x

x

Vai al contenuto

Aston Martin, l’inverno della grande promessa: ritardi di progetto e nodo Honda scuotono l’avvio della F1 2026

alonso in aston martin

Aston Martin, l’inverno della grande promessa: ritardi di progetto e nodo Honda scuotono l’avvio della F1 2026

L’idea era chiara: unire l’esperienza di un due volte campione del mondo come Fernando Alonso, l’impatto progettuale di Adrian Newey e la spinta tecnica di una power unit firmata Honda per trasformare Aston Martin in una protagonista stabile della nuova era. A fine inverno, però, il quadro che emerge dal paddock è molto meno luminoso. I riscontri dei test e i racconti che filtrano dal team descrivono una preparazione complicata, segnata da un doppio peso: da una parte una fase di sviluppo partita in salita, dall’altra un pacchetto propulsivo che, nel confronto diretto con i rivali, non avrebbe ancora espresso la competitività attesa.

Nel momento in cui la Formula 1 si prepara a inaugurare la stagione della “rivoluzione” tecnica, ogni giorno di lavoro perso si trasforma in un debito da pagare in pista. E per una squadra che punta a cambiare status, il rischio è di ritrovarsi intrappolata in un paradosso: ambizioni da top team, ma tempi e risorse consumati per risolvere problemi di base. È un allarme che non riguarda solo la prima gara: quando un progetto nasce in ritardo, spesso trascina conseguenze su affidabilità, correlazione tra simulatore e pista, qualità degli aggiornamenti e perfino sulla gestione del weekend. In questo scenario, Aston Martin si trova già davanti a un bivio strategico: inseguire subito una rimonta aggressiva o consolidare un piano di crescita più graduale, evitando che la pressione trasformi un inizio difficile in una stagione compromessa.

Newey prima di andare in aston martin

Un progetto ripensato in corsa: perché i mesi persi pesano più del cronometro

Nel mondo della Formula 1 il tempo non è solo una variabile: è la risorsa più preziosa. Quando una monoposto nasce da un regolamento nuovo, la finestra utile per impostare filosofia, architettura e compromessi tecnici è strettissima. Se in quel periodo arriva una scelta drastica, come una riprogettazione profonda dell’auto, gli effetti possono moltiplicarsi: ritardi nelle parti, revisioni continue dei concetti aerodinamici, e soprattutto un percorso di validazione che diventa più lungo e incerto. In Aston Martin il punto chiave sarebbe stato proprio questo: l’ingresso operativo di Adrian Newey avrebbe portato a una decisione radicale, una richiesta di ripensamento totale del progetto 2026, con conseguente slittamento del lavoro rispetto ai rivali.

La riprogettazione non è un gesto romantico” da genio della matita: significa rimettere mano alla struttura, alle scelte di packaging, alle geometrie e alle interfacce tra telaio, aerodinamica e power unit. In un campionato con vincoli economici e di produzione, ogni revisione impone anche un costo indiretto: ore di CFD e galleria del vento “spese” per tornare al punto di partenza, componenti scartati, cicli di montaggio ripetuti e procedure riscritte. Il risultato più pericoloso, spesso, non è il giro secco: è la mancanza di dati affidabili. Perché se l’auto arriva tardi, hai meno tempo per provare assetti, verificare correlazioni e capire davvero dove intervenire.

In più c’è l’aspetto umano e organizzativo. Un team che cambia direzione in corsa deve riallineare reparti diversi: aerodinamici, progettisti, meccanici, simulatoristi, produzione. Anche con un leader tecnico fortissimo, la macchina si muove solo se tutti gli ingranaggi girano allo stesso ritmo. Ed è qui che la F1 moderna è spietata: chi arriva alla prima gara con un pacchetto già capito” ha un vantaggio che non si misura solo in decimi, ma in capacità di evoluzione. L’inizio di stagione non è più soltanto un test prolungato: è la base su cui si costruisce la traiettoria dell’intero anno. Se la base è instabile, ogni aggiornamento rischia di essere una correzione d’emergenza invece di un passo avanti pianificato.

Per Aston Martin, quindi, la questione non è soltanto “quanto manca” in prestazione pura. È anche “quanto manca” in preparazione: quanti scenari non sono stati esplorati, quante soluzioni non sono state validate, quanta conoscenza della vettura non è stata accumulata. Quando si parte così, la prima fase del Mondiale diventa un esercizio di sopravvivenza intelligente: massimizzare punti e informazioni, proteggere affidabilità e imparare in fretta. Perché il rischio più grande, in una stagione di regole nuove, è inseguire troppe cose insieme senza una direzione chiara.

@skysport

🟢 𝐏𝐫𝐨𝐛𝐥𝐞𝐦𝐢 𝐢𝐧 𝐜𝐚𝐬𝐚 𝐀𝐬𝐭𝐨𝐧 𝐌𝐚𝐫𝐭𝐢𝐧 𝐜𝐨𝐧 𝐅𝐞𝐫𝐧𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐀𝐥𝐨𝐧𝐬𝐨 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐫𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐚 𝐟𝐞𝐫𝐦𝐚𝐫𝐬𝐢 𝐞 𝐥𝐚 𝐬𝐮𝐚 𝐀𝐌𝐑𝟐𝟔 𝐫𝐢𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐚𝐢 𝐛𝐨𝐱. 𝐄 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐞 𝐟𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐀𝐝𝐫𝐢𝐚𝐧 𝐍𝐞𝐰𝐞𝐲 𝐝𝐢𝐦𝐨𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐞𝐫𝐭𝐚 𝐭𝐞𝐧𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 Secondi test F1 in Bahrain in corso! Gli 11 team della Formula 1 2026 girano nuovamente sul circuito di Sakhir mercoledì 18, giovedì 19 e venerdì 20 febbraio. Seguiremo ogni minuto, dalle 08:00 alle 12:00 e dalle 13:00 alle 17:00 dei 3 giorni che anticipano l’inizio del Mondiale. Diretta su Sky Sport F1, canale 207, streaming su NOW, sul canale YouTube di Sky Sport F1 e sul profilo Tik Tok di NOW. Tutti gli aggiornamenti minuto per minuto sul sito di Sky Sport 🔜 Il Mondiale di F1 scatta in Australia nel weekend del 6-8 marzo. La stagione 2026 sarà in esclusiva su Sky Sport F1, canale 207, e in streaming su NOW #SkyMotori #F1 #Formula1 #F1Testing #AstonMartin

♬ suono originale – Sky Sport

Il nodo power unit: confronto con i rivali e la pressione di un esordio senza margine

Se il ritardo progettuale è una zavorra, la power unit può diventare l’ago della bilancia. In un’era in cui la gestione energetica e l’efficienza contano quanto la velocità di punta, avere un motore “non al livello” significa pagare su più fronti: accelerazione, recupero energia, capacità di difendersi e attaccare, e persino libertà di scelta sugli assetti aerodinamici. In questo contesto, Aston Martin avrebbe vissuto un impatto duro con la realtà: la power unit Honda, almeno nelle prime uscite, non avrebbe retto il confronto con i riferimenti immediati del paddock, in particolare con il pacchetto rivale che ha mostrato una base più solida.

Il tema non è solo la potenza massima. Quando un progetto propulsivo soffre, spesso emergono limiti di guidabilità (erogazione meno lineare), difficoltà nella gestione termica (temperature che obbligano ad aprire carrozzeria e perdere efficienza), e scelte conservative sull’affidabilità che riducono la libertà nelle mappature. In un campionato dove la differenza la fanno i dettagli, anche una piccola prudenza obbligata” può trasformarsi in un gap costante. E poi c’è l’aspetto più subdolo: un pacchetto non competitivo costringe a inseguire soluzioni tampone, che raramente sono compatibili con lo sviluppo a lungo termine.

@fuorigiri.f1 Bruttissimo rumore della Power Unit Honda nel Day 2 di bahrain. Al volante c’era Fernando Alonso, che, secondo molti conoscenti non è per nulla soddisfatto di questa monoposto. È possibile che questa monoposto sia nata male? Dimmi la tua! #F1Testing #astonmartin #adriannewey #fernandoalonso #AstonMartinF1 ♬ audio originale – Fuorigiri F1

Quando un team si trova a dover inseguire contemporaneamente una base telaistica non completamente matura e un’unità di potenza che deve ancora esprimere pieno potenziale, la gestione della stagione diventa un equilibrio di compromessi. Ogni weekend si trasforma in una domanda: spingere per capire, rischiando rotture e penalità, oppure proteggere il chilometraggio sacrificando prestazione? In un mondo ideale, un top team lavora per affinare; in un mondo reale, chi parte in difficoltà lavora prima per rendere “funzionante” il sistema. Ed è una differenza enorme, perché la crescita non è lineare: spesso avviene a scatti, quando un problema strutturale viene risolto e improvvisamente si liberano margini di lavoro su altri fronti.

In mezzo a questa tempesta, la figura di Fernando Alonso diventa centrale. Un pilota esperto può trasformare un inizio complicato in un percorso di recupero, aiutando a dare priorità ai problemi e a indirizzare il lavoro del team su ciò che davvero sposta il cronometro. Ma l’esperienza non può annullare i vincoli tecnici: può solo ridurre gli sprechi, evitare errori grossolani e massimizzare il potenziale disponibile. Per questo le prime gare saranno soprattutto un test di gestione: capire se Aston Martin riuscirà a stabilizzare il pacchetto, aumentare l’affidabilità, e soprattutto costruire una piattaforma di sviluppo credibile.

La nuova F1 non aspetta nessuno. E quando l’asticella si alza per tutti, chi parte in ritardo deve correre il doppio: in pista e in fabbrica. Aston Martin ha ancora tempo per cambiare la narrativa della stagione, ma il segnale dell’inverno è chiaro: la promessa era enorme, l’inizio è in salita, e la risposta dovrà arrivare con fatti, chilometri e aggiornamenti che funzionano al primo colpo.

Argomenti