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Sinner a Melbourne: routine, scaramanzia e voglia di trono

Jannik Sinner durante una partita

A poche ore dal via dell’Australian Open, sabato 18 gennaioMelbourne, il numero 2 del mondo Jannik Sinner ha svelato abitudini, sensazioni e obiettivi della sua vigilia: dallo “schema” degli spogliatoi alla voglia di riprendersi il trono del tennis sottraendolo all’amico-rivale Carlos Alcaraz.

Tra un test di lusso a Seul chiuso 7-5 7-6 proprio contro lo spagnolo e una kermesse a punto unico alla Rod Laver Arena finita con un curioso k.o. al servizio, l’azzurro ha mostrato serenità, autoironia e la solita cura maniacale dei dettagli. Nel mezzo, il legame con il coach Simone Vagnozzi, motore tecnico di un percorso che punta a riportarlo in cima: routine consolidate quando funzionano, piccoli aggiustamenti quando serve, e l’energia di chi sa che qui ha trovato le sue giornate migliori.

sinner si prepara per un match

Scaramanzia e routine a Melbourne: l’armadietto come talismano

A Melbourne, Jannik Sinner non lascerà nulla al caso. Il primo dettaglio – apparentemente minimo, in realtà decisivo per la sua testa – è lo stesso armadietto degli ultimi anni negli spogliatoi della Rod Laver Arena, vicino alle docce, che l’azzurro ha “prenotato” con largo anticipo. Non si tratta di semplice comodità, ma di un rituale che gli consente di entrare subito nel suo “binario” competitivo, accendendo memorie positive.

In un contesto come l’Australian Open, il primo Slam dell’anno, ripartire da elementi familiari è una leva psicologica potente: riduce il rumore, alza il livello di controllo percepito, incanala l’attenzione su ciò che conta. Non sorprende, dunque, che l’azzurro ammetta una certa scaramanzia e scelga di replicare ciò che ha funzionato nelle due edizioni precedenti, concluse con il massimo risultato.

Del resto, lo stesso giocatore ha spiegato che cambia abitudini solo quando i segnali vanno nella direzione sbagliata: a Wimbledon lo scorso anno ha ritoccato alcuni aspetti della sua routine, qui no. A Melbourne, infatti, l’equazione è chiara: quando senti che la formula è giusta, non la tocchi. Ritrovare lo stesso spazio per vestizione e decompressione, incrociare le stesse facce di staff, gestire i tempi pre-match con identico metronomo: tutto concorre a ricreare un ambiente controllato in cui il gesto tecnico scorre con naturalezza. In uno Slam dove il caldo può farsi feroce e l’inerzia delle partite è spesso emotiva prima ancora che tattica, avere un “talismano logistico” non è superstizione fine a sé stessa, è parte della preparazione. L’azzurro lo sa e lo rivendica con un sorriso: l’armadietto è un dettaglio, sì, ma di quelli che spostano.

sinner e alcaraz dopo un match

Obiettivi immediati e duello con Alcaraz: la vetta come ossessione positiva

L’orizzonte di Jannik Sinner è esplicito: riprendersi il trono del tennis mondiale a scapito dell’amico-rivale Carlos Alcaraz. Non c’è spacconeria, piuttosto una traccia di lavoro chiara e condivisa con il team: consolidare i punti di forza, alzare il livello nelle fasi calde dei match, difendere con personalità quando l’inerzia gira, spingere con coraggio quando si apre il varco. Sull’impatto emotivo della ripartenza, l’azzurro non si nasconde: 

“Quando inizi una nuova stagione hai sempre dei dubbi… Non vedi l’ora di cominciare”, ammette, lasciando intravedere quella tensione buona che accende i campioni. E Melbourne, per lui, è un luogo speciale: “È fantastico essere di nuovo qui, è un posto speciale per me”.

Parole semplici, ma pesanti, perché pronunciate dove l’azzurro ha trovato la sua versione più convincente. Nelle dinamiche del torneo, questa consapevolezza può diventare un vantaggio competitivo: entri in campo con la memoria muscolare del successo e con il desiderio di riannodarne il filo. Il confronto con Alcaraz resta il termometro più sincero del livello attuale: ritmo, intensità, capacità di creare soluzioni improvvise. Per riprendersi la vetta, servirà soprattutto continuità: non basta colpire picchi altissimi, bisogna replicarli in sequenza, turno dopo turno, accettando che nelle prime uscite la mano possa essere un filo rigida. E qui tornano i dettagli: routine stabili, energia gestita, lettura rapida delle condizioni di gioco. A Melbourne spesso si decide sul coraggio di giocare il colpo giusto nel momento giusto: l’azzurro ha imparato a farlo e intende rifarlo. L’obiettivo è dichiarato, la strada è quella di sempre: partita dopo partita, senza sconti.

Vagnozzi durante un match di Sinner

Il laboratorio con Vagnozzi e le esibizioni: da Seul al punto secco della Rod Laver

Nel dietro le quinte, la regia è affidata a Simone Vagnozzi, figura centrale nell’evoluzione tecnica e mentale di Jannik Sinner. Tra i due c’è confidenza vera e un linguaggio condiviso: “Lui ha la sua visione e il suo mondo”, scherza l’azzurro, subito serio nel riconoscere il lavoro del coach, attento a guardare più partite di chiunque per restituire feedback puntuali.

Questo equilibrio tra leggerezza e metodo è un tratto distintivo del loro “laboratorio”: si ride, ma poi si pesa ogni dato, si prova, si rifinisce. La marcia di avvicinamento all’Australian Open ha incluso due passaggi simbolici. Il primo è stato il test di lusso a Seul contro Carlos Alcaraz, un’esibizione vera per intensità e qualità, finita 7-5 7-6 dopo quasi due ore. Un risultato che dice poco in termini di classifica, ma molto sul ritmo partita: scambi lunghi, variazioni, gestione dei punti pesanti.

Il secondo è stato un evento goliardico alla Rod Laver Arena, una “partita” sulla distanza di un solo punto: chi lo vince, porta a casa il match. Contro l’australiano Jordan Smith, dilettante invitato per lo show, l’azzurro ha perso servendo sul nastro: un episodio che strappa un sorriso e ricorda quanto il tennis sia spietato anche quando scherza. Ma il senso di queste esibizioni è un altro: spezzare la monotonia dell’allenamento, misurare sensazioni in contesti diversi, testare la risposta del corpo e della mente al pubblico e alla pressione, anche quando “non conta”. E qui si vede la mano del team: inserire nel calendario momenti che alleggeriscono, che danno stimoli, che riportano il focus sull’essenziale. In vista del via di sabato 18 gennaio, il messaggio è duplice: il serbatoio è pieno e la testa è leggera. L’episodio a punto secco non lascia strascichi, il match di Seul conferma il livello. Ora tocca al torneo dirci il resto.