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Raptors, Barrett vicino al rientro: Poeltl ancora incerto

Toronto Raptors v San Antonio Spurs

Toronto Raptors aprono la settimana con una notizia che può cambiare il ritmo della loro trasferta NBA: lo staff è prudentemente ottimista per un rientro a breve di RJ Barrett, out in 21 delle ultime 27 gare per problemi a ginocchio e caviglia.

Un allenamento ad alta intensità svolto prima della partita di domenica non ha evidenziato ricadute e alimenta l’idea di rivederlo in campo già durante l’attuale viaggio lontano da casa, con una prima finestra utile mercoledì a Sacramento. Più sfumata, invece, la situazione di Jakob Poeltl: il centro ha giocato pochissimo da metà dicembre a causa di una contrattura alla parte bassa della schiena e, pur lavorando nel prepartita, non è ancora a pieno regime, fattore che rende più complessa anche la gestione in ottica deadline. In mezzo all’emergenza nel ruolo di centro, il rookie Collin Murray-Boyles ha dato minuti importanti ma domenica ha riportato un colpo alla mano: le radiografie sono negative, ma la diagnosi parla di pollice contuso.

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Barrett verso il rientro durante la trasferta

Per i Raptors, la possibile riattivazione di RJ Barrett è prima di tutto un tema di equilibrio offensivo e gerarchie. L’esterno ha saltato 21 delle ultime 27 partite, un vuoto pesante per rotazioni e produzione sul perimetro, proprio mentre la regular season entra in una fase in cui ogni possesso pesa. I fastidi a ginocchio e caviglia hanno consigliato prudenza, ma il test di domenica — un lavoro intenso a ridosso della palla a due — non ha lasciato strascichi, un segnale incoraggiante per la pianificazione delle prossime uscite. Nelle logiche di staff e spogliatoio, questo significa potenzialmente reintrodurre un creatore di vantaggi capace di attaccare dal palleggio, correre il campo e muoversi lontano dalla palla per aprire spazi. Con una trasferta in corso e una data-bersaglio già cerchiata per mercoledì a Sacramento, l’ipotesi operativa più lineare è quella di un rientro con minuti controllati e compiti chiari, così da misurare reattività, contatto e risposta fisica a ritmo partita.

Bargnani con i raptors

Perché è rilevante? Con Barrett in salute, l’attacco guadagna una soluzione in più per spezzare i parziali avversari e per stabilizzare la metà campo nei possessi a difesa schierata. La sua presenza costringe le difese a scelte meno aggressive sulle linee di passaggio e libera compagni che vivono di tagli e letture nei mezzi spazi. Sul piano difensivo, poi, il contributo di un esterno fisico e versatile permette di alzare la pressione sul primo palleggio e di cambiare su più blocchi, aspetto fondamentale quando la partita rallenta. L’idea di un primo impiego “soft” — con rotazioni disegnate per spezzare i minuti in blocchi e massimizzare il recupero tra un ingresso e l’altro — aiuta a ridurre il rischio di sovraccarico su ginocchio e caviglia. In prospettiva, questo rientro può fungere da volano emotivo: il gruppo ritrova una pedina di riferimento, lo staff può sperimentare quintetti più lunghi e il viaggio potrebbe trasformarsi in un’occasione per rimettere in carreggiata ritmo e fiducia, senza forzature ma con un obiettivo chiaro.

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La timeline resta scandita dalla sensazione del giocatore e dai feedback del corpo medico dopo ogni step: l’allenamento ad alta intensità di domenica è un tassello importante perché arriva subito prima di una gara ufficiale e simula carichi e contatti reali. Se anche la rifinitura pre-Sacramento confermerà risposte positive, la scelta finale ruoterà intorno a gestione dei minuti, combinazioni con la second unit e match-up diretti. Nessuna corsa contro il tempo: a questo punto della stagione, un rientro funzionale e sostenibile vale più di una presenza simbolica.

Le incognite su Poeltl e la gestione fino alla deadline

La situazione di Jakob Poeltl è più intricata e va letta su un doppio binario: quello della salute del giocatore e quello delle decisioni strategiche di club in vista della deadline. Da metà dicembre il centro ha visto il campo col contagocce per una contrattura alla parte bassa della schiena, una zona del corpo che, per ruolo e caratteristiche, è continuamente sollecitata tra blocchi, lotta a rimbalzo e protezione del ferro. Il fatto che stia lavorando nel prepartita indica che la fase acuta è in via di risoluzione, ma l’assenza del “pieno regime” racconta che mancano ancora esplosività, continuità e sicurezza nei movimenti. Finché la schiena non risponde a intensità gara, parlare di rientro stabile è prematuro: la priorità è evitare stop-and-go che allungherebbero i tempi.

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In parallelo, la dirigenza deve ragionare su assetti e orizzonte temporale. Un lungo come Poeltl incide sull’identità: dà verticalità in difesa, ordina il pick-and-roll con blocchi solidi e offre riferimenti in area per tagli e rimbalzi offensivi. Se la sua disponibilità resta intermittente, lo staff tecnico deve prevedere piani B e C, con quintetti più leggeri e scelte difensive che proteggano il pitturato senza perdere mobilità sul perimetro. In chiave deadline, l’incertezza fisica complica qualsiasi scenario: i minuti reali a disposizione, il tipo di impiego sostenibile e le prospettive di pieno recupero diventano variabili determinanti per qualunque valutazione sul medio periodo. È un equilibrio sottile tra esigenza di risultati nel presente e tutela dell’atleta, che non può essere forzato.

Dal punto di vista del gruppo, l’assenza di un riferimento strutturale nel ruolo di 5 cambia anche la distribuzione delle responsabilità: più aiuti dal lato debole, più rotazioni a rimbalzo, più comunicazione sui cambi. La scelta di mantenere alto il volume di lavoro prepartita, pur senza accelerazioni indebite, suggerisce un approccio progressivo: testare posture, tempi di reazione e gestione del contatto prima di riportare Poeltl in una routine di 20-25 minuti. Finché non arriveranno risposte nette, l’agenda resta aperta e la deadline si avvicina come un checkpoint che impone chiarezza di idee, senza però dettare legge sulla salute dell’atleta.

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