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Bezzecchi spinge l’Aprilia: favorita nascosta, Marquez torna

bezzecchi su aprilia

La nuova stagione della MotoGP si apre con un ribaltamento di prospettive che tiene accesa la curiosità degli appassionati: la crescita di Marco Bezzecchi e della sua Aprilia dopo il finale 2025 rilancia la sfida al rientro di Marc Márquez in Ducati.

I segnali arrivati negli ultimi mesi hanno cambiato il baricentro del paddock: la RS‑GP è salita di colpi, il campione in carica ha dovuto fare i conti con la sfortuna e l’equilibrio di forze che sembrava scolpito torna fluido. È il contesto perfetto per un 2026 ad alta intensità, dove ogni sessione può muovere gerarchie e convinzioni.

Bezzecchi cambia le gerarchie: l’Aprilia entra da favorita nascosta

Il salto di qualità di Marco Bezzecchi è evidente. Il riminese ha chiuso il 2025 con affermazioni pesanti e, soprattutto, con la sensazione di saper leggere le gare con lucidità da veterano: gestione del passo, freddezza nei corpo a corpo, capacità di prendersi il rischio giusto al momento opportuno. Tutti tasselli che, ricomposti, proiettano l’Aprilia nel gruppo delle moto da battere. Per anni, la RS‑GP è stata raccontata come outsider: rapida nei tratti guidati, solida nella percorrenza, meno esplosiva in altre aree.

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L’evoluzione vista tra fine stagione e avvicinamento al 2026 suggerisce un pacchetto complessivo più armonico, dove la velocità pura si accompagna a una ciclistica che consente di osare nei punti chiave del giro. Qui il pilota fa la differenza, e Bezzecchi ha dimostrato di saperla fare con costanza, non solo con fiammate isolate.

L’elemento più rilevante è che questo salto non sembra figlio del colpo di fortuna: il riminese è diventato un riferimento anche dentro al box, guida la direzione degli aggiornamenti e valorizza i punti forti della moto, trasformando l’energia del gruppo in rendimento cronometrico. Se l’ultima parte del 2025 ha scritto l’abstract, il 2026 si presenta come il capitolo dove l’Aprilia può mettere a terra la propria maturità tecnica e sportiva. In questo scenario, il numero 72 non è più la mina vagante che scompagina il podio di giornata: è il perno attorno a cui ruota un progetto che punta a insidiare la continuità della concorrenza. Il dato più incisivo, per gli avversari, è psicologico: sapere che Bezzecchi oggi vince in modi diversi — di ritmo, di gestione, di scatto — costringe tutti a ripensare strategie, assetti e interpretazioni delle gare, spostando il confine di ciò che basta per restare davanti.

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Il test di Valencia e i primi segnali tecnici

L’ultimo banco di prova significativo è arrivato a Valencia, dove il lavoro di fino ha offerto indizi preziosi. La RS‑GP ha messo in vetrina un pacchetto aerodinamico rifinito e un ingresso in curva più pastoso, indizio di equilibrio tra carico e agilità utile sia nel time attack sia sul passo gara. Dettagli che, sommati, disegnano una moto capace di stare alta di prestazione senza stress eccessivi sugli pneumatici, qualità vitale nelle fasi centrali della corsa.

Dall’altra parte del box rivale, le rosse di Ducati hanno richiamato una linea estetica più classica ma hanno lavorato soprattutto sul concreto: trazione in uscita e stabilità nelle accelerazioni violente, due zone dove il margine cumulato sul giro e sulla distanza può cambiare il destino di un duello. In questo contesto, l’assenza di Marc Márquez ha tolto un pezzo del puzzle, rendendo però più chiaro il perimetro della sfida. Se l’otto volte campione tornerà al 100%, la narrativa tecnica prefigura un confronto stile “elastico”: l’Aprilia che prova a scappare sfruttando fluidità e gestione, la Ducati che ricuce nella fase di drive, dove la trazione massimizzata paga negli allunghi e in uscita dalle curve lente.

Se invece dovesse servire qualche gara per ritrovare ritmo e automatismi, il margine che Bezzecchi e la RS‑GP potranno costruire all’inizio potrebbe pesare più del previsto nella corsa al titolo. Il test, insomma, non ha consegnato verdetti definitivi ma ha dato una mappa: finestre di pista in cui l’Aprilia appare naturale e scorrevole, finestre dove la Ducati può capitalizzare potenza e stabilità. Su circuiti stop-and-go la sfida si giocherà sulla capacità di mettere a terra i cavalli senza scomporre la moto; sulle piste più guidate, conterà la qualità della percorrenza. In mezzo, scelte di assetto e gomme che, nel 2026, potrebbero orientare più gare del solito.

marquez in gara contro bezzecchi

Il rebus Márquez: infortunio, rientro e incroci con Ducati

Il punto interrogativo che accompagna l’inverno è la condizione di Marc Márquez, campione in carica del 2025 ma costretto a chiudere anzitempo la stagione per l’incidente di Mandalika. Il contatto al via con Marco Bezzecchi ha provocato una frattura al coracoide e un danno legamentoso che hanno richiesto stop forzato e intervento chirurgico, con una tabella di recupero scandita da immobilizzazione e riabilitazione mirata.

Lo spagnolo non ha nascosto l’amarezza, sintetizzando la sensazione con una frase che fotografa lo stato d’animo: “Esta lesión ha sido injusta”. Da lì, però, la scelta è stata di guardare avanti, fissando come obiettivo la piena integrità fisica per affrontare il 2026. Dentro il box di Ducati, il lavoro è proseguito con metodo: raccolta dati, sviluppo e simulazioni per farsi trovare pronti quando il numero 93 tornerà a spingere senza limitazioni. Il tema non è solo il giorno del rientro, ma la qualità del rientro: quanto tempo servirà per riallineare sensibilità al limite, fiducia sull’anteriore e aggressività nei cambi di direzione?

@skysport 𝐋𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐦𝐨𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐌𝐚𝐫𝐜 𝐌𝐚𝐫𝐪𝐮𝐞𝐳 𝐝𝐚𝐯𝐚𝐧𝐭𝐢 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐢𝐦𝐦𝐚𝐠𝐢𝐧𝐢 𝐜𝐡𝐞 𝐫𝐚𝐜𝐜𝐨𝐧𝐭𝐚𝐧𝐨 𝐢𝐥 𝐬𝐮𝐨 𝐯𝐢𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨, 𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐨 𝐡𝐚 𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐚𝐥𝐥’𝐢𝐧𝐟𝐨𝐫𝐭𝐮𝐧𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝟐𝟎𝟐𝟎 𝐚𝐥 𝐫𝐢𝐭𝐨𝐫𝐧𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐯𝐢𝐭𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐧𝐞𝐥 𝟐𝟎𝟐𝟓 🥹 𝐐𝐮𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐬𝐞𝐫𝐚, 𝐝𝐨𝐦𝐞𝐧𝐢𝐜𝐚 𝟐𝟖 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞, 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝟐𝟎.𝟎𝟎 𝐬𝐮 𝐒𝐤𝐲 𝐒𝐩𝐨𝐫𝐭 𝐌𝐨𝐭𝐨𝐆𝐏 𝐚𝐧𝐝𝐫𝐚̀ 𝐢𝐧 𝐨𝐧𝐝𝐚 𝐥𝐨 𝒔𝒑𝒆𝒄𝒊𝒂𝒍𝒆 ”𝑴𝒂𝒓𝟗𝒖𝒆𝒛”, per celebrare la straordinaria stagione 2025 di Marc Marquez e il suo nono titolo mondiale 👏🏻 I risultati del GP del Giappone e la classifica del mondiale nelle storie. La MotoGP torna subito! In pista il prossimo weekend (3-5 ottobre) a Mandalika 📹 @MotoGP™ #SkyMotori #SkyMotoGP #MotoGP #JapaneseGP #Marquez ♬ original sound – Sky Sport

Nella migliore delle ipotesi, Márquez riaccenderà subito il livello che l’ha reso imprendibile in molti duelli; in uno scenario più prudente, potrebbero servire due o tre weekend per riannodare il filo del ritmo assoluto, finestra che l’Aprilia di Bezzecchi proverà a sfruttare per mettere fieno in cascina. Il peso dell’episodio di Mandalika è anche simbolico: ricorda quanto sia sottile la linea tra dominio e vulnerabilità in una categoria compressa nei millesimi.

Per questo, l’apertura 2026 assume il sapore di un esame a cielo aperto: come risponderà il corpo del campione ai carichi di una MotoGP moderna? E come reagirà la concorrenza sapendo che, se il rientro sarà immediatamente incisivo, lo spartito della stagione potrebbe piegarsi di nuovo verso chi ha un talento unico nello spostare i limiti curva dopo curva?

L’ecosistema Ducati e la continuità Aprilia: equilibrio di forze e scenari

Sullo sfondo si muove la geografia tecnica del campionato. L’“ecosistema Ducati” resta un moltiplicatore di sviluppo: più moto in pista, più flussi di dati, maggiore capacità di validare soluzioni su setup, aerodinamica e gestione elettronica. Una macchina organizzativa che ha costruito un vantaggio metodico negli anni, con un centro di gravità a Borgo Panigale in grado di trasformare feedback in aggiornamenti spendibili in tempi rapidi. Di fronte, la Aprilia ha scelto una linea diversa ma coerente: continuità attorno a Marco Bezzecchi, valorizzazione dei punti forti della RS‑GP e sviluppo mirato più che bulimico. La differenza di filosofia rende la sfida affascinante: da una parte l’ampiezza del campione dati, dall’altra la profondità della specializzazione.

Nel 2026, la bilancia potrebbe oscillare gara per gara in funzione delle caratteristiche dei tracciati e della capacità di anticipare l’evoluzione degli avversari. Se il 2025 ha suggerito la trama, con Bezzecchi passato da talento esplosivo a riferimento stabile, il nuovo anno chiede conferme: trasformare l’inerzia favorevole in punti, ridurre gli alti e bassi, capitalizzare ogni finestra in cui la moto “parla” bene con l’asfalto. In parallelo, il rientro di Marc Márquez rimescola il mazzo dentro Ducati, che conosce il peso specifico del proprio fuoriclasse e sa che ogni scelta tecnica dovrà convergere sulle sue sensazioni. È qui che si gioca anche la partita mentale: la consapevolezza, nel box del campione del mondo, che lo “spauracchio” nei retrovisori porta il nome di Bezzecchi, oggi più che mai capace di dettare il ritmo su più piste.

L’apertura di stagione, quindi, non sarà un confronto strategico: chi saprà massimizzare i primi weekend potrebbe indirizzare la narrazione dell’intero campionato. E in un contesto dove i millesimi fanno la differenza, saper leggere prima degli altri la direzione del vento può valere quanto un sorpasso all’ultima curva.

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