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Como sorprende la Fiorentina: 1-3, ai quarti di Coppa Italia

nico paz

Colpo di scena in Coppa Italia: il Como espugna la sfida con la Fiorentina imponendosi 1-3 e stacca il biglietto per i Quarti di finale.

La serata si accende anche nel dopo gara, quando il centrocampista Sergi Roberto analizza a mente fredda il successo, il suo primo centro con questa maglia e il percorso di crescita della squadra. Tra gioia personale, riferimenti al lavoro quotidiano e uno sguardo alla filosofia di gioco, emerge l’immagine di un gruppo in piena fiducia, capace di un risultato pesante e di una prestazione di sostanza.

@sportmediaset ⚽️ Cross di Smolcic in area da destra e Nico Paz sulla respinta di Fortini infila un Christensen non impeccabile ⭐️ 9 gol e 6 assist per l’argentino in questa stagione con il Como ➖➖➖ #SportMediaset #Mediaset #NicoPaz #FiorentinaComo #CoppaItalia ♬ suono originale – sportmediaset

Como in festa: vittoria 1-3 e pass per i quarti

Risultato netto: 1-3 contro una Fiorentina. Il Como non solo porta a casa la qualificazione ai quarti di finale di Coppa Italia, ma lo fa con autorevolezza, capitalizzando i momenti chiave e dimostrando maturità tattica. Al di là dell’aspetto numerico, ciò che colpisce è la personalità con cui i lombardi hanno interpretato la gara: baricentro compatto quando serviva, ripartenze pulite, coraggio nel portare diversi uomini oltre la linea della palla per dare continuità alla manovra. È un successo che vale doppio, perché arriva in una competizione a eliminazione diretta dove l’errore si paga con l’eliminazione.

La qualificazione apre scenari interessanti: proseguire il cammino significa tenere alta l’attenzione in un calendario che, da qui in avanti, si farà inevitabilmente più fitto. Ma il Como visto in questa serata dà la sensazione di avere spalle larghe: equilibrio tra i reparti, linee corte quando occorre spegnere il palleggio avversario, capacità di ribaltare rapidamente il fronte per colpire. L’inerzia della partita si è spostata con il primo affondo vincente, e da lì in poi la squadra ha mostrato di saper leggere i tempi, rallentando o accelerando a seconda delle necessità. Il 1-3, così, diventa la fotografia di un collettivo unito, trovando anche nella panchina energie e concentrazione per gestire il finale di gara.

Dal punto di vista emotivo, il passaggio del turno consolida l’autostima di un gruppo che sta scoprendo la propria dimensione. Vincere in Coppa Italia lancia un messaggio ai tifosi: il Como non intende fermarsi. La prova di carattere si è vista nei momenti in cui la Fiorentina ha provato a riaprire la contesa: niente frenesia, linee compatte, scelta di gioco pulita anche sotto pressione. Sono segnali che un allenatore apprezza e che uno spogliatoio trasforma in benzina per la settimana di lavoro.

La voce di Sergi Roberto: primo gol, infortuni superati e cultura del lavoro

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Nel dopo gara, i riflettori si accendono su Sergi Roberto, autore del suo primo sigillo in maglia Como. Il centrocampista sintetizza così il momento personale e collettivo, mettendo in fila emozioni e principi: “Ho avuto un paio di infortuni ma ora sto bene. Lavoro tanto e sono felice per il primo gol. Dobbiamo continuare così.” 

Interrogato sulla qualità del gioco espressa, il centrocampista allarga il campo al contributo della guida tecnica: “Molto, ma noi abbiamo la fortuna di avere un allenatore molto buono. Si arriva così lavorando tantissimo, tutti i giorni.” Il riferimento non è solo alla preparazione tattica, ma a una cultura quotidiana fatta di abitudini, intensità, precisione nei dettagli. Dalla postura tra le linee al primo controllo orientato, dall’uscita pulita dal basso alla scelta del momento in cui alzare il pressing: la mano dell’allenatore si vede quando la squadra sembra “riconoscere” automaticamente la giocata giusta. La continuità invocata da Sergi Roberto richiama esattamente questo: replicare il livello, standardizzarlo, renderlo patrimonio comune del gruppo.

C’è anche spazio per un passaggio più identitario, che lega il vissuto del giocatore alla proposta attuale del Como. Con naturalezza, il centrocampista evoca una matrice di gioco proattiva: “Il Mister ha quella mentalità di vedere il calcio, di giocare sempre in avanti. Abbiamo due argentini molto bravi ma tutti hanno l’ambizione di crescere. Stiamo creando qualcosa di speciale, sono orgoglioso di ciò che stiamo facendo.” Dentro queste frasi c’è una visione: verticalità quando si apre il corridoio, occupazione razionale degli spazi, ricerca della superiorità nei corridoi esterni e tra le linee. Ma c’è soprattutto la consapevolezza di un gruppo che non si accontenta. L’orgoglio citato dal centrocampista non è autocelebrazione: è la misura del lavoro fatto e di quello ancora da fare. In una notte da ricordare, la voce del protagonista traduce in parole ciò che il campo ha mostrato con chiarezza.

@sportmediaset ❤️ “Avevo bisogno di questo gol, c’è tanto dietro. Grazie a questi ragazzi che mi sono stati sempre vicino” ➖➖➖ #sportmediaset #mediaset #como #morata ♬ suono originale – sportmediaset

Identità, ambizioni e prossime sfide: perché questo successo pesa

La squadra sembra aver trovato un equilibrio virtuoso tra aggressività e pulizia tecnica, tra possesso ragionato e attacco alla profondità. Quando Sergi Roberto parla di mentalità “in avanti”, il riferimento è duplice: attitudine a cercare sempre la giocata progressiva e coraggio nel presidiare la metà campo avversaria con tanti uomini. È un calcio che richiede sincronismi, fiducia reciproca e un livello atletico elevato; un calcio che porta benefici quando gli interpreti lo eseguono come blocco unico. Il risultato contro la Fiorentina diventa, così, il miglior viatico per affrontare il prossimo turno, dove i dettagli peseranno ancora di più e l’asticella si alzerà naturalmente.

fabregas al como

Le parole sul gruppo aiutano a leggere anche lo spogliatoio: la menzione a due elementi argentini di grande qualità, unita all’idea di crescita condivisa, racconta un ambiente competitivo ma sano, in cui il talento individuale si mette a servizio del collettivo. La leadership esperienziale di profili come Sergi Roberto diventa un moltiplicatore: non solo per la gestione dei momenti di gara, ma per l’esempio settimanale tra campo e palestra. In partite a eliminazione diretta, la differenza la fanno spesso la lucidità nel primo quarto d’ora e la compattezza nell’ultima mezz’ora: doti che non si improvvisano e che maturano nella routine del lavoro quotidiano. Il riferimento alla fatica “tutti i giorni” non è retorica: è la chiave che connette la prestazione di oggi con le ambizioni di domani.

Dal punto di vista strategico, la rotta è tracciata: continuare a consolidare i principi, gestire le energie, mantenere alta la soglia dell’attenzione. Ai Quarti di finale il margine d’errore si assottiglia e ogni pallone diventa potenzialmente decisivo. Il Como arriva a questa tappa con la spinta di un successo ampio e con la convinzione di poter giocare la propria partita contro chiunque. L’entusiasmo, però, va tenuto dentro per alimentare concentrazione e fame: la stagione insegna che il passo tra l’euforia e la distrazione è breve. Qui tornano utili il pragmatismo dello staff tecnico e la voce dei senatori, chiamati a tenere il gruppo sul binario della performance. Se l’identità resterà questa — verticale quando c’è spazio, paziente quando serve, feroce nelle seconde palle — il traguardo di questa sera potrà diventare un punto di partenza e non un punto d’arrivo.

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