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Breezy Johnson oro a Cortina per 4 centesimi; Vonn operata

Olimpiadi Milano-Cortina 2026

Sci, Milano-Cortina 2026: Breezy Johnson è oro in discesa per 4 centesimi; caduta e operazione alla gamba per Lindsey Vonn, argento a Emma Aicher, bronzo a Sofia Goggia.

L’americana trionfa sulla Olympia delle Tofane in 1:36.10, margine di 0”04 sulla tedesca; per gli Stati Uniti è il primo oro dei Giochi. La fuoriclasse di Vail finisce a terra dopo 13 secondi, trasportata in elicottero e operata alla gamba sinistra: condizioni stabili.

Una discesa sul filo dei centesimi, un urlo spezzato, un podio che parla anche italiano. Alla Olimpiade di Milano-Cortina 2026, sulla Olympia delle Tofane di Cortina d’Ampezzo, la statunitense Breezy Johnson ha conquistato l’oro della libera femminile con il tempo di 1:36.10, precedendo la tedesca Emma Aicher di appena 0”04 e la beniamina di casa Sofia Goggia, bronzo. La festa, però, si è tinta d’ansia per la rovinosa caduta di Lindsey Vonn a inizio prova: elisoccorso in pista, intervento chirurgico alla gamba sinistra e un intero stadio con il fiato sospeso. È il primo oro a questi Giochi per gli Stati Uniti e un segnale forte nella corsa al medagliere, in una giornata che resterà impressa per emozioni contrastanti e immagini potenti.

@tntsports Breezy Johnson wins gold! 🥇 This fearless run earned her the top spot at the women’s Olympic downhill event 👏 #Olympics #milanocortina2026 #wintersports ♬ original sound – TNT Sports

Cronaca di una discesa decisa sui centesimi

Sulla pista delle Tofane, un anfiteatro naturale che esalta le velocità e punisce gli errori, la libera olimpica si è trasformata in una partita a scacchi giocata a oltre 80 miglia orarie (circa 130 km/h). Breezy Johnson ha impostato una prova senza sbavature, scegliendo traiettorie pulite e un atteggiamento aggressivo ma lucido nei passaggi chiave: compressioni, cambi di pendenza, porte cieche che non perdonano esitazioni. Il cronometro ha premiato quella precisione: 1:36.10 il tempo d’oro, con un vantaggio minimo, quei 4 centesimi che nel downhill separano la gloria dalla delusione. Alle sue spalle, Emma Aicher ha accarezzato il colpo grosso con una discesa di grande qualità, molto composta sul medio e incisiva nel finale, mentre Sofia Goggia ha aggredito la pista come sa, accendendo il boato del pubblico di Cortina e difendendo un podio pesante, frutto di coraggio e gestione dei tratti più ghiacciati.

@eurosportitalia SOFIA GOGGIA BRONZOOOO NELLA DISCESA 🇮🇹🥉 𝐎𝐍𝐋𝐘 𝐓𝐇𝐄 𝐁𝐑𝐀𝐕𝐄 🦁 Goggia conquista la TERZA medaglia consecutiva alle Olimpiadi ed entra nella storia dei Giochi invernali 🥹 #MilanoCortina2026 #Olimpiadi #Olympics #WinterSport #Goggia ♬ audio originale – Eurosport Italia

L’andamento della gara è stato segnato da una lunga interruzione dopo la caduta di Lindsey Vonn, un momento che ha gelato l’atmosfera. Ripartire non è mai semplice quando il gruppo vede da vicino il rischio: la concentrazione si scompone, le routine si spezzano, le linee memorizzate vanno ricucite in fretta nella testa. In quel contesto di tensione, la capacità di “resettare” ha fatto la differenza. Johnson ha mostrato un controllo nervoso esemplare, gestendo velocità e connessioni tra le curve come se viaggiasse su rotaie, senza concedere alle microcorrezioni di sporcare la scorrevolezza. È stata una differenza sottile ma decisiva, che ha trasformato una discesa buona in una discesa vincente. Il podio finale – JohnsonAicherGoggia – racconta una gara equilibrata, in cui il margine di errore era ridotto al minimo e ogni palo anticipato o ritardato anche di pochi centimetri poteva costare posizioni. In termini di impatto, l’oro statunitense inaugura il medagliere a stelle e strisce ai Giochi di Milano-Cortina, mentre l’Italia incassa un bronzo casalingo di valore tecnico ed emotivo.

Il percorso di Johnson: infortuni, stop e una rinascita a Cortina

30 anniBreezy Johnson firma la pagina che vale una carriera e lo fa al termine di un cammino tutt’altro che lineare. Gli infortuni l’hanno più volte frenata, piegandola ma non spezzandola, e l’assenza forzata da Pechino 2022 è stata una ferita profonda, una parentesi dolorosa proprio quando la velocista del Team USA sembrava pronta al salto definitivo. Nel mezzo, la parentesi di una sospensione di 14 mesi legata a “whereabouts” mancati – senza alcuna positività – che l’ha consegnata all’immaginario come una sopravvissuta del Circo Bianco, capace di rimettersi in piedi dopo ogni urto. Arrivare a Cortina e vincere qui, su una pista che in passato l’aveva respinta, dà al suo oro una cornice ancora più potente: non è solo un risultato, è la dimostrazione che la paura può essere addomesticata e trasformata in carburante competitivo.

Nella sua discesa c’è tutta l’evoluzione tecnica e mentale maturata negli ultimi anni. Le “linee pulite” scelte in alto hanno impostato un ritmo che non ha mai perso continuità, la gestione dei piani ha conservato velocità in vista dei tratti più pendenti, e il dosaggio della spinta sugli sci ha tenuto lontani quegli sbandamenti che, a queste andature, diventano micidiali. È il manifesto di una campionessa che ha imparato a fidarsi del proprio piano gara, a isolarsi dal rumore esterno e a convivere con la consapevolezza del rischio. Nel parterre, tra lacrime e incredulità, le sue parole hanno condensato l’emozione del momento: “Non ci credo ancora”. Una frase semplice, ma che restituisce l’eco di un percorso in cui i giorni trascorsi tra fisioterapia, palestra e video-analisi hanno pesato quanto e più delle manche in pista. L’oro di Johnson è anche leadership: un segnale forte dentro lo spogliatoio statunitense, la prova che il gruppo può appoggiarsi a chi ha attraversato le tempeste senza perdere bussola e ambizione. E per una squadra che apre così il proprio medagliere olimpico, il valore simbolico conta quasi quanto quello aritmetico.

@eurosportitalia Lindsey, siamo con te 🙏❤️‍🩹 #MilanoCortina2026 #Olympics #WinterSport #Olimpiadi #Vonn ♬ original sound – Eurosport Italia

La caduta di Vonn: intervento, condizioni e il lungo applauso

Il rovescio della medaglia, in una giornata da brividi, ha il volto di Lindsey Vonn. Dopo appena 13 secondi, un aggancio a un palo e una torsione innaturale hanno interrotto la sua discesa, trasformando il boato in silenzio. Il protocollo d’emergenza è scattato immediatamente: soccorsi in pista, trasferimento in elicottero e prime cure a Cortina, quindi il passaggio al Ca’ Foncello di Treviso per un intervento di stabilizzazione della frattura alla gamba sinistra. Le condizioni della fuoriclasse sono descritte come stabili, con un’équipe congiunta di medici statunitensi e italiani a seguirla nel decorso post-operatorio. Appena una settimana fa, a Crans-Montana, aveva già fatto i conti con un problema al ginocchio: il ritorno olimpico che doveva essere favola si è trasformato in una prova di resilienza estrema, accompagnata dall’applauso lungo e spontaneo dello stadio delle Tofane.

La lunga interruzione ha obbligato tutte a un reset mentale. In questi casi la gestione delle emozioni diventa cruciale: si torna in partenza con immagini forti ancora negli occhi, eppure bisogna ritrovare instantaneamente automatismi e aggressività. Le atlete l’hanno fatto con rispetto e concentrazione, mentre dal parterre e dai social sono arrivati messaggi di vicinanza. Tra questi, le parole di Federica Brignone, che hanno riassunto il sentimento comune: “Un abbraccio a Lindsey”. Il pomeriggio di Cortina ha offerto un promemoria severo sulla natura dello speed: il rischio non è un incidente di percorso, è parte dell’epica della disciplina. A ricordarlo, purtroppo, anche l’infortunio occorso all’andorrana Cande Moreno, a sua volta trasportata in elicottero dopo una caduta pesante. Per Vonn, sono attesi aggiornamenti nelle ore di oggi, 9 febbraio, con la speranza di un bollettino che confermi progressi e decorso regolare. In attesa di notizie, resta l’immagine di una campionessa che, a 41 anni, ha scelto ancora una volta di misurarsi con la velocità assoluta, accettando il prezzo che a volte lo sport presenta alle sue icone.

Sofia Goggia

Reazioni del circo bianco e cosa cambia per Italia e Stati Uniti

Sportivamente, l’oro di Breezy Johnson ridisegna la narrativa statunitense ai Giochi di Milano-Cortina: è il primo titolo a stelle e strisce in questa edizione, una spinta immediata al morale e alla fiducia di una squadra che trova nella nuova campionessa un riferimento tecnico ed emotivo. Non è solo una medaglia: è la conferma che le cadute del passato possono diventare benzina per ripartire più forte, un messaggio che moltiplica l’energia all’interno del gruppo. Per l’Italia, il bronzo di Sofia Goggia vale tantissimo. Arrivato sulla pista di casa e costruito con la consueta miscela di coraggio e controllo, il podio accende l’ambiente azzurro, regala punti di riferimento alla squadra femminile e aggiunge un tassello prezioso al bilancio dei Giochi. In mezzo, l’argento di Emma Aicher conferma la solidità della scuola tedesca: una discesa di lettura finissima, capace di stare in scia all’oro per un’inezia, elemento che arricchisce la competitività complessiva della specialità.

Fuori dalla geometria del cronometro, la dimensione emotiva ha abbracciato l’intero pomeriggio di Cortina. L’infortunio di Lindsey Vonn ha suscitato un’onda di empatia trasversale, che ha unito compagne e avversarie, staff e pubblico. Da qui in avanti, gli sviluppi clinici della fuoriclasse americana saranno seguiti passo dopo passo: il focus, nelle ore successive all’operazione, è sul controllo del dolore e sulla stabilizzazione dell’arto, con l’obiettivo di un decorso regolare. Nel frattempo, il Circo Bianco riparte con un dato scolpito: le Tofane non regalano nulla e chiedono rispetto assoluto. La gara odierna lo ha ricordato con chiarezza, mettendo in fila un podio cortissimo nei tempi e due infortuni che riportano l’attenzione sulla sicurezza, sulla preparazione mentale e sull’importanza delle scelte di linea alle velocità massime. Per gli Stati Uniti, l’oro di Johnson può fare da volano al prosieguo dei Giochi; per l’Italia, il bronzo di Goggia è una base solida su cui costruire entusiasmo e ambizioni nelle prossime giornate. E mentre Cortina trattiene il fiato in attesa di un bollettino incoraggiante su Vonn, resta la certezza che questa discesa entrerà nella memoria collettiva: per il lampo dorato di Johnson, per l’abbraccio a chi soffre e per la consapevolezza, nitida, di quanto sottile sia il confine tra epica e rischio nello sci di velocità.