Passare il turno e uscire dal campo con la sensazione di aver rischiato l’impensabile: è il paradosso che accompagna la Fiorentina dopo il 2-4 ai supplementari contro il Jagiellonia, risultato che – sommato al 3-0 dell’andata – consegna comunque ai viola il biglietto per gli ottavi di Conference League. La squadra di Paolo Vanoli ha trasformato una gestione teoricamente comoda in una serata nervosa, piena di scivolate tecniche e psicologiche, culminata in un extra-time che ha prosciugato energie e lasciato sul tavolo domande pesanti. Il sorteggio degli ottavi è in programma oggi, 27 febbraio 2026: l’avversaria uscirà dall’abbinamento con Strasburgo o Rakow. Ma prima ancora di pensare all’urna, il punto è un altro: che cosa resta, nel profondo, di una qualificazione ottenuta così?
Una partita fuori controllo: dal vantaggio mentale al rischio di crollo
La cornice era chiara: dopo il 3-0 dell’andata, la Fiorentina aveva due priorità. La prima era evitare che la gara diventasse “emotiva”, perché in Europa basta una fiammata per rimettere tutto in discussione. La seconda era uscire dal Franchi con la qualificazione in tasca senza pagare un prezzo eccessivo in termini di lucidità e condizione. Invece è successo quasi l’opposto: la partita si è alimentata di episodi, inerzie e momenti di panico, fino a trasformare il ritorno in un test di resistenza più che di controllo.
I viola hanno iniziato come se l’obiettivo fosse solo far scorrere il tempo. Il Jagiellonia, al contrario, ha giocato “di pancia”, portando pressione e coraggio, trovando subito convinzione nel gol di Mazurek al 23’. Il problema non è stato tanto concedere una rete – che in un doppio confronto può capitare – quanto il modo: la Fiorentina ha dato l’impressione di subire l’evento invece di assorbirlo. E quando, nel recupero del primo tempo, è arrivata la doppietta di Mazurek (45’+3), la gestione è diventata un’ansia collettiva: scelte affrettate, uscite palla sporche, distanze sfilacciate e una sensazione crescente che la partita stesse scappando di mano.
@skysport 𝐄𝐬𝐮𝐥𝐭𝐚 𝐊𝐞𝐚𝐧, 𝐦𝐚 𝐥'𝐮𝐥𝐭𝐢𝐦𝐨 𝐭𝐨𝐜𝐜𝐨 𝐞̀ 𝐝𝐢 𝐑𝐨𝐦𝐚𝐧𝐜𝐳𝐮𝐤 🇪🇺🏆 La Fiorentina mette in cassaforte una partita oltre modo complicata grazie alla sfortunata deviazione del giocatore dello Jagiellonia 🏟️ #FiorentinaJagiellonia 2-4 (TOT 5-4) #SkySport #SkyUECL ♬ audio originale – Sky Sport
Il punto di rottura è arrivato a inizio ripresa con il 3-0 ospite firmato ancora da Mazurek (49’), un colpo che ha di fatto azzerato il vantaggio complessivo. In quel momento la sfida non era più “amministrare”, ma sopravvivere. La Fiorentina ha provato a reagire, ma la reazione è stata più di nervi che di calcio: la squadra ha cercato di appoggiarsi ai duelli, ai palloni sporchi, alle giocate individuali, senza riuscire per lunghi tratti a rimettere ordine. È qui che la qualificazione ha iniziato a somigliare a un esame di maturità incompleto: perché se è vero che nei momenti difficili conta restare in piedi, è altrettanto vero che una squadra con ambizioni europee non può concedersi quel tipo di blackout.
@skysport Il gol di 𝐅𝐚𝐠𝐢𝐨𝐥𝐢 contro lo Jagiellonia 𝑺𝑨𝑳𝑽𝑨 la Fiorentina dall’eliminazione dalla Conference League ⚽️ 🏟️ #FIOJAG 2-4 (agg. 5-4) #SkySport #SkyUECL #ConferenceLeague ♬ audio originale – Sky Sport
Si è andati ai supplementari con la sensazione che la Fiorentina avesse più da perdere che da guadagnare. Eppure, proprio quando l’inerzia sembrava tutta dalla parte del Jagiellonia, i viola hanno trovato la giocata che sposta la storia: il gol di Nicolò Fagioli al 107’, una rete pesante non solo per il tabellone ma per l’ossigeno mentale che ha portato. Poco dopo è arrivata l’autorete di Taras Romanczuk (114’) che ha ulteriormente indirizzato l’esito del doppio confronto. L’ultima scossa, il gol di Imaz al 118’, ha mantenuto la notte in tensione fino alla fine, ma a quel punto la qualificazione era ormai agganciata con forza sufficiente per non sfuggire.

Le indicazioni per Vanoli: qualità, profondità e tenuta emotiva in vista degli ottavi
Il risultato finale racconta una verità doppia: la Fiorentina è agli ottavi, ma ci arriva esponendo fragilità che in una competizione a eliminazione diretta diventano pericolose. La prima riguarda l’approccio. Entrare in campo con la convinzione che “basti non sbagliare” è una tentazione comune quando si ha un vantaggio largo, ma in Europa spesso è la via più rapida per complicarsi la vita. La partita col Jagiellonia dimostra che la soglia di sicurezza non la garantisce il risultato dell’andata: la garantiscono intensità, attenzione e capacità di spegnere la gara con il pallone. E su questo, i viola hanno mostrato vuoti troppo profondi.
La seconda indicazione riguarda la gestione delle energie. Giocare i supplementari significa aggiungere minuti e stress in una fase della stagione in cui il calendario non concede tregua. È un consumo che non si vede solo nei polpacci, ma anche nella testa: quando una squadra si ritrova a fare una partita “in più” dentro la partita, la settimana successiva diventa un terreno minato tra rotazioni, recuperi e scelte obbligate. Per questo l’aspetto fisico è già un tema, e lo diventa ancora di più se emergono situazioni legate agli acciacchi.

In questo quadro pesa l’attenzione su alcuni singoli. Nicolò Fagioli ha firmato il gol che ha raddrizzato la direzione del turno, ma la sua importanza non è solo nella rete: è nel tipo di calcio che porta. Quando la Fiorentina si allunga e perde ordine, serve qualcuno che sappia “dare tempo” alla squadra, non solo correre. Anche per questo, il suo contributo agli ottavi potrà diventare centrale, soprattutto se l’avversaria sarà una squadra capace di alternare pressione e gestione.
C’è poi un tema di profondità e affidabilità. Una partita del genere mette in vetrina, nel bene e nel male, la risposta delle seconde linee e la tenuta collettiva quando l’inerzia gira. Non basta avere un undici competitivo: nelle coppe serve un gruppo che sappia mantenere standard simili anche quando cambia la formazione o quando la gara prende strade impreviste. Se la Fiorentina vuole dare continuità europea, dovrà trasformare questa notte in un punto di svolta “mentale”: imparare a non farsi trascinare dall’evento, ma a guidarlo.
Ora il passaggio successivo è concreto e imminente: oggi, 27 febbraio 2026, il sorteggio stabilirà se agli ottavi sarà Strasburgo o Rakow l’ostacolo da superare. Qualunque sarà l’avversaria, l’insegnamento principale resta lo stesso: non esiste un turno già scritto. La Fiorentina ha dimostrato di saper colpire quando conta – e questo, nelle coppe, è un valore reale – ma ha anche mostrato quanto rapidamente possa perdere il controllo quando abbassa intensità e concentrazione. Agli ottavi, quelle pause rischiano di costare molto più care.