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Juventus, notte da “tutto o niente” contro il Galatasaray: come si costruisce una rimonta che oggi sembra impossibile

juventus mckennie

La Champions League non perdona, ma ogni tanto concede una crepa: un episodio, un dettaglio, un cambio di inerzia.

È lì che la Juventus prova a infilarsi nella partita più delicata della sua stagione europea, chiamata a ribaltare un passivo pesantissimo contro il Galatasaray dopo il 5-2 dell’andata. Un risultato che, a questi livelli, di solito chiude i discorsi. Proprio per questo una rimonta è un concetto tra il tattico e il romantico: è un piano di gioco, una somma di scelte e rischi calcolati, un equilibrio fragile tra coraggio e lucidità.

spalletti

Il peso del 5-2 e cosa dice davvero l’andata

Partire da un 5-2 significa dover convivere con due verità che si scontrano. La prima è aritmetica: per portare la sfida almeno ai supplementari servono tre gol di scarto, per chiuderla nei 90 minuti ne servono quattro. La seconda è psicologica: chi ha incassato cinque reti sa che il problema non è stato un singolo errore, ma un crollo complessivo. E proprio qui sta il punto chiave dell’andata: la Juventus non è stata travolta dall’inizio alla fine, anzi. Per lunghi tratti aveva trovato linee di passaggio, ritmo e soprattutto gol con la doppietta di Teun Koopmeiners. In quel momento la partita sembrava persino indirizzata, o almeno controllabile.

@skysport 𝑲𝒐𝒐𝒑𝒎𝒆𝒊𝒏𝒆𝒓𝒔 𝒊𝒍𝒍𝒖𝒅𝒆 𝒍𝒂 𝑱𝒖𝒗𝒆𝒏𝒕𝒖𝒔 👀 Prima ristabilisce la parità: ribattuta di Kalulu, il pallone resta lì e da due passi firma l’1-1. Poi completa la rimonta con una perla: scambio con McKennie e destro potente dal limite, leggermente defilato sulla sinistra. Palla sotto l’incrocio sul primo palo, Cakir non può nulla 🏟️ #GalatasarayJuventus 5-2 #SkySport #SkyUCL #UCL #Koopmeiners ♬ audio originale – Sky Sport

Poi è arrivata la svolta più pesante: l’espulsione di Juan Cabal ha cambiato tutto. Restare in dieci in un contesto già acceso, con un avversario che vive di strappi e di intensità, ha trasformato ogni transizione in un rischio enorme. Il Galatasaray ha preso campo, ha alzato i giri e ha punito con una ferocia tipica delle notti europee in cui senti l’avversario vacillare. I gol subiti non sono stati solo “numeri”: hanno raccontato una squadra che, sotto pressione, ha perso distanze e coperture, lasciando isolati i difensori e aprendo autostrade negli ultimi 30 metri.

In quella valanga ci sono però anche informazioni utili per il ritorno. Se l’andata ha dimostrato che la Juve può trovare il gol, allo stesso tempo ha evidenziato che non può permettersi un’altra partita sporca di nervosismo e disordine. La rimonta, se esiste, parte da una condizione non negoziabile: restare dentro il match con undici uomini, evitare fratture emotive, non offrire al Galatasaray la possibilità di trasformare ogni pallone recuperato in un contropiede. In altre parole: l’assalto deve essere organizzato, non frenetico.

Jonathan David

Una rimonta credibile nasce dal piano: tempi, rischi e scelte inevitabili

Per costruire un’impresa, il primo nemico non è il Galatasaray: è il tempo percepito. Quando devi segnare tanto, ogni minuto senza gol sembra una condanna. È qui che si vincono o si perdono le partite “impossibili”: nel non farsi divorare dall’ansia. La Juventus deve entrare in campo con un’idea chiara di come distribuire l’aggressività nei 90 minuti. Cercare il gol subito è naturale, ma farlo perdendo equilibrio equivale a concedere l’episodio che spegne San Siro, l’Olimpico o lo Stadium: un contropiede, una palla inattiva mal difesa, una ripartenza che gela lo stadio e rende il compito irrealistico.

Il ritorno, quindi, ruota attorno a tre scelte inevitabili. La prima: l’ampiezza. La Juve deve allargare la difesa turca, costringerla a scivolare e a scegliere se proteggere il centro o uscire sugli esterni. In queste partite, l’area non la “sfondi” solo con i cross: la sfondi creando corridoi, portando uomini tra le linee, inducendo un difensore a rompere la linea. La seconda scelta: la riconquista immediata. Appena perdi palla, devi essere in grado di riaggredire in due-tre secondi, oppure devi avere una struttura difensiva pronta a correre all’indietro senza panico. È il dettaglio che decide se stai attaccando con criterio o se stai facendo una roulette russa.

La terza scelta è mentale e riguarda la gestione del punteggio parziale. Se arriva un gol, l’inerzia può cambiare in un attimo. Ma se non arriva, non può arrivare la frustrazione. Una rimonta a valanga spesso nasce da un momento: un rigore, una deviazione, una punizione, un errore del portiere, una palla vagante. Per questo la Juventus deve tenere alta la produzione offensiva senza perdere lucidità nei dettagli: marcature sulle palle ferme, copertura del centro, falli “intelligenti” per spezzare le transizioni. In queste serate, l’errore più comune è confondere l’urgenza con la fretta. L’urgenza ti fa correre; la fretta ti fa sbagliare.

Ci sono poi le assenze e i dubbi che spostano il baricentro delle scelte. In attacco, la mancanza di Dusan Vlahovic impone soluzioni diverse: maggiore mobilità, più rotazioni, più uomini a riempire l’area. Dall’altra parte, l’eventuale incertezza sulla presenza di Victor Osimhen è un fattore enorme, perché cambia il modo in cui il Galatasaray può minacciare la profondità: con lui ogni palla sporca può diventare una corsa in campo aperto; senza di lui, i turchi potrebbero puntare di più su gestione e densità. Ma anche in questo caso la regola è una: non costruire il piano su ciò che farà l’avversario, costruirlo su ciò che devi fare tu.

Osimhen

Gli snodi decisivi: episodi, stadio e disciplina emotiva

La partita si giocherà anche fuori dal campo, nel senso più concreto possibile: ambiente, pressione, reazione ai momenti negativi. Lo Stadium può diventare un acceleratore, ma può trasformarsi anche in un giudice severo se l’ansia prende il sopravvento. La Juventus deve “portare” il pubblico dentro il match con segnali chiari: aggressività pulita, recuperi alti, tiri, calci d’angolo, presenza costante negli ultimi 25 metri. Quando la rimonta sembra lontana, la gente non chiede perfezione: chiede la sensazione che qualcosa stia succedendo. E questa sensazione nasce dalla continuità delle azioni, non da un singolo lampo isolato.

Gli episodi, poi, saranno determinanti. Un cartellino, un rigore, una punizione dal limite, un gol su palla inattiva: in una sfida in cui devi segnare tanto, ogni episodio pesa doppio. Ma proprio per questo serve disciplina emotiva, soprattutto dopo la lezione dell’andata. Un’altra inferiorità numerica sarebbe quasi una condanna, non solo perché riduce le possibilità di attaccare, ma perché ti costringe a rincorrere con meno uomini e più paura. Anche la gestione dei falli “di frustrazione” diventa un tema: proteste, interventi in ritardo, duelli persi che diventano nervosismo. In Champions, questi dettagli ti portano fuori partita prima ancora del risultato.

@skysport 𝗚𝗮𝗯𝗿𝗶𝗲𝗹 𝗦𝗮𝗿𝗮 𝗦𝗕𝗟𝗢𝗖𝗖𝗔 𝗹𝗮 𝘀𝗳𝗶𝗱𝗮 𝗱𝗶 𝗜𝘀𝘁𝗮𝗻𝗯𝘂𝗹 🎯 Brutta palla persa in uscita dalla Juventus, il centrocampista del Galatasaray non perdona con il primo gol europeo della stagione 🏟️ #GalatasarayJuventus 5-2 #SkySpor#SkySport #GabrielSara #Galatasaray ♬ audio originale – Sky Sport

Infine c’è il fattore “soglia”: il momento in cui il Galatasaray inizia a credere che la qualificazione sia davvero a portata di mano e abbassa istintivamente il baricentro. È lì che la Juve deve essere pronta a colpire, perché una squadra che difende un vantaggio così largo può entrare in una modalità conservativa: non sempre per scelta tattica, spesso per istinto. Se i bianconeri riescono a segnare presto e a tenere vivo il match senza concedere ripartenze, allora la partita può scivolare in un territorio pericoloso anche per i turchi: quello in cui ogni pallone diventa pesante, ogni rinvio è un respiro, ogni recupero è un sollievo. E quando un avversario inizia a respirare troppo, prima o poi smette di giocare.

La rimonta resta un’impresa. Ma le imprese, nel calcio, nascono sempre nello stesso modo: un piano credibile, un primo gol che cambia il clima, e la capacità di non perdere la testa quando il confine tra coraggio e incoscienza si fa sottile. Se la Juventus vuole trasformare una montagna in una scalata possibile, deve dimostrare soprattutto una cosa: di saper governare la partita, non soltanto inseguirla.