su letture, tempi e pressione psicologica. La Lazio affronta la serie con maggiore lucidità, mentre il Bologna paga un errore pesante nella sequenza. A spostare il confine tra qualificazione e eliminazione sono sia le parate sia le conclusioni sbagliate: una combinazione che, in questi casi, descrive bene come la linea tra gloria e rimpianto sia sottilissima.
Il ruolo di Ivan Provedel diventa centrale. Il portiere biancoceleste si prende la scena con un intervento determinante che orienta la serie, togliendo certezze ai tiratori avversari e trasmettendo sicurezza ai compagni. Dall’altra parte, l’errore dal dischetto di Riccardo Orsolini finisce per essere l’episodio simbolo della serata rossoblù: non perché un singolo tiro possa cancellare quanto fatto in 90 minuti, ma perché ai rigori l’errore pesa come un macigno e rimane impresso più di qualsiasi altra giocata.
@sportmediaset Gli errori di Ferguson e Orsolini buttano fuori il Bologna dalla Coppa Italia ai rigori ➖➖➖ #SportMediaset #Mediaset #Orsolini #BolognaLazio #coppaItalia ♬ audio originale – sportmediaset
Con questa vittoria, la Lazio si guadagna una semifinale di grande intensità contro l’Atalanta. È un incrocio che promette ritmo e duelli fisici: due squadre con identità riconoscibili, abituate a vivere partite ad alta pressione e con un rapporto forte con le rispettive filosofie di gioco. Per la Lazio, la qualificazione rappresenta anche un segnale: la squadra sa soffrire, sa reagire e, soprattutto, sa reggere un dentro-o-fuori lontano da casa. Per il Bologna, invece, resta un’eliminazione che fa male ma che può diventare esperienza: la sensazione è quella di una squadra competitiva, capace di stare dentro una partita di livello e di costruire occasioni per passare il turno, ma ancora chiamata a crescere nella gestione dei momenti decisivi.
Ora il discorso si sposta sul “dopo”: come la Lazio gestirà l’eventuale emergenza legata a Pedro, come verranno distribuite le energie in un calendario che non lascia respiro, e con quale atteggiamento si arriverà al confronto con l’Atalanta. Una cosa, però, è già chiara: questo quarto di finale ha consegnato una Lazio solida e concreta, capace di trasformare una serata difficile in una qualificazione pesantissima.