Pioggia sottile e bandiere al vento non hanno fermato l’attesa a Fiorano: qui la Ferrari ha presentato la nuova SF-26, la 72ª monoposto della sua storia, primo capitolo della rivoluzione regolamentare che debutterà l’8 marzo a Melbourne. A rompere il silenzio del circuito sono stati subito Lewis Hamilton e Charles Leclerc, protagonisti di uno shakedown che ha dato il via al conto alla rovescia. Livrea con abitacolo bianco incorniciato dal rosso brillante, richiami alla tradizione di Niki Lauda e un messaggio chiaro: identità, rilancio, velocità. Dietro le forme c’è un progetto pensato da zero per la nuova Formula 1 2026, con focus su integrazione meccanica ed elettrica, aerodinamica attiva e gestione dell’energia. Ora il passaggio decisivo: i chilometri di correlazione a Barcellona e, subito dopo, la verità della pista australiana.
A Fiorano la Ferrari alza il sipario sulla SF-26
La scena è quella delle grandi occasioni. A Fiorano, sotto una pioggia fitta che non ha scalfito l’entusiasmo, la Ferrari ha mostrato per la prima volta la SF-26 davanti a tifosi e addetti ai lavori. Il colpo d’occhio è potente: l’abitacolo bianco incastonato nel rosso lucido richiama un’estetica d’altri tempi, una citazione che rievoca l’era di Niki Lauda. Il primo atto non poteva che essere in pista: Lewis Hamilton e Charles Leclerc hanno completato i primi giri del “demo day”, un assaggio utile a verificare che tutti i sistemi dialoghino correttamente e a offrire ai piloti un feeling iniziale con posizioni di guida, visibilità e risposta dei comandi. Non si cercano tempi, si cercano riscontri: vibrazioni, bilanciamento, temperature, il comportamento delle appendici mobili e la coerenza dei dati bordo-campo con quelli di fabbrica.
La SF-26 rappresenta un passaggio simbolico: la 72ª vettura costruita a Maranello, la prima pensata per il nuovo quadro regolamentare che entrerà in vigore dall’8 marzo a Melbourne. Il contesto sportivo è enorme: con le nuove regole si apre un ciclo potenzialmente lungo, e chi interpreta meglio l’anno uno guadagna una base su cui sviluppare. Da qui l’importanza del debutto “in casa” a Fiorano, in una dimensione controllata che consente al team di osservare la macchina fuori dalla galleria del vento e dai banchi, con sensori, vernici flow-vis e telemetria a caccia di conferme. La scelta cromatica dialoga con la storia ma parla al presente: il bianco dell’abitacolo, racchiuso nel rosso, mette in risalto profili e prese d’aria, mentre le linee filanti raccontano il lavoro su peso e ingombri. L’emozione del pubblico sotto gli ombrelli, i caschi dei due piloti, il ronzio della nuova power unit: sono immagini che fotografano un inizio, quello che a Sport.it sappiamo essere il passaggio più delicato di ogni rivoluzione tecnica.
Il senso dell’evento sta nella combinazione tra rito e sostanza. Il rito è l’alzata di sipario, l’estetica curata, il richiamo all’identità. A Fiorano la SF-26 ha mosso i primi passi, ma il vero esame arriverà nei prossimi giorni con i test di correlazione a Barcellona, dove il confronto tra dati reali e modelli virtuali stabilirà quanto il progetto sia fedele alle previsioni. Intanto, il messaggio è partito: la Ferrari si presenta con un’identità visiva forte e una “base zero” dichiarata.
Cosa c’è dentro la nuova monoposto: aerodinamica attiva ed energy management
La SF-26 nasce da un foglio libero da vincoli ereditati. Il cambio di rotta è netto: addio all’enfasi sull’effetto suolo come pilastro unico, spazio a vetture più leggere e compatte con un pacchetto di aerodinamica attiva che abbraccia sia l’avantreno sia il retrotreno. L’obiettivo dichiarato è duplice: ridurre la resistenza quando serve massimizzare la velocità in rettilineo e, al contrario, aumentare il carico nei tratti guidati per preservare stabilità e aderenza. In questo schema, la gestione dei flussi non è più solo statica e tarata in fabbrica: diventa dinamica, dipendente dal contesto e dalle richieste del pilota, all’interno dei parametri consentiti dal regolamento. Di conseguenza, l’interazione tra mappature motore, stato batteria e profili mobili diventa un’arte che può spostare decimi pesanti sul giro.
Sotto la carrozzeria pulsa un V6 1.6 di nuova generazione. Scompare l’MGU-H, mentre l’MGU-K sale fino a 350 kW, con carburanti a contenuto sostenibile a tenere insieme prestazione e obiettivi ambientali. Questo mutamento tecnico ridisegna la ripartizione dell’energia: meno recupero termico dal turbocompressore, più centralità al recupero in frenata e alla logica di deploy lungo il giro. Qui sta uno dei punti più sensibili del progetto: la capacità di immagazzinare e rilasciare potenza elettrica con continuità e coerenza rispetto alla richiesta aerodinamica. Il telaio, ripensato per ospitare in maniera integrata la power unit e il sistema elettrico, cerca compattazione e rigidità torsionale, con benefici sulla precisione dello sterzo e sulla prevedibilità nelle variazioni di carico.
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Lo schema push-rod su entrambi gli assi è una scelta che punta alla linearità di risposta e alla semplicità di intervento in termini di set-up, in particolare per quanto riguarda l’altezza da terra e il controllo dei trasferimenti di carico in ingresso e in uscita di curva. La coerenza tra sospensioni, piattaforma aerodinamica e mappature dell’MGU-K diventa cruciale: un team che riesce a sincronizzare l’apertura degli elementi attivi con il picco di rilascio elettrico nei tratti chiave del giro può ottenere la doppia leva di minore resistenza e maggiore spinta, senza pagare in stabilità. La riduzione di peso e ingombri, altro pilastro del progetto, si traduce in un baricentro più favorevole e in tempi di risposta più rapidi ai cambi di direzione, qualità che su piste come Barcellona e Melbourne si trasformano subito in decimi. In questo scenario, la “gestione dell’energia” diventa un elemento di performance al pari dell’assetto: distribuire correttamente raccolta e rilascio, proteggere lo stato di carica per i momenti chiave, evitare il clipping sul rettilineo principale. È qui che si giocheranno molte differenze tra i progetti.
Voci e prossime tappe: da Barcellona a Melbourne
La linea del team è chiara e realista. Fred Vasseur mette subito il perimetro: “La SF-26 segna l’inizio di una nuova era per la Formula 1 e per la Ferrari: un progetto costruito su regole completamente diverse che portano con sé molte incognite”. L’idea, in sostanza, è che il 2026 non sia un semplice aggiornamento, ma un reset. Concetto ribadito dal responsabile del telaio Loïc Serra, che sintetizza la chiave competitiva nella capacità di integrare sistemi: “Efficienza e integrazione dell’aerodinamica attiva sono cruciali”. Sul fronte power unit, Enrico Gualtieri sottolinea il cambio di paradigma: “Il ruolo dell’elettrico cresce sensibilmente”. Sono frasi brevi, ma raccontano la filosofia: costruire una vettura flessibile, capace di adattarsi a scenari diversi all’interno dello stesso weekend, dove le decisioni su apertura dei profili e mappature di rilascio elettrico possono ribaltare la competitività tra qualifica e gara.

Dal lato piloti, l’impatto regolamentare è percepito senza giri di parole. Lewis Hamilton definisce il quadro un “cambiamento delle regole monumentale”, mentre Charles Leclerc mette il dito sulla variabile più delicata: “La gestione dell’energia sarà decisiva”. Si entra così nella fase operativa. Dopo il “demo day” a Fiorano, la vettura viaggia verso la Spagna: a Barcellona inizierà la correlazione dati, il momento in cui si incrociano i numeri dei banchi, della galleria del vento e della CFD con ciò che accade davvero a ruote scoperte. È un passaggio fondamentale per calibrare mappe, altezze, rigidezze e strategie di deploy, oltre che per selezionare gli aggiornamenti da portare nelle prime gare. La tabella di marcia porta poi all’Australia, primo banco di prova il 08/03: qui si misurerà quanto le curve lente e i tratti a medio-alta velocità di Melbourne valorizzino il pacchetto attivo e la nuova filosofia di gestione dell’energia.

Guardando alla stagione che viene, l’impatto potenziale è significativo. Una buona correlazione a Barcellona significa iniziare con una base solida su cui sviluppare; un disallineamento, invece, impone correzioni rapide e scelte coraggiose di priorità. La livrea dal sapore vintage parla di appartenenza, l’architettura rinnovata parla di ambizione. La Ferrari ha scelto di guardare alla propria storia per slanciarsi verso il nuovo contesto tecnico: meno compromessi, più integrazione tra meccanica, aerodinamica ed elettrico. La strada è tracciata e la pista, come sempre, dirà il resto. Se il progetto rispecchierà le simulazioni, il rilancio potrà partire già dall’Australia; in caso contrario, il lavoro dei prossimi mesi sarà indirizzato a estrarre dal pacchetto la coerenza che oggi le parole dei protagonisti lasciano intendere. In ogni caso, da Fiorano è arrivato un segnale forte: l’anno della svolta è cominciato, e la SF-26 è pronta a giocarsi la sua parte nella nuova Formula 1.