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Atalanta-Dortmund, la notte in cui si misura la credibilità europea: perché a Bergamo non basta “attaccare”

Atalanta

Novanta minuti possono trasformarsi in un processo o in una ripartenza. Questa sera, mercoledì 25 febbraio 2026, l’Atalanta si gioca una fetta enorme della propria stagione europea nel ritorno dei playoff di Champions League contro il Borussia Dortmund, con calcio d’inizio alle 18:45. Il punto di partenza è scomodo: all’andata, in Germania, i nerazzurri hanno perso 2-0, colpiti subito e poi puniti prima dell’intervallo. In teoria la rimonta è possibile, in pratica richiede una partita quasi perfetta: intensità, lucidità e una gestione dei momenti che spesso, in Europa, fa la differenza più delle idee.

Il tema non è soltanto segnare due gol per pareggiare il conto e allungare la sfida: è capire come farlo senza concedere al Dortmund proprio ciò che lo rende letale, cioè campo, transizioni e occasioni “corte” in area. In una serata del genere, la tentazione è spingere subito, alzare i giri, mettere la partita sul binario dell’assedio. Ma contro una squadra che ha già dimostrato di saper difendere con ordine e ripartire con tempi precisi, l’Atalanta deve trovare un equilibrio più raffinato: correre sì, ma con una struttura; attaccare sì, ma senza perdere il controllo. E soprattutto, deve evitare di trasformare l’urgenza in confusione.

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Un 2-0 che pesa: cosa racconta davvero l’andata e perché il ritorno chiede un piano diverso

La sconfitta dell’andata non è stata un semplice incidente: è stata una fotografia di quanto l’Europa sia spietata quando sbagli i dettagli. Il Borussia Dortmund ha indirizzato la gara immediatamente, trovando il vantaggio al 3’ con Serhou Guirassy, bravo a finalizzare di testa su cross, e poi ha raddoppiato al 42’ con Maximilian Beier, chiudendo il primo tempo con l’aria di chi aveva già scelto il copione. L’Atalanta ha avuto fasi di possesso e iniziative, ma ha prodotto meno di quanto serve in una partita europea di quel livello: l’impressione è che il Dortmund abbia accettato di concedere qualcosa fuori dall’area, ma abbia protetto con attenzione la zona in cui nascono i gol.

Il 2-0, in una doppia sfida, è un risultato “strano”: non è una condanna, ma obbliga a una lettura molto più matura della partita. Perché il pareggio complessivo non basta per qualificarsi direttamente: serve almeno recuperare i due gol per portare la gara ai supplementari, e poi eventualmente completare la rimonta. Questo significa che l’Atalanta deve programmare la gara su più livelli: un primo obiettivo (segnare) e un secondo obiettivo (non concedere). Contro una squadra tedesca che sa proteggere il vantaggio senza rinunciare a colpire, basta una disattenzione per ritrovarsi a inseguire tre reti, e lì la montagna diventerebbe quasi verticale.

@skysport 🟡⚫️ 𝐆𝐮𝐢𝐫𝐚𝐬𝐬𝐲 𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚 𝐢𝐧 𝐯𝐚𝐧𝐭𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐢𝐥 𝐁𝐨𝐫𝐮𝐬𝐬𝐢𝐚 𝐃𝐨𝐫𝐭𝐦𝐮𝐧𝐝 𝐝𝐨𝐩𝐨 𝟑 𝐦𝐢𝐧𝐮𝐭𝐢: alla prima azione d'attacco Beier lavora un buon pallone per Ryerson, cross perfetto per la testa di Guirassy e Carnesecchi battuto 🏟️#BorussiaDortmundAtalanta 2-0 #SkySport #SkyUCL #UCL #Guirassy ♬ audio originale – Sky Sport

Per questo il ritorno a Bergamo non può essere la copia emotiva dell’andata al contrario. Non deve essere “tutto all’assalto” fin dal primo minuto, perché una gara così si rompe in due: se ti sbilanci presto e perdi una palla sporca, la ripartenza diventa un rigore in movimento. Serve invece un piano diverso, fatto di pressione organizzata e attacco ragionato: costruire occasioni pulite, aumentare la frequenza dei tiri da zone favorevoli, sporcare l’uscita del Dortmund senza allungare troppo la squadra. È qui che si misura la qualità del lavoro: nel saper essere aggressivi senza essere fragili.

Un altro aspetto chiave riguarda la gestione psicologica dei “momenti” della partita. Il Dortmund sa vivere bene le fasi in cui non ha il pallone, e sa anche spezzare il ritmo: una rimessa battuta con calma, un duello vinto, una salita del baricentro nel momento giusto. L’Atalanta, invece, deve evitare che la frenesia la porti a scegliere sempre la giocata più rapida e più prevedibile. Le rimonte europee, quasi sempre, nascono da una combinazione: intensità e pazienza. Chi riesce a sommare queste due qualità, di solito, resta dentro la partita fino all’ultimo; chi le separa, finisce per consumare energie e speranze insieme.

Palladino

Come si costruisce una rimonta credibile: ritmo, ampiezza e scelte nei duelli decisivi

Per recuperare due gol, il primo impulso è pensare ai giocatori offensivi e alla necessità di “riempire l’area”. È vero, ma non è sufficiente. Una rimonta credibile, contro un avversario che riparte bene, nasce prima di tutto dalla qualità delle uscite e dalla capacità di arrivare in rifinitura con uomini e distanze corrette. L’Atalanta deve avere un’idea chiara su come far arrivare la palla negli ultimi trenta metri senza forzare il primo passaggio verticale: se la giocata si spezza troppo presto, la squadra si allunga, e il Dortmund trova esattamente ciò che vuole: campo da attaccare.

Il tema dell’ampiezza sarà centrale. A Bergamo, con un avversario che può abbassarsi e difendere con densità, serve allargare la linea difensiva e creare corridoi interni. Non significa crossare in automatico, ma costruire situazioni in cui il cross diventa una soluzione “giusta”, non una scorciatoia. Per farlo, servono catene laterali efficienti: un esterno che dà profondità, un centrocampista che sostiene, un attaccante che occupa l’area con tempi corretti. Se i movimenti sono sincronizzati, anche una difesa ordinata può finire in ritardo di mezzo passo, e mezzo passo in Champions spesso è un gol.

Un altro punto riguarda i duelli individuali, soprattutto quelli difensivi. In una partita di rimonta, la squadra che insegue tende a difendere spesso in avanti, con molti uomini oltre la linea della palla. Questo aumenta la probabilità di dover gestire situazioni “a campo aperto”. E lì l’Atalanta non può permettersi di perdere i contrasti più semplici o di restare scoperta sui cambi di gioco. Il Dortmund, quando recupera palla, non ha bisogno di costruire a lungo: gli basta trovare una ricezione pulita e attaccare la profondità. Per questo la prevenzione difensiva – cioè come ti sistemi mentre attacchi – può valere quanto una conclusione in porta.

Dal punto di vista del ritmo, l’Atalanta deve evitare un’illusione: che la partita si vinca nei primi quindici minuti. È importante partire forte, ma la vera partita si gioca nella capacità di mantenere un’intensità alta anche dopo l’intervallo, quando le gambe pesano e le letture diventano più difficili. In quella fase, gli episodi contano ancora di più: una seconda palla conquistata, un fallo intelligente, una scelta semplice fatta al momento giusto. La rimonta, spesso, non è un’esplosione continua: è una sequenza di piccoli vantaggi accumulati fino a ribaltare l’inerzia.

E poi c’è la questione del primo gol. Segnare presto cambierebbe tutto: darebbe fiducia, aumenterebbe la spinta del pubblico e costringerebbe il Dortmund a uscire un po’ di più. Ma anche qui, la chiave è non farsi divorare dall’ansia se quel gol non arriva subito. La partita dura, e può cambiare anche con una rete nella seconda metà del primo tempo o a inizio ripresa. L’Atalanta deve restare dentro la gara con la testa: non concedere nulla, continuare a produrre, aumentare la pressione senza perdere ordine. In una notte europea, la differenza tra un sogno e un rimpianto è spesso una scelta fatta con lucidità.

Dortmund

Il Dortmund con due gol di vantaggio: gestione, transizioni e i rischi nascosti di una partita “di ritorno”

Chi guarda solo il risultato potrebbe pensare che il Borussia Dortmund si presenterà a Bergamo per “difendere e basta”. Sarebbe un errore di lettura. Con due gol di vantaggio, la squadra tedesca può permettersi una gestione più elastica: abbassarsi quando serve, alzarsi quando percepisce il momento giusto. Ed è proprio questo il rischio più grande per l’Atalanta: affrontare un avversario che non ha un solo volto, ma più maschere nella stessa partita.

Il Dortmund, infatti, sa rendere la gara sporca senza perdere la possibilità di essere pericoloso. Può abbassare il baricentro, proteggere il centro e invitare l’Atalanta ad allargare il gioco; ma può anche scegliere di portare pressione a tratti, per rompere l’uscita e costringere a giocare lungo. In entrambe le situazioni, la squadra che insegue è quella che rischia: se perdi palla in costruzione, concedi un’occasione; se forzi la giocata diretta, perdi qualità e regali possessi.

Il punto decisivo, allora, è la transizione. Ogni palla persa nella metà campo offensiva può trasformarsi in una corsa all’indietro. E in queste partite, la corsa all’indietro non è solo fisica: è mentale. Devi capire chi esce in pressione, chi copre la profondità, chi resta a protezione dell’area. Se anche uno solo sbaglia il tempo, l’avversario arriva in porta. Il Dortmund non ha bisogno di dieci occasioni per segnare: spesso gli basta quella giusta.

Un altro aspetto da considerare è la gestione dei minuti finali. Se l’Atalanta dovesse arrivare nel finale con la rimonta ancora da completare, la partita diventerebbe un equilibrio instabile: aumentano i rischi, crescono i duelli, si moltiplicano i palloni in area. In quel contesto, il Dortmund potrebbe sfruttare due leve: interrompere il ritmo e cercare la giocata che “uccide” la partita con un gol in trasferta (che qui non vale doppio, ma psicologicamente vale tantissimo). Per l’Atalanta, significa non farsi prendere dalla smania di buttare dentro palloni senza criterio: più la palla è forzata, più è facile da respingere; più è facile da respingere, più diventa pericolosa la ripartenza.

Il ritorno, insomma, è una partita piena di trappole. La più pericolosa è quella emotiva: credere che basti l’orgoglio. L’orgoglio serve, ma da solo non sposta il punteggio. Servono scelte chiare, qualità nei dettagli e una capacità costante di interpretare i momenti. L’Atalanta deve trasformare la pressione in energia, e l’energia in calcio: solo così la rimonta smette di essere una parola e diventa una possibilità reale.