La Formula 1 entra nella sua ultima e decisiva finestra di preparazione prima del debutto stagionale: mercoledì 18 febbraio 2026 si è aperta a Sakhir la prima giornata dell’ultimo blocco di test pre-campionato (18-20 febbraio), e la mattinata ha consegnato una fotografia subito interessante. Charles Leclerc ha portato la Ferrari in cima alla lista dei tempi con 1:33.739, davanti a Lando Norris e a Kimi Antonelli. Il dato cronometrico, da solo, vale quello che vale in un test: carburanti diversi, programmi diversi, gomme e obiettivi spesso opposti tra loro. Ma il contesto conta almeno quanto il giro secco, soprattutto nella prima vera stagione della nuova era tecnica 2026, dove ogni team sta ancora imparando a “capire” la macchina oltre che a guidarla.
Il punto, per la Ferrari, non è tanto l’aver messo la testa davanti nelle prime quattro ore, quanto averlo fatto in una sessione in cui quasi tutti hanno alternato momenti di raccolta dati “pura” (con le classiche strutture di rilevazione aerodinamica sulle vetture) a prove più aggressive, per iniziare a fissare punti di riferimento credibili. La SF-26 ha mostrato una base di velocità che permette a Leclerc di costruire fiducia immediata: il monegasco è sceso progressivamente fino al riferimento di 1:33.739, chiudendo la mattinata con tre decimi di margine su Norris e con Antonelli a un soffio dietro, segno che il vertice è già affollato.
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Una mattina “vera”: tempi, programmi e lettura del passo nella nuova F1
La sessione del mattino del 18 febbraio 2026 è stata, per molte squadre, un banco prova più significativo di quanto sembri. In questa fase dell’anno, i team non cercano soltanto la prestazione: cercano correlazione, stabilità e ripetibilità. In altre parole, vogliono che i numeri raccolti in pista corrispondano a quelli prodotti da simulazioni e galleria del vento. Per questo, in avvio di giornata, si sono viste diverse vetture con dispositivi e appendici temporanee dedicate alla misurazione dei flussi aerodinamici: è il modo più diretto per capire se la macchina “respira” come previsto, e se le nuove soluzioni imposte dall’era 2026 stanno funzionando nell’ambiente reale.
Dentro questo quadro, il giro di Leclerc ha avuto un peso specifico perché è arrivato al termine di una progressione pulita: non un lampo isolato, ma un miglioramento costruito. Alle sue spalle, Norris ha confermato che la McLaren è già in grado di rispondere sul giro secco, mentre Antonelli ha rafforzato la sensazione che la Mercedes abbia una base solida anche in questa seconda parte di preparazione. È un triangolo che racconta bene l’equilibrio atteso: tre squadre capaci di lavorare su piani diversi senza perdere immediatezza.
Il dettaglio operativo che non va trascurato è la gestione delle line-up: quasi tutti hanno impostato la giornata con cambio pilota tra mattino e pomeriggio, in modo da raddoppiare i feedback e confrontare sensazioni diverse a parità di condizioni. In termini tecnici, significa accelerare la “mappa” di comprensione della vettura: un pilota può essere più sensibile a un limite in inserimento, l’altro a un difetto in trazione o in frenata. Nella nuova F1, dove la componente di gestione (energia, modalità, comportamenti variabili della vettura) è parte integrante della performance, avere due letture complementari è un vantaggio competitivo.
Infine, c’è un elemento di realismo: i test non sono una qualifica. Un 1:33.739 non definisce una griglia, ma può definire uno stato d’animo dentro al box. Se la vettura risponde e il pilota può attaccare senza “combattere” il mezzo, allora il lavoro successivo diventa più produttivo: si passa dalla ricerca del rimedio alla ricerca del perfezionamento. Per la Ferrari, questo passaggio psicologico e operativo è fondamentale, perché riduce il rischio di entrare nella prima gara ancora in fase di diagnosi.

Che cosa dice davvero il segnale Ferrari: fiducia di guida, affidabilità e direzione di sviluppo
Il fatto che la Ferrari abbia iniziato l’ultima tre-giorni di Sakhir con un riferimento cronometrico in mano non va letto come un annuncio di forza assoluta, ma come un indicatore di “ordine” interno al progetto. In un campionato che inaugura regole nuove e vetture profondamente diverse rispetto al passato recente, l’obiettivo numero uno è arrivare in Australia con una macchina comprensibile: non perfetta, ma chiara. E la chiarezza, in pista, si traduce in un comportamento coerente giro dopo giro, in reazioni prevedibili quando si cambia assetto, e in un bilanciamento che permetta al pilota di spingere senza entrare nella zona grigia degli imprevisti.
Leclerc, in mattinata, ha dato proprio questo messaggio: la SF-26 consente un percorso di miglioramento progressivo. Non è un dettaglio banale, perché nei test 2026 tanti piloti stanno ancora prendendo confidenza con vetture che richiedono una gestione più complessa dell’erogazione e delle fasi di frenata/accelerazione. Se la macchina è nervosa o poco leggibile, il giro veloce diventa un episodio; se invece è stabile, il giro veloce diventa una conseguenza. Ed è qui che il “tempo” di Leclerc si trasforma in informazione: indica che la Ferrari è già in una fase di affinamento, non soltanto di esplorazione.
Accanto alla guidabilità, c’è il capitolo affidabilità, che in questa nuova era tecnica è tornato a pesare come una volta. Le prime settimane di lavoro hanno già mostrato quanto sia delicato accumulare chilometri senza intoppi: ogni stop, anche piccolo, brucia minuti preziosi e soprattutto interrompe i programmi (long run, comparazioni di componenti, simulazioni di gara). Entrare nell’ultimo test con la possibilità di completare run regolari significa mettere in piedi una preparazione più “da squadra pronta”, che riduce l’improvvisazione e aumenta la qualità delle decisioni.
Per questo, la mattina di Sakhir va letta anche come un tassello di metodo: la Ferrari ha mostrato di poter alternare raccolta dati e ricerca prestazionale, mentre altri team hanno vissuto una sessione più spezzata. Non è un giudizio definitivo, ma è una tendenza che, a ridosso del via, inizia a contare: la stagione parte l’8 marzo a Melbourne e il tempo per correggere direzioni sbagliate è ormai minimo.
Il confronto con gli altri due protagonisti della mattinata è illuminante. McLaren con Norris è vicina, e questo suggerisce un livello di competitività già alto sul giro singolo. Mercedes con Antonelli resta lì, segno di una solidità che potrebbe emergere soprattutto sul passo. La Ferrari, quindi, non è sola davanti: è inserita in un gruppo ristretto dove il dettaglio di lavoro farà la differenza più del colpo di reni.
Da qui ai prossimi due giorni, la chiave sarà capire come i team tradurranno questi primi riscontri in scelte operative: assetti più estremi, simulazioni più lunghe, prove di gestione gomme e carburante, verifiche sulla consistenza in condizioni diverse. Ma intanto, nella prima metà della prima giornata dell’ultimo test, la scena è stata chiara: Leclerc ha acceso la Ferrari nel momento giusto, e l’ha fatto con un segnale che vale soprattutto per chi lavora nel box: la macchina risponde, il progetto è dentro la finestra, e ora si può spingere sullo sviluppo senza inseguire emergenze.