Il nuovo capitolo della carriera di Edoardo Bove riparte dall’Inghilterra: il centrocampista italiano, 23 anni, ha scelto il Watford e ha firmato un accordo di lunga durata che lo porterà fino a giugno 2031.
L’operazione è ufficiale e prevede un rientro graduale: prima la ripresa degli allenamenti a pieno regime, poi l’esordio in partita, con una finestra temporale stimata tra quattro e sei settimane. La decisione arriva dopo un periodo complesso, seguito all’arresto cardiaco del 1° dicembre 2024 durante Fiorentina–Inter e all’impianto di un defibrillatore sottocutaneo rimovibile. Impossibilitato a tornare subito in campo in Italia per le normative vigenti, Bove ha scelto la Championship per rimettersi in gioco, trovando a Londra un progetto tecnico e umano costruito su misura per accompagnarne il ritorno all’attività.
@dazn_it Stramaccioni si emoziona 🥹 “Le lacrime di Bove le capisco, l’abbraccio dell’Olimpico vuol dire: 𝒏𝒐𝒏 𝒎𝒐𝒍𝒍𝒂𝒓𝒆” 🫂❤️ #Bove #DAZNSerieAShow #SerieA #TikTokCalcio #TikTokSoccer #Roma #DAZN ♬ suono originale – dazn_it
Perché il Watford: progetto, contesto e tempistiche del rientro
La scelta del Watford non è casuale. Il club della famiglia Pozzo ha lavorato a lungo sull’operazione, corteggiando Edoardo Bove per oltre sei mesi e proponendogli un percorso chiaro: inserimento graduale, pieno supporto medico e un orizzonte contrattuale di cinque anni e mezzo che testimonia fiducia e visione di lungo periodo. Il centrocampista è arrivato a Londra all’inizio della settimana per sostenere un articolato iter di visite e per prendere contatto con la nuova realtà, a partire dal centro sportivo del Watford situato nella periferia nord della capitale, non lontano — quasi porta accanto — dal quartier generale dell’Arsenal. Un contesto familiare a chi ha ambizioni elevate ma vuole muovere i primi passi senza bruciare tappe.
@edobove Ciao a tutti. Ciao TikTok. Ciao Watford. ♥️ #TikTokCalcio #football #watford ♬ suono originale – edobove
Sul piano competitivo, il Watford naviga in zona promozione della Championship, con l’obiettivo di restare agganciato al treno che conduce ai play-off senza trasformare la rincorsa in un’ossessione. È un ambiente che può favorire il percorso di rientro di Bove: pressione fisiologica, sì, ma accompagnata da una struttura in grado di calibrare carichi e minutaggi. Il piano delineato dalla società è netto: prime settimane dedicate al lavoro personalizzato, poi l’incremento dell’intensità in gruppo e, quando le risposte del corpo saranno coerenti con i parametri fissati dallo staff, il primo assaggio di gara ufficiale. La finestra indicativa per rivederlo in campo è di 4-6 settimane, una timeline che privilegia la prudenza e che consente al giocatore di ascoltare il proprio fisico, ritrovare ritmo e confidenza nei duelli, nei contrasti, nei cambi di direzione.
@watfordfcofficial Get to know Edoardo Bove 🤩
♬ original sound – Watford FC
L’operazione è stata curata in prima linea dal dirigente Gian Luca Nani, con il coinvolgimento dell’assistant sporting director Valon Behrami, ex centrocampista con una lunga esperienza internazionale. Proprio Behrami, in conferenza, ha definito l’arrivo di Bove come “un acquisto da sogno”, una formula che sintetizza l’entusiasmo interno per un talento completo, capace di unire gamba, letture tattiche e pulizia tecnica. Il contratto fino al 2031 è, di per sé, un segnale forte: non un ingaggio ponte di sei mesi per “vedere l’effetto che fa”, ma un investimento convinto su un profilo che può crescere insieme al club. Le tappe non mancheranno: integrazione negli schemi, costruzione delle intese con i nuovi compagni, test progressivi in amichevoli interne e, poi, dentro la competizione con l’obiettivo di portare qualità e intensità alla mediana giallonera.
Dall’arresto cardiaco al ritorno: percorso medico e norme che hanno indirizzato la scelta
Il punto di svolta della storia recente di Edoardo Bove risale al 1° dicembre 2024, quando durante Fiorentina-Inter il centrocampista si è accasciato al suolo a causa di un arresto cardiaco innescato da una tachicardia ventricolare. Da allora è iniziato un percorso fatto di esami, consulti e decisioni complesse. I medici hanno individuato come soluzione più sicura l’impianto di un defibrillatore sottocutaneo rimovibile: un dispositivo salvavita, programmato per intervenire e ristabilire il ritmo in caso di un’eventuale nuova aritmia pericolosa. L’intervento chirurgico ha avuto esito positivo e Bove ha potuto riprendere gradualmente una vita normale fuori dal campo, diventando, suo malgrado, anche un simbolo della centralità dei presidi salvavita e della tempestività nei luoghi pubblici e sportivi.
La tecnologia che oggi accompagna il giocatore, però, si interseca con un perimetro regolamentare preciso: al momento, in Italia un atleta professionista non può essere idoneato alla pratica agonistica con un dispositivo del genere. È una normativa prudenziale che tiene conto di rischi, urti, contatti e parametri clinici stringenti. Di conseguenza, per tornare a competere ad alto livello, l’unica via praticabile per Bove era quella di un trasferimento all’estero, verso un sistema autorizzativo differente e un contesto disponibile a costruire un programma personalizzato. La scelta della Championship risponde esattamente a questa esigenza: campionato di alto impatto fisico e tecnico, ma con club dotati di staff multidisciplinari in grado di seguire passo dopo passo il rientro di un atleta reduce da un evento cardiaco maggiore.
@thewatfordway Welcome to Vicarage Road, Edoardo. 💛 #watfordfc #asroma #italy #football #championship ♬ original sound – TheWatfordWay
È importante chiarire anche la scansione dei tempi: Bove non gioca da quel 1° dicembre 2024, quindi il primo obiettivo è rimettere benzina nelle gambe e confidenza nelle situazioni di gara. La tabella di marcia condivisa con il Watford prevede il superamento di step progressivi — dal lavoro atletico individuale ai primi contatti in partitella — con un monitoraggio continuo dei carichi e dei parametri fisiologici. Solo dopo segnali costanti e rassicuranti si arriverà al debutto. Questo approccio, oltre a tutelare la salute del calciatore, consente allo staff tecnico di programmare l’inserimento senza strappi, calibrando il suo contributo in funzione delle necessità della squadra e delle priorità del calendario.

Le parole di Bove e gli scenari per squadra e giocatore
L’annuncio è stato accompagnato da parole chiare del protagonista. Edoardo Bove ha voluto rimarcare fin da subito la dimensione umana di questa scelta: “Vorrei ringraziare l’intera famiglia del Watford per la calda accoglienza che ho ricevuto. Dal primo giorno mi hanno messo nelle condizioni migliori per fare questo passo importante per la mia carriera”. Non è un dettaglio secondario: dopo mesi segnati dall’incertezza, il fattore fiducia pesa quanto gli aspetti tecnici. E ancora: “Non vedo l’ora di riprendere a giocare e mi riempie d’orgoglio poterlo fare in un club storico come il Watford. Sono felice di allenarmi coi miei nuovi compagni, di giocare e di mostrare la mia gratitudine per la fiducia riposta in me”. Un manifesto di intenti che racconta motivazioni e consapevolezza.
Per il Watford, l’arrivo di Bove è un innesto con prospettiva: duttilità in mediana, capacità di aggredire gli spazi e di cucire il gioco tra le linee, piedi puliti per la prima costruzione. Il profilo, fatto debuttare in prima squadra alla Roma da José Mourinho, può coprire più funzioni nella zona nevralgica del campo e offrire varianti tattiche preziose in vista della volata di primavera. Nel breve, il suo contributo verrà dosato; nel medio periodo, l’obiettivo è stabilizzarlo nell’undici, permettendogli di portare intensità, pressing e inserimenti senza palla, tutte qualità che ne avevano segnato l’ascesa in Serie A.
Sullo sfondo resta il mercato: non sono mancati sondaggi dall’estero, anche dalla Premier League, ma il legame costruito con la società giallonera ha fatto la differenza. La presenza operativa di Gian Luca Nani e Valon Behrami, la chiarezza del progetto e l’orizzonte temporale lungo hanno convinto il giocatore e il suo entourage. A livello di spogliatoio, l’inserimento sarà facilitato da un gruppo che sta lottando nelle zone alte della classifica senza la pressione opprimente del “tutto e subito”. È un equilibrio sottile ma strategico: ambizione sì, ma incanalata dentro un percorso sostenibile. Adesso tocca a Bove: riconquistare campo, minuti e ritmo, trasformando la sua storia recente in energia competitiva. L’Italia lo guarda e fa il tifo, consapevole che il rientro di un talento così, dopo una prova del genere, vale più di qualsiasi statistica: è la vittoria della resilienza e della pianificazione, due parole chiave del progetto Watford-Bove fino al 2031.