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Giovedì di Monte-Carlo: Sinner ritrova Machac, Berrettini si misura con Fonseca

Sinner

Il Rolex Monte-Carlo Masters entra nel punto della settimana in cui la terra battuta smette di essere “test” e diventa sentenza. Giovedì 9 aprile 2026 il tabellone si restringe, i margini d’errore si assottigliano e la giornata propone incroci che, per peso specifico e incastri, valgono più di un semplice passaggio del turno. Sul Centrale, Jannik Sinner affronta di nuovo Tomáš Macháč per un posto nei quarti; subito dopo tocca a Carlos Alcaraz, chiamato a confermare l’energia mostrata nel debutto; sul Court des Princes Matteo Berrettini si ritrova davanti l’esplosività e l’incoscienza positiva di João Fonseca. In mezzo, una serie di sfide che possono riscrivere il quadro degli ottavi: Alexander Zverev, Hubert Hurkacz, Casper Ruud e altri nomi pesanti sono costretti a far coincidere ambizione e concretezza, perché a questo punto del torneo la classifica non si difende con le intenzioni, ma con i game vinti.

berrettini durante monte carlo

Il senso della giornata: perché questi ottavi pesano più di quanto dica il calendario

Quando Monte-Carlo arriva alla giornata degli ottavi, la settimana cambia fisionomia. Fino a qui, la terra battuta del Principato ha già chiesto un tributo importante a chi si è presentato con certezze fragili: mercoledì, ad esempio, Alexander Zverev ha dovuto salvarsi in rimonta contro Cristian Garin dopo una battaglia lunga e piena di scossoni, con un terzo set in cui si è trovato sotto 0-4 prima di rimettere insieme i pezzi e chiudere 4-6, 6-4, 7-5. Un successo che, più del punteggio, racconta il tipo di pressione che la superficie può generare: scambi lunghi, necessità di costruire il punto, capacità di reggere emotivamente quando il match “si sporca”. Nello stesso giorno è arrivata anche l’eliminazione di Andrey Rublev, campione qui nel 2023, battuto dal belga Zizou Bergs con un 6-4, 6-1 che ha il sapore di cambio di scena: a Monte-Carlo non conta ciò che sei stato, conta cosa riesci a fare con le gambe e con la testa nell’ora in cui l’avversario ti trascina fuori dalla tua comfort zone.

È in questo contesto che la giornata di giovedì diventa una “linea di confine”. Il programma ufficiale, a partire dalle ore 11, mette in fila partite che possono influenzare l’equilibrio dell’intera parte alta e bassa del tabellone. Sul Centrale (Court Rainier III) l’apertura è affidata a Zizou Bergs contro Alexander Zverev: da una parte l’inerzia di chi ha già “scoperchiato” il torneo facendo fuori un big, dall’altra la necessità del favorito di trasformare la sofferenza di mercoledì in un messaggio di stabilità. Subito dopo, ecco Tomáš Macháč contro Jannik Sinner, seguito da Carlos Alcaraz contro Tomás Martín Etcheverry e da Valentin Vacherot contro Hubert Hurkacz. In parallelo, sul Court des Princes, la sequenza prevede Matteo Berrettini contro João Fonseca, Felix Auger-Aliassime contro Casper Ruud, Jiří Lehečka contro Alexander Bublik e Alexander Blockx contro Alex de Minaur. Non è solo un “menù ricco”: è un incastro che mette in evidenza un dato tipico di Monte-Carlo, cioè la capacità del torneo di mescolare esperienze e generazioni nello stesso punto della settimana, quando la condizione fisica e l’attenzione tattica contano più del nome sulla locandina.

Il peso degli ottavi, inoltre, non è mai neutro: qui si entra nella zona in cui il torneo smette di essere “preparazione” e diventa obiettivo. Chi punta alla stagione sul rosso vuole uscire dal Principato con un segnale chiaro: o una prestazione dominante, o la prova di saper soffrire e vincere comunque. E la differenza tra queste due cose, spesso, è il dettaglio: una seconda palla più protetta, una risposta più aggressiva nei momenti chiave, la scelta di non forzare quando il campo restituisce rimbalzi irregolari. In sintesi: giovedì non è solo un giorno di partite, è un giorno di definizioni.

alcaraz

Sinner-Macháč e Alcaraz-Etcheverry

Il confronto tra Jannik Sinner e Tomáš Macháč è uno di quei match che, a questo livello, si leggono su più piani. Il primo è quello tecnico: ritmo da fondo, gestione delle diagonali, capacità di trasformare la spinta in controllo sulla terra. Il secondo è quello psicologico: ritrovarsi lungo la stessa stagione significa avere già una memoria comune, e in questi casi i primi game spesso diventano un braccio di ferro per capire chi detta la temperatura dello scambio. Sinner arriva a questa fase del torneo con l’idea di continuare a imporre un tennis “verticale” anche su una superficie che tende a rallentare. Sulla terra, la sua efficacia dipende da una scelta precisa: evitare di farsi risucchiare in scambi che non portano vantaggio, e al tempo stesso accettare che qualche punto vada costruito con più pazienza. Il punto non è solo “colpire forte”: è capire quando accelerare e quando, invece, allungare per logorare le gambe dell’avversario.

Macháč rappresenta un tipo di avversario scomodo perché sa cambiare geometrie e può spezzare il ritmo con variazioni di direzione e tempi. In un ottavo di Monte-Carlo, questo può essere decisivo: la partita non la vince sempre chi produce più vincenti, ma chi sbaglia meno nei momenti in cui l’inerzia sembra scivolare via. La lettura dei punti “neutri” – quelli in cui nessuno dei due sta davvero comandando – diventa fondamentale. Ed è proprio qui che la differenza può farla la gestione del servizio: su terra la prima palla conta, ma conta ancora di più la qualità della seconda, perché una seconda corta o prevedibile concede all’altro l’iniziativa e, spesso, l’intero game.

Subito dopo, sullo stesso campo, tocca a Carlos Alcaraz contro Tomás Martín Etcheverry. Lo spagnolo ha già mandato un messaggio nel debutto: vittoria netta, 6-1, 6-3 contro Sebastián Báez, partita chiusa con l’autorità di chi vuole governare il torneo senza lasciare spiragli. Il tema, ora, è la continuità: su terra è facile accendersi, è più difficile restare lucidi quando l’avversario alza il livello difensivo e ti costringe a fare “un colpo in più” per sfondare. Etcheverry, per caratteristiche, può trasformare l’incontro in una prova di resistenza mentale: spinta pesante, abitudine a scambiare sul rosso, e la capacità di restare dentro il match anche quando perde un game “brutto”. Per Alcaraz, quindi, la priorità è doppia: mantenere alta l’intensità senza esagerare con la ricerca del colpo spettacolare e, soprattutto, gestire le fasi in cui l’avversario prova a portarlo su uno scambio più lineare e meno improvvisato.

Ci sono due aspetti che rendono questo ottavo particolarmente interessante. Il primo è la gestione della profondità: se Alcaraz riesce a spingere l’argentino dietro la linea, il campo si apre e le combinazioni diventano naturali. Il secondo è la capacità di leggere la giornata: a Monte-Carlo le condizioni possono cambiare tra mattina e pomeriggio, tra sole e umidità, e chi si adatta più rapidamente spesso prende un vantaggio invisibile ma enorme. In un torneo così, anche un set “semplice” può diventare complicato se non si controlla la qualità dei primi due colpi dopo il servizio. E negli ottavi, un passaggio a vuoto di dieci minuti può costare un’intera settimana.

berrettini prima di una partita a monte carlo

Berrettini-Fonseca e gli altri incroci

Sul Court des Princes, l’ottavo tra Matteo Berrettini e João Fonseca è il classico match che Monte-Carlo sa regalare: un confronto tra un giocatore che conosce la pressione dei grandi palcoscenici e un talento giovane che vive l’evento con la libertà di chi ha tutto da guadagnare. Berrettini arriva con addosso l’eco di una prestazione fuori scala: il 6-0, 6-0 inflitto a Daniil Medvedev in 49 minuti è un risultato che va oltre la cronaca, perché racconta una superiorità totale e rarissima a questi livelli. Ma proprio per questo, il match successivo è spesso il più delicato: dopo una vittoria perfetta, la sfida è ritrovare la stessa fame, accettando che il punteggio non sarà necessariamente “semplice” e che l’avversario porterà un’energia diversa, fatta di coraggio e accelerazioni improvvise.

Fonseca si presenta come un test particolare: non è un giocatore che ti concede tempo per “entrare” nel match. Se prende fiducia, può alzare rapidamente la velocità della palla e costringerti a rispondere con qualità immediata. Per Berrettini, allora, il focus si sposta su due pilastri: servizio e primo colpo dopo il servizio. Sulla terra, soprattutto a Monte-Carlo, non basta la potenza: bisogna trovare angoli, usare la rotazione, scegliere quando aprire il campo e quando invece giocare profondo per non farsi prendere in anticipo. L’altro aspetto chiave è la gestione degli scambi sul rovescio: se l’italiano riesce a non subire e a girarsi per comandare con il dritto, può trasformare il match in una partita di imposizione; se invece è costretto a difendersi troppo, Fonseca può sentirsi autorizzato a spingere senza paura. In un ottavo così, i primi game hanno un valore enorme: stabiliscono se il giovane può “credere” davvero nel colpo grosso o se, al contrario, viene risucchiato dalla solidità del favorito.

Subito dopo, sempre sul Princes, c’è un’altra sfida che parla di terra battuta in modo esplicito: Felix Auger-Aliassime contro Casper Ruud. Ruud è uno dei riferimenti del rosso per abitudine e pattern di gioco; Auger-Aliassime, invece, deve spesso trovare un equilibrio tra aggressività e continuità. Qui la domanda è semplice: chi riesce a comandare la diagonale di dritto? Se Ruud entra nel suo “ritmo da lavoro”, fatto di spin e profondità, può far scorrere la partita su binari favorevoli; se Auger-Aliassime riesce a prendere campo e a chiudere prima, può rompere la costruzione tipica del norvegese. È uno scontro di identità: resistenza contro accelerazione, pazienza contro iniziativa.

Sul Centrale, infine, merita attenzione anche Valentin Vacherot contro Hubert Hurkacz: da un lato l’entusiasmo di chi gioca in un contesto ideale e sente il torneo come casa, dall’altro un giocatore che, per struttura e servizio, deve dimostrare di saper trasferire i suoi punti di forza su una superficie più esigente. E prima ancora, l’apertura Zverev-Bergs: dopo la rimonta con Garin, Zverev è chiamato a un esame diverso, perché Bergs arriva con la fiducia di chi ha già “strappato” un big dal tabellone. In giornate come questa, il tabellone non perdona: non basta essere favoriti, bisogna dimostrarlo punto dopo punto, con un livello medio alto e senza pause.

È questo il cuore del giovedì di Monte-Carlo: un programma denso in cui ogni match ha una storia e, spesso, un effetto domino sugli incroci successivi. E quando il torneo raggiunge questa fase, la terra battuta smette di essere un palcoscenico romantico e torna a essere ciò che è sempre stata: un campo di prova definitivo, dove la differenza tra chi resta e chi va via si misura nella qualità delle scelte, non solo nella potenza dei colpi.