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Franzoni in vetta alla Streif: due migliori tempi a Kitzbühel

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Reduce dalla settimana perfetta che lo ha consacrato tra i grandi, Giovanni Franzoni si presenta a Kitzbühel con ambizioni dichiarate.

Dopo la vittoria nel SuperG di Wengen e il terzo posto in discesa, l’azzurro arriva sulla leggendaria Streif con il miglior tempo registrato in entrambe le prove cronometrate. Il contesto è quello della Coppa del Mondo, il palcoscenico è tra i più iconici e severi del Circo Bianco: l’Italia sogna un colpo che su questa pista manca da sette anni, lui ci crede e lo fa capire con parole, fatti e una condizione fisica invidiabile.

Forma, fiducia e numeri: l’azzurro arriva a Kitzbühel da protagonista

Nel momento decisivo, Giovanni Franzoni ha trovato un filo di continuità; a Kitzbühel, dove la selezione è spietata e la reputazione della pista intimidisce anche i veterani, l’azzurro ha messo in chiaro fin da subito il proprio stato di grazia: miglior crono in entrambe le prove sulla Streif, un dato che racconta la sua sensibilità sul terreno, scorrevolezza nei tratti veloci e precisione nella parte tecnica. Qui l’intesa è sembrata completa, con linee pulite e una gestione efficace delle velocità alte, elemento decisivo in un SuperG che non perdona esitazioni.

@raiplayhighlights 𝑮𝑶𝑶𝑶 𝑱𝑶𝑯𝑵𝑵𝒀, 𝑮𝑶𝑶𝑶 🇮🇹🏆 Impresa storica di Giovanni Franzoni che si regala la vittoria in una delle Discese più importanti e spettacolari della Coppa del Mondo S P E T T A C O L O 💙 #Sci #Franzoni #Sport #DaVedere ♬ suono originale – RaiPlayHighLights

La lettura dei numeri conta, ma a Kitzbühel non basta: la differenza la fanno il sangue freddo e la qualità del gesto tecnico. La Streif è una sequenza di sollecitazioni: pendenze estreme, passaggi ciechi, atterraggi lunghi, curvoni da incidere con coraggio e millimetrica precisione. Presentarsi con due migliori tempi significa avere già domato una parte della sfida, quella mentale, perché costringe gli avversari a misurarsi con l’idea che l’italiano sia il riferimento. Conta anche il segnale mandato al box materiali: quando l’assetto funziona in prova, il lavoro del team si concentra sulle micro-regolazioni, sulla scelta di sci e strutture per l’orario di gara, sulla reattività desiderata in base a luce, temperatura e stato della neve. È un vantaggio concreto, soprattutto in un weekend dove ogni dettaglio è amplificato dalla storia del luogo.

Intorno al bresciano, il clima è di fiducia. La spinta di Wengen ha un valore psicologico enorme: vincere sul Lauberhorn non è mai casuale, farlo prima di Kitzbühel significa arrivare sulla pista più celebre con la convinzione che i propri automatismi funzionano. E non è secondario il dato che più fa sognare i tifosi: sulla Streif l’Italia non festeggia da sette anni. Quel vuoto temporale aggiunge pathos e responsabilità, ma anche motivazione: entrare nell’albo d’oro di Kitzbühel con il tricolore sul petto è un traguardo che cambia la traiettoria di una carriera.

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Le parole e la mente: come Franzoni legge la Streif

La componente mentale è centrale quanto la velocità assoluta, e Giovanni Franzoni lo sa bene. Le sue riflessioni alla vigilia offrono una mappa chiara dell’approccio alla gara: concentrazione, capacità di selezionare le priorità, e consapevolezza che nel SuperG il margine fra successo e errore è sottilissimo. L’azzurro si presenta con un pettorale pesante, indicativo del nuovo status: per la prima volta nei primi dieci, condizione che cambia l’orizzonte della ricognizione e la gestione dell’attesa. In questo quadro, alcune frasi fotografano il suo stato d’animo. “Per la prima volta sono nei primi dieci, quindi avrò la possibilità di guardare qualcuno prima di me”, è la nota che traduce in fiducia un cambio di ruolo: non più outsider, ma riferimento per chi insegue.

@rairadiouno 🔵#Sci Super #Franzoni vince la discesa libera di Coppa del mondo di Kitzbuehel. Sceso col pettorale n.2, Giovanni ha fatto la differenza nel tratto finale della mitica #Streif, ♬ suono originale – RaiRadio1

La lettura tecnica della pista conferma la lucidità del bresciano: “La pista nelle prove era bella e mi sono trovato bene, anche con il materiale. Sarà un superG abbastanza veloce, bene per me che riesco a gestire le alte velocità”. Parole che svelano equilibrio tra ambizione e misura. L’azzurro evita proclami, ma riconosce di essere dentro la gara, con la convinzione di poter spingere dove la Streif concede, senza snaturare l’azione nei tratti più insidiosi. E poi c’è l’onestà intellettuale tipica di chi conosce il mestiere: “Si sa che il superG è sempre un terno al lotto”. Un promemoria utile, perché la specialità premia chi indovina il ritmo della tracciatura e gestisce l’incognita di curve e passaggi non provati a piena velocità.

La confidenza con il tracciato è più matura rispetto all’anno precedente: “È la seconda volta che faccio la Streif, mi era piaciuta subito. Quest’anno ho migliorato in alcuni passaggi e ho chiaro in testa cosa devo fare”. Sono dettagli che contano: ricordare i punti chiave, sapere dove anticipare l’azione, dove tagliare e dove invece allargare la linea per rilasciare gli sci, significa risparmiare centesimi e gestire il corpo nelle compressioni. Resta un’area di lavoro dichiarata, la parte alta, dove il ritmo va preso subito e la luce spesso cambia. Ma la chiusura parla il linguaggio dei campioni: “Mi sento fiducioso e pronto per affrontarla al meglio”. In altre parole, testa libera, compiti chiari, e la volontà di trasformare l’ottimo in eccellente.

Cosa c’è in palio: impatto su Coppa del Mondo e ambizioni azzurre

Al di là della cronaca, la gara sulla Streif pesa per significato sportivo e per ricadute sulla stagione. Per Giovanni Franzoni, un risultato pesante in SuperG a Kitzbühel consoliderebbe il salto di qualità già certificato a Wengen: aggiungere punti consistenti in questa fase può cambiare le geometrie della Coppa del Mondo, spostando l’asticella degli obiettivi individuali e alimentando una fiducia che si auto-rinforza. La gestione della pressione sarà un fattore: due prove al top accendono l’attenzione degli avversari e del pubblico, ma offrono anche la cornice ideale per spingere secondo il proprio piano, senza farsi risucchiare dal rumore di fondo. La chiave resterà l’esecuzione: pulizia di piedi nelle prime porte, velocità libera nel tratto centrale, lucidità nel finale dove la pista chiede equilibrio tra attacco e controllo.

@fis.ski First EVER World Cup Downhill victory and he did it on the Streif 🏆🤯🥹 Bravo @Giovanni Franzoni 👏🏻🇮🇹 #fisalpine #worldcupkitzbuehel #wintersport ♬ suono originale – FIS

Per l’Italia, lo scenario è chiaro: un successo o anche solo un podio sulla pista più famosa del mondo avrebbe un impatto immediato su morale e narrative del gruppo velocità. Lo “zero tecnico” di una nazione si misura anche da giornate come questa: rompere un digiuno lungo sette anni sulla Streif regalerebbe un’immagine potente, capace di ispirare compagni e movimento. Non va però sottovalutata la variabile esterna: meteo, luce, consistenza della neve possono cambiare rapidamente a Kitzbühel e ridefinire la prestazione migliore. Qui torna utile l’elasticità mostrata da Franzoni nelle settimane precedenti: adattarsi a condizioni in evoluzione, trovare grip e scorrimento con micro-regolazioni sul materiale, restare fedeli alla propria identità sciistica senza strafare.

Se il presente racconta di un atleta in ascesa, il futuro immediato propone una sfida che vale doppio: la conferma personale e il segnale al resto del circuito. Con la consapevolezza accumulata, la precisione vista in prova e la serenità di chi ha già portato a casa un successo pesante, Giovanni Franzoni ha tra le mani l’occasione di spostare gli equilibri di giornata. Kitzbühel non fa sconti: la pista premia chi osa con criterio. Se l’azzurro saprà tenere insieme questi due estremi, il sogno potrà trasformarsi in risultato. E, comunque vada, la sensazione è che qui si stia consolidando qualcosa di più di un momento: la nascita di un riferimento stabile per la velocità italiana.

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