Decisione arrivata a due giorni dal ko interno con la Juve Stabia di Ignazio Abate. Resta in organigramma Valerio Di Cesare. Sabato alle 15 la sfida al Cesena dell’ex Mignani.
Scossa in casa Bari: il club guidato da Luigi De Laurentiis ha deciso di cambiare rotta, esonerando l’allenatore Vincenzo Vivarini e il direttore sportivo Giuseppe Magalini. La scelta arriva a due giorni dalla sconfitta casalinga con la Juve Stabia di Ignazio Abate, dopo un periodo complicato segnato anche dallo stop con la Carrarese. In questo quadro, la società ha confermato la permanenza di Valerio Di Cesare, finora figura di riferimento nello staff dirigenziale biancorosso, mentre in panchina è stato richiamato Moreno Longo, ancora sotto contratto con il club. All’orizzonte c’è subito un banco di prova di peso: sabato, alle 15, la sfida al Cesena dell’ex tecnico Mignani, che testerà immediatamente la tenuta emotiva e tecnica della squadra.
Perché il club ha cambiato: la decisione, il contesto e cosa significa per i tifosi
La scelta del Bari di separarsi da Vincenzo Vivarini e dal ds Giuseppe Magalini racconta la necessità di invertire una tendenza diventata preoccupante nelle ultime uscite. Il ko interno con la Juve Stabia di Ignazio Abate ha fatto da acceleratore, ma il malessere era già emerso nelle precedenti battute d’arresto. La società, in ogni caso, ha accompagnato l’annuncio con toni istituzionali e di ringraziamento verso i professionisti coinvolti, a conferma della volontà di una transizione ordinata e rispettosa dei percorsi individuali. Per i tifosi significa l’ennesima ripartenza immediata, con l’obiettivo disperato di proteggere la stagione e rilanciare un gruppo che, negli ultimi mesi, ha mostrato segnali di sfiducia e poca brillantezza.
Il quadro dirigenziale non viene smantellato: resta infatti operativa la figura di Valerio Di Cesare, ex capitano e braccio destro dell’area tecnica biancorossa. La sua permanenza garantisce continuità nelle dinamiche interne dello spogliatoio e dei rapporti quotidiani tra squadra e club. In una fase in cui è fondamentale ricomporre energie e idee, avere un riferimento conosciuto dagli stessi calciatori può aiutare a ridurre i tempi di assestamento. Di contro, l’uscita di Magalini apre un dossier non banale: la ricalibratura dell’area sportiva, cruciale per la gestione corrente e per le prossime mosse strategiche. Anche senza addentrarsi in scenari di mercato, è evidente che la pianificazione dovrà essere coerente con la nuova guida tecnica e con le priorità immediate del campionato.
Dal campo, la lettura è chiara: nelle ultime partite il Bari ha pagato caro diversi passaggi a vuoto, sia in termini di attenzione nei momenti chiave, sia sul piano dell’intensità. In Serie B, dove i singoli episodi pesano molto, basta poco per perdere inerzia. Il club ha quindi scelto la via più rapida per cercare di restituire identità, ritmo e fiducia al gruppo. La mossa è anche un messaggio all’ambiente: la stagione resta aperta e il margine per raddrizzare la rotta c’è, a patto di ritrovare compattezza e pragmatismo. Per i tifosi, che hanno riempito il “San Nicola” e spinto la squadra nei momenti migliori, è un invito a ricompattarsi dietro un nuovo progetto tecnico che punta a rimettere in moto prestazioni e risultati.

Il ritorno di Moreno Longo
La soluzione scelta dal club per la panchina è interna: richiamare Moreno Longo, ancora legato contrattualmente al Bari dopo l’esonero maturato al tramonto della scorsa stagione. Una decisione che pare ridurre tempi e complessità: Longo conosce ambiente e dinamiche dello spogliatoio, elementi fondamentali quando il calendario non aspetta. Non è un caso che il tecnico fosse stato avvistato anche allo “Stadio dei Marmi” di Carrara in occasione della gara con la Carrarese: un segnale di attenzione sul gruppo e, oggi, una base utile per intervenire con rapidità. Il primo compito sarà restituire certezze: principi chiari senza stravolgimenti, compattezza tra reparti, gestione dei momenti della partita e cura delle palle inattive, spesso decisive in questo campionato.
L’aspetto mentale sarà altrettanto rilevante. La doppia sconfitta recente ha abbassato l’asticella dell’autostima e della serenità. Longo dovrà lavorare sulle energie psico-fisiche, ristabilendo gerarchie funzionali e responsabilità condivise. Tradotto: sedute brevi ma intense, chiarezza sugli obiettivi di breve periodo e un linguaggio comune nello spogliatoio. In tal senso, la presenza di figure riconosciute come Valerio Di Cesare possono facilitare l’allineamento tra staff e gruppo, accelerando l’assorbimento dei correttivi. La chiave, nelle prossime settimane, sarà trasformare la frustrazione in motivazione competitiva, ritrovando aggressività nei duelli e lucidità nelle transizioni, senza perdere equilibrio.
Dal punto di vista operativo, la tempistica impone priorità nette. C’è una partita subito all’orizzonte e non c’è spazio per rivoluzioni: servirà intervenire là dove la squadra ha mostrato crepe più evidenti, a partire dalla gestione dei momenti di sofferenza e dalla protezione dell’area nei minuti caldi. Allo stesso tempo, il Bari dovrà tornare a far male quando costruisce: occupazione razionale dell’area, più presenza attiva sulla seconda palla e scelte semplici nell’ultimo terzo di campo. L’obiettivo minimo, nell’immediato, è rimettere punti in cascina e, soprattutto, ritrovare sensazioni positive. Il resto — identità compiuta, continuità di rendimento, ambizioni di classifica — potrà arrivare solo se la squadra ricomincerà a competere con intensità e ordine fin da subito.
@sscalciobari 🎥 Tre angolazioni e un solo, unico boato, per il primo gol al San Nicola del vichingo ⚽ • #sscbari #serieBKT @LegaSerieB ♬ suono originale – SSC Bari
Sabato c’è il Cesena
Il calendario non concede tregua: sabato, alle ore 15, il Bari affronta il Cesena dell’ex Mignani, un incrocio dal forte valore simbolico e pratico. È la classica partita-capolinea che può indirizzare il breve periodo: una risposta convincente restituirebbe fiducia, attenuerebbe il rumore di fondo e permetterebbe a Moreno Longo di lavorare con più serenità. Al contrario, un altro passo falso complicherebbe la rincorsa e alimenterebbe dubbi. Per questo, la gestione emotiva della vigilia sarà cruciale: messaggi semplici, obiettivi misurabili (solidità, intensità, attenzione ai dettagli) e una gara scandita da principi chiari. L’avversario, per storia e organizzazione, non regalerà nulla: servirà un Bari compatto, pronto a soffrire quando necessario e a colpire quando l’inerzia gira.
L’impatto della svolta tecnica andrà oltre i 90 minuti di sabato. Sul piano tecnico, il primo ciclo di partite servirà a misurare quanto rapidamente il gruppo recepirà i correttivi di Longo. É questione di intensità, distanze tra reparti, qualità del primo controllo, tempi di pressione. Dettagli che, sommati, generano la differenza tra una squadra che subisce e una che comanda i momenti.
Per i tifosi, questa svolta è insieme brusca e comprensibile. Il messaggio che arriva da Luigi De Laurentiis e dalla dirigenza è di determinazione. Nell’immediato, l’obiettivo è ridurre l’altalena delle prestazioni, ripulire il gioco dagli errori non forzati e ritrovare compattezza. La strada è tracciata: ora tocca al campo confermare che la scossa sia stata recepita. Sabato, contro il Cesena, il primo verdetto. E sarà già un test per capire quale Bari sta nascendo dopo una settimana che ha cambiato — di nuovo — la traiettoria della stagione.