La richiesta di flessibilità avanzata dal Napoli per gli ultimi dieci giorni di mercato invernale ha ricevuto uno stop netto.
Nella giornata del 21/01/2026, nonostante un via libera politico in sede di Lega Serie A, la FIGC ha deciso di non procedere con una modifica in corsa del regolamento: niente deroga, dunque, e operatività consentita solo a “saldo zero”. Sullo sfondo, la necessità di tutelare la parità di condizioni tra i club e scongiurare contenziosi in un momento caldo della sessione.

Cosa è successo: la richiesta del Napoli e lo stop federale
Il punto di partenza è chiaro: il Napoli ha presentato un’istanza per ottenere una deroga valida nell’ultima curva del mercato di gennaio. L’obiettivo? Poter intervenire con maggiore elasticità sulla rosa, superando temporaneamente i paletti oggi imposti dalle norme finanziarie interne. La mossa è stata sostenuta a livello di governance di Lega: il Consiglio della Lega Serie A ha infatti espresso una posizione favorevole con 16 voti a sostegno dell’apertura. Ma la partita decisiva si giocava nei corridoi federali e lì l’orientamento è andato in direzione opposta. Nella stessa giornata del 21/01/2026, la FIGC ha scelto di non avallare un cambio regolamentare a sessione in corso, mettendo di fatto un punto fermo al tentativo del club azzurro.
La decisione ha una chiave di lettura precisa: evitare di introdurre un’eccezione mentre il mercato è già aperto, con il rischio concreto di innescare reazioni a catena tra le società contrarie. Da ambienti federali filtra un’esigenza di tutela dell’equità competitiva: concedere una porta d’accesso speciale a un singolo club avrebbe potuto generare richieste simili da parte di altre realtà, creando asimmetrie e, soprattutto, potenziali ricorsi. In questo quadro, la FIGC avrebbe anche sollecitato la Lega a una posizione il più possibile condivisa, proprio per sterilizzare il rischio di frizioni istituzionali. Il “no” alla deroga, quindi, risponde a una logica di sistema e alla volontà di non ritoccare le regole quando i giochi sono già iniziati.
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Per il Napoli, la conseguenza è immediata: niente corsie preferenziali negli ultimi dieci giorni di trattative. La società di Aurelio De Laurentiis dovrà muoversi nel perimetro ordinario, senza eccezioni formali. Resta la dinamica politica – la spinta a favore registrata in Lega – ma sul piano operativo, da oggi, la bussola è stata impostata dalla scelta federale. Una scelta che fa rumore perché arriva nel cuore della sessione e perché impatta su una big chiamata a coniugare ambizioni sportive e sostenibilità dei conti in un lasso di tempo ristretto.

Il nodo dell’indicatore e il vincolo del saldo zero
La questione tecnica che stringe il perimetro d’azione del Napoli ruota attorno all’“indicatore del costo del lavoro allargato rispetto ai ricavi”, parametro cardine delle regole interne. Nel caso specifico, il club ha sforato il limite fissato a 0,7, una soglia che mette in relazione i costi del personale – in senso ampio – con i ricavi generati. In termini pratici, quando l’indicatore supera il tetto consentito, scattano restrizioni sulle operazioni di mercato: non si può aumentare l’esposizione complessiva e, soprattutto, non si possono effettuare innesti che appesantiscano il quadro dei costi senza una compensazione immediata dall’altro lato del bilancio.
Da qui il principio del “saldo zero”: il Napoli può muoversi, ma solo reinvestendo quanto incassato da eventuali cessioni. Niente spesa netta aggiuntiva, dunque; ogni entrata deve trovare il suo equivalente in uscita, e viceversa. È una cornice operativa stringente, che impone tempismo, negoziazione rapida e una gestione chirurgica dei profili in entrata e in uscita. La deroga chiesta serviva proprio a introdurre un grado di libertà supplementare negli ultimi giorni della finestra, quando spesso si materializzano opportunità inattese o si sbloccano tavoli rimasti congelati per settimane.
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La FIGC ha però ritenuto che un alleggerimento temporaneo delle maglie, con il mercato già in corso, rischiasse di minare la certezza delle regole. Una norma vale per tutti e deve valere per l’intera durata della sessione: questo è il principio che traspare dalla scelta di non intervenire. Il Napoli, quindi, resta vincolato al rispetto dell’indicatore e alle sue ricadute concrete: ogni operazione in entrata dovrà trovare copertura reale e immediata, attraverso cessioni, risparmi sugli ingaggi o formule che non generino aggravio netto. È una sfida complessa, ma che diversi club hanno imparato a gestire in passato lavorando su scambi a valori bilanciati, prestiti con oneri compensati e strutture contrattuali in grado di non alterare il rapporto tra costi e ricavi nell’immediato.
Implicazioni di mercato e scenari per la rosa azzurra
Con il semaforo federale sul rosso, lo scenario per il Napoli cambia nella forma, non nella sostanza dell’urgenza. Il conto alla rovescia degli ultimi dieci giorni – quelli che conducono alla chiusura di fine gennaio – diventa una corsa a ostacoli in cui la priorità è liberare risorse prima di investire. In pratica, ogni obiettivo individuato dovrà essere agganciato a un’uscita corrispondente: cessioni a titolo definitivo, prestiti con obbligo o formule creative che garantiscano equilibrio economico immediato. La parola d’ordine è sostenibilità, declinata in tempi strettissimi.
Dal punto di vista strategico, il club di Aurelio De Laurentiis è chiamato a una doppia manovra: da un lato proteggere l’ossatura della squadra per non compromettere il rendimento nel breve periodo; dall’altro generare spazio di manovra rispettando il vincolo del “saldo zero”. Questo impone un’analisi accurata delle priorità tecniche: dove intervenire con urgenza, quali profili possono garantire impatto immediato senza squilibrare il monte-costi, quali uscite risultano meno dolorose o più funzionali agli obiettivi sportivi. In contesti simili, diventano centrali anche la gestione delle scadenze contrattuali e la valorizzazione dei giocatori con minutaggio ridotto, potenziali pedine per scambi a incastro.

L’assenza della deroga può avere un effetto domino sul resto della Serie A: i club contrari a un allentamento delle regole vedono confermata la linea della rigidità, mentre chi sperava in un precedente spendibile in futuro prende atto che, a sessione in corso, l’asticella non si abbassa. È proprio il timore di rivalse e contenziosi a spiegare la scelta federale: evitare che una finestra straordinaria per uno diventi, nel giro di poche ore, una richiesta generalizzata con potenziali contestazioni. Nel frattempo, gli operatori di mercato si muovono sul filo del rasoio del calendario.
Per i tifosi azzurri il messaggio è duplice: da un lato regole uguali per tutti, dall’altro la consapevolezza che la società potrà comunque intervenire, ma senza spesa netta. Tradotto: aspettarsi operazioni mirate, funzionali e, soprattutto, sostenibili subito. La sessione si avvia al rettilineo finale con un perimetro chiaro: niente deroghe, massimo rigore sull’indicatore e obbligo di equilibrio tra entrate e uscite. Il resto lo faranno fiuto, velocità esecutiva e capacità di negoziare condizioni compatibili con il quadro fissato dalla FIGC.