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Barcellona batte il Real 3-2 a Gedda e conquista la Supercoppa

Il Barcellona riparte da un trofeo e da una prova di carattere: a Gedda, nel caldo del King Abdullah Sports City Stadium, i blaugrana superano il Real Madrid per 3-2 e si prendono la Supercoppa di Spagna.

Una finale intensa, con sorpassi e controsorpassi, decisa dalla doppietta di Raphinha e dal guizzo di Robert Lewandowski, a cui i blancos hanno risposto con le reti di Vinicius Jr e Gonzalo Garcia . Nel finale arriva anche il rosso a Frenkie de Jong per un intervento su Kylian Mbappé, episodio che non cambia l’esito. Cronaca, scelte tecniche, parole dei protagonisti e prospettive: ecco tutto quello che c’è da sapere sulla notte saudita che consegna ai catalani il primo titolo della stagione.

Una finale ad alta tensione e il 3-2 che vale la coppa

L’avvio racconta subito l’idea di partita: il Barcellona prende campo e palleggio, il Real Madrid si abbassa e prova a ripartire. La prima grande chance capita sui piedi di Raphinha, che da posizione favorevole non inquadra il bersaglio.

L’esterno brasiliano non si abbatte: pochi minuti dopo, in un’azione di costruzione, rientra sul sinistro e sblocca la sfida con una conclusione precisa che sorprende Thibaut Courtois . Vantaggio meritato e pubblico in festa, ma è solo il preludio ad un copione che è destinato a complicarsi. Nel recupero della prima frazione la partita diventa una montagna russa: Vinicius Jr pareggia con una giocata di talento puro, poi la reazione immediata dei catalani restituisce il vantaggio grazie alla freddezza di Robert Lewandowski , che sfrutta l’imbucata centrale di Pedri e firma il 2-1. Nemmeno il tempo di rimettere la palla al centro che i bianchi ristabiliscono l’equilibrio con Gonzalo Garcia, rapace sul pallone vagante dopo un legno colpito in mischia: all’intervallo è 2-2.

La ripresa comincia con un Real più intraprendente: Vinicius ci prova in serie, ma trova un Joan Garcia reattivo tra i pali. Dall’altra parte il Barcellona lavora con pazienza sulle corsie, cerca ampiezza e al momento giusto punge. Ancora Raphinha si prende la scena: controllo al limite, conclusione in scivolata che, complice una deviazione, beffa Courtois e si insacca per il 3-2. Il vantaggio resiste e costringe il Real a scoprirsi. Nel cuore del secondo tempo arrivano i cambi: per i catalani spazio a Ferran Torres e Dani Olmo per rinfrescare l’attacco; dall’altra parte Xabi Alonso getta nella mischia Kylian Mbappé e rinforza la linea con David Alaba, oltre a muovere pedine in mediana.

I blancos alzano i giri, ma difettano di lucidità negli ultimi metri. Nel finale cresce la tensione: De Jong interviene in ritardo su Mbappé e viene espulso nei minuti di recupero. In inferiorità numerica, il Barça serra le linee, gestisce con ordine gli ultimi assalti e porta a casa il 3-2 che vale la coppa.

I protagonisti, le scelte in panchina ei dettagli che hanno deciso

Il titolo porta la firma pesante di Raphinha , uomo ovunque nella trequarti: ha sbagliato un gol fatto, poi ha avuto la personalità di restare dentro la partita, aprirla e richiuderla. L’ampiezza tenuta a destra ha costretto il Real Madrid a difendere largo, liberando corridoi per l’inserimento di Fermin Lopez e le ricezioni tra le linee di Pedri . Accanto a lui, Robert Lewandowski eterno: sponda, attacco dello spazio, capacità di giocare spalle alla porta e colpo da centravanti vero nel 2-1. In regia, fino al rosso, Frenkie de Jong ha dato tempi e pulizia al primo possesso, schermando le transizioni avversarie con esperienza. Sulla catena di destra, la fisicità di Jules Koundé ha contenuto gli strappi di Vinicius Jr , mentre in area Eric Garcia e il giovane Pau Cubarsí si sono alternati in marcatura sulle rotazioni dei blancos, con Alejandro Balde a spingere quando possibile.

Dall’altra parte, il Real ha vissuto di folate: il talento di Vinicius ha acceso più volte la miccia, sostenuto da un lavoro di raccordo di Jude Bellingham e dalle corse di Rodrygo . In mediana la diga Aurélien Tchouaméni – Eduardo Camavinga ha provato a schermare il centro, mentre il gol di Gonzalo Garcia ha testimoniato la capacità dei blancos di restare dentro la partita anche nei momenti complicati. Sui cambi, la mossa che ha infiammato lo stadio è stata l’ingresso di Kylian Mbappé : il francese ha dato profondità e minacciato la linea alta del Barça, costringendo i centrali a rinculi più prudenti. Dalla panchina catalana, l’innesto di Ferran Torres ha offerto corsa e pressioni fresche sul primo possesso madrileno, mentre Dani Olmo ha aggiunto pulizia nelle uscite palla a terra per gestire il vantaggio.

@vbsftball.hd

Joan Garcia vs Real Madrid today💀💀

♬ Funk Que Rico – Willer

Tra i pali, partita da copertina per Joan Garcia, bravo in più interventi su Vinicius e attento nelle uscite; meno colpe su reti difficili da leggere in mischia. Thibaut Courtois ha risposto con il solito carisma, ma le conclusioni di Raphinha e il tocco sotto di Lewandowski hanno avuto qualità e precisione. Direzione ferma dell’arbitro Juan Martínez Munuera , che ha tenuto alta la soglia del contatto ma ha punito con decisione l’intervento in ritardo di De Jong nel recupero. A fine partita, a raccontare lo spirito del gruppo blaugrana sono bastate le parole del centravanti: 

“Abbiamo vinto di squadra, con pazienza contro il blocco basso, sono felice per il gol e per quello che ha fatto la squadra”.

Un manifesto chiaro di come la gestione delle fasi e la compattezza abbiano fatto la differenza.

La coppa al cielo, il segnale alla Liga ei prossimi appuntamenti

Quando il capitano Ronald Araujo alza la Supercoppa al cielo di Gedda, il Barcellona fotografa un momento che pesa oltre la semplice vittoria di serata. È il primo trofeo della stagione, un’iniezione di autostima per un gruppo che punta a dettare il passo anche in campionato. In Spagna, infatti, il “duello infinito” con il Real Madrid resta il filo conduttore: i blaugrana arrivano da capolista e, secondo l’ultimo quadro, conservano un margine di quattro punti sui rivali. Vincere una finale così, con turbolenze e reazioni immediate, ha un valore simbolico: racconta di una squadra capace di soffrire, di non scomporsi davanti agli strappi avversari e di colpire al momento giusto. Anche l’episodio dell’espulsione di De Jong , arrivato in pieno recupero per un fallo su Mbappé , diventa cartina tornasole della maturità del gruppo: inferiorità numerica gestita con freddezza, linee compatte e pochi rischi concessi fino al triplice fischio.

La festa in campo è il naturale epilogo: giro d’onore sotto il settore blaugrana, abbracci e applausi per Hansi Flick ei suoi. Dall’altra parte, il Real si ferma a leccarsi le ferite con la consapevolezza di essere stato dentro il match in ogni momento: il talento non manca e lo si è visto nelle giocate di Vinicius e nelle combinazioni con Bellingham . La sensazione è che la stagione offrirà altri capitoli di questa rivalità. Intanto, l’agenda incalza: nel rientro in patria, i blancos prepareranno l’impegno di campionato in casa contro il Levante , fissato per sabato 17/01 alle 14:00, mentre il Barcellona affronterà la Real Sociedad domenica 18/01 alle 21:00. Appuntamenti che misureranno l’effetto-Supercoppa sul passo liguero delle due grandi.

Oltre al punteggio, resta l’impronta tattica della finale: gestione del pallone e ampiezza come chiave per il Barça; transizioni e giocate dei singoli per il Reale. Dettagli che spiegano perché la gara sia stata uno spot per il calcio spagnolo: intensità, qualità tecniche e un borsino emotivo oscillante fino all’ultimo. Il trofeo messo in bacheca, in fondo, è la ricompensa a una prestazione che ha saputo tenere insieme estetica e concretezza. E se la Supercoppa non decide una stagione, può però orientarla: il segnale è forte e arriva da Gedda, dove il Barcellona ha dimostrato di saper vincere quando conta davvero.

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