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Var e secondo giallo, dopo il caso di San Siro l’idea accelera: cosa potrebbe cambiare già verso USA 2026

batoni dopo la polemica var

Una partita di cartello può lasciare in eredità più di un risultato. Quando un episodio arbitrale diventa così evidente da “bucare” i confini del campionato e aprire un dibattito internazionale, allora il tema smette di essere soltanto polemica da lunedì e si trasforma in una questione di regolamento.

È quello che sta succedendo in queste ore dopo l’episodio che ha segnato Inter-Juventus del 14 febbraio, con un’espulsione arrivata per seconda ammonizione e un dettaglio decisivo: il VAR, per protocollo, non è potuto intervenire.

Il punto non è stabilire se la tecnologia debba “arbitrare” al posto del direttore di gara. Il punto è un altro, molto più pratico: ha senso che il VAR possa correggere un rosso diretto, ma debba restare muto davanti a un rosso “di fatto” identico negli effetti – perché derivato da un secondo giallo – quando l’errore è chiaro e determinante? La domanda, oggi, non è più teorica. E l’impressione è che la spinta verso una modifica normativa possa arrivare prima di quanto si pensasse, con una finestra che guarda già al Mondiale USA 2026.

un momento di gioco tra inter e juventus

Il caso che riaccende la discussione: quando il protocollo non può aiutare

La dinamica è diventata immediatamente un simbolo del limite attuale: un contatto giudicato falloso, un cartellino giallo che pesa perché è il secondo, l’uscita dal campo e la sensazione – rafforzata dalle immagini – che l’episodio potesse essere valutato diversamente. In un calcio che si affida sempre di più alla revisione video per ridurre gli errori “decisivi”, l’espulsione per doppia ammonizione resta invece un territorio quasi blindato: l’arbitro decide, i collaboratori video non possono richiamarlo, e la partita prosegue con una conseguenza enorme e irreversibile.

Questo crea una frattura che i tifosi faticano ad accettare: la tecnologia c’è, funziona, ma in quel preciso punto non può essere usata. Il paradosso è evidente perché la sanzione finale (giocare in dieci) è una delle più impattanti in assoluto: cambia strategie, abbassa o alza il baricentro, altera i duelli individuali e costringe l’allenatore a un piano gara d’emergenza. Quando l’episodio arriva in un match ad altissima intensità, la sensazione di “ingiustizia tecnica” cresce, e non basta più la spiegazione burocratica del tipo “non è prevista la revisione”.

In più, c’è un aspetto che rende la questione ancora più delicata: il secondo giallo spesso nasce da episodi “di confine”, non sempre clamorosi. Proprio per questo, quando si verifica un errore plateale (o comunque ampiamente discutibile) l’opinione pubblica non si concentra solo sulla decisione arbitrale, ma sulla regola che impedisce di correggerla. E a quel punto l’arbitro finisce per diventare il volto di un sistema che, agli occhi di molti, non si è aggiornato fino in fondo.

Il tema, dunque, non è soltanto “arbitro bravo o arbitro scarso”. È la coerenza dell’impianto: se il calcio ha scelto di utilizzare il VAR per evitare che un errore evidente cambi una partita, perché accettare che ciò avvenga proprio su un’espulsione che, di fatto, è un cartellino rosso?

@skysport L'𝐞𝐬𝐩𝐮𝐥𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 di Pierre Kalulu al minuto 42 del 𝑫𝒆𝒓𝒃𝒚 𝒅'𝑰𝒕𝒂𝒍𝒊𝒂 🟥 🏟️ #InterJuventus 3-2 #SkySport #SkySerieA #Juventus #McKennie ♬ audio originale – Sky Sport

La proposta sul tavolo: VAR per correggere l’espulsione da doppia ammonizione

Nel dibattito di queste ore si sta facendo strada un’ipotesi precisa: autorizzare gli ufficiali di gara-video a intervenire anche nei casi di rosso derivante da secondo giallo, con un perimetro però molto stretto. L’idea non è trasformare ogni ammonizione in un episodio “rivedibile” – scenario che renderebbe le partite frammentate e ingestibili – ma aprire una porta solo quando l’errore è chiaro ed evidente e quando la conseguenza è un’espulsione.

In pratica, il principio sarebbe questo: non si tocca la natura del cartellino giallo come strumento di gestione discrezionale del match, ma si crea una rete di protezione per evitare che un secondo giallo sbagliato porti a un rosso sbagliato. Non è un dettaglio lessicale: il VAR non “dà” un’ammonizione, non suggerisce “qui ci stava il giallo”, e non entra nel gioco per valutare la severità standard. Interverrebbe solo per correggere un’espulsione nata da un secondo giallo manifestamente errato.

Un modello del genere avrebbe anche un altro vantaggio: ridurrebbe l’asimmetria attuale tra rosso diretto e rosso “da somma”. Oggi il rosso diretto è rivedibile, quello da doppia ammonizione no, pur essendo identico l’effetto disciplinare e tattico. Questa differenza di trattamento è diventata, nel tempo, una delle principali crepe percepite nel protocollo.

Ovviamente, la questione è delicata perché tocca la filosofia del gioco. Più si allarga il campo di intervento del VAR, più aumenta il rischio di un calcio iperprotocollare. Per questo, chi spinge per il cambiamento insiste sul concetto di intervento “chirurgico”: una revisione solo in caso di evidenza e solo per evitare un errore grossolano che trasformi un episodio marginale in una decisione irreparabile.

In questo senso, l’eventuale modifica avrebbe un obiettivo chiaro: non rendere le partite perfette (utopia), ma ridurre le ingiustizie più gravi, quelle che pesano su risultati, classifiche e competizioni. Un conto è discutere un giallo al 20’ del primo tempo con undici contro undici. Un altro è vedere un giocatore uscire per una seconda ammonizione che, davanti alle immagini, appare priva di fondamento o costruita su una lettura sbagliata.

arbitro

Tempi e conseguenze: cosa cambierebbe per arbitri, squadre e gestione delle gare

La domanda successiva è quella che interessa davvero il campo: se la revisione sul secondo giallo diventasse realtà, come si applicherebbe? La prima conseguenza riguarderebbe la responsabilità dell’arbitro. Paradossalmente, un VAR “di sicurezza” sul secondo giallo potrebbe alleggerire la pressione su alcune decisioni estreme, ma solo a patto di non trasformarsi in un alibi. L’arbitro resterebbe il primo e principale decisore, ma saprebbe di avere una rete di protezione nei casi più eclatanti.

Per le squadre, l’impatto sarebbe enorme. Oggi un secondo giallo sbagliato è una condanna immediata: si cambia modulo, si abbassa la linea difensiva, spesso si sacrifica un attaccante, si ridisegnano le marcature. Con la possibilità di revisione, l’espulsione potrebbe essere “congelata” per pochi secondi, giusto il tempo di valutare se esiste un errore palese. Questo modificherebbe anche le reazioni in campo: meno assalti all’arbitro, meno proteste disperate, maggiore attenzione a ciò che accade nella sala video.

C’è poi un tema di uniformità: qualsiasi nuova norma deve essere chiarissima e applicabile senza ambiguità. Se il criterio resta “chiaro ed evidente”, occorre definire quando lo sia davvero. Non si può lasciare spazio a interpretazioni troppo elastiche, altrimenti si sposterebbe la polemica dal “VAR non può intervenire” al “VAR interviene solo quando gli pare”. Il rischio, insomma, è di cambiare il bersaglio, non di ridurre il conflitto.

Un altro punto chiave riguarda la simulazione e le esasperazioni del contatto. Se il VAR potesse togliere un secondo giallo sbagliato, si aprirebbe una finestra anche per punire meglio certe condotte: non direttamente con il VAR che assegna un giallo “a tavolino”, ma con la possibilità di smascherare situazioni in cui l’arbitro è stato tratto in inganno su un episodio che porta all’espulsione. Questo, nel medio periodo, potrebbe avere un effetto deterrente: meno incentivi a cercare l’episodio che “spacca” la partita, più attenzione al gioco reale.

@tuttosport Spalletti, Comolli e Chiellini infuriati all'ingresso del tunnel contro La Penna a fine primo tempo 😡😱 🎥 Tik Tok @fedel.96 #Tuttosport #Inter #Juventus ♬ audio originale – Tuttosport

Infine, c’è il tema dei tempi. Il calcio moderno vive già una tensione continua tra fluidità e precisione. Ogni nuova casistica VAR aggiunge potenziali interruzioni. Ecco perché la revisione sul secondo giallo, se verrà introdotta, dovrà essere estremamente rapida: una conferma immediata in caso di decisione corretta, oppure una chiamata all’on-field review solo quando l’errore è davvero macroscopico. In altre parole: pochi episodi, ma gestiti bene.

In un periodo in cui il VAR viene spesso accusato di incoerenza, questa possibile modifica nasce proprio dal tentativo di rendere il sistema più logico. Non per cancellare la discussione – nel calcio esisterà sempre – ma per evitare che il “non si può” diventi la risposta standard davanti a un errore che le immagini mostrano con chiarezza. E quando un episodio così accade in una partita come Inter-Juventus, la spinta al cambiamento si moltiplica: perché la posta in gioco è alta, l’eco è immediata e il regolamento, improvvisamente, sembra più vecchio della tecnologia che dovrebbe supportarlo.

@gianpaolocalvarese 👀 La tensione dopo l'espulsione di Kalulu in Inter-Juventus sfocia in un acceso dibattito all'inizio del tunnel che porta agli spogliatoi. ⚽ Spalletti, Comolli e Chiellini sono su tutte le furie con La Penna. Ma cosa rischiano? Andiamo ad analizzare la situazione, in attesa del referto arbitrale e delle decisioni del Giudice Sportivo 🧐 ❓Cosa ne pensate di questa situazione? È giusto sanzionare il comportamento di Spalletti, Chiellini e Comolli? 👇 #CalVARese #InterJuventus #SerieA ♬ audio originale – Gianpaolo Calvarese

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