Una squadra che ambisce all’Europa ha bisogno di certezze nei momenti caldi.
L’Atalanta oggi le trova tra i pali in Marco Carnesecchi, protagonista assoluto di questo inizio 2026: interventi decisivi in campionato, porta inviolata a ripetizione e riflessi che cambiano le partite. Il paracadute tecnico c’è, il carattere pure, e attorno a lui il club sta costruendo il futuro: si va verso un rinnovo a lungo termine, segnale di fiducia e continuità. In parallelo, il portiere vive un momento personale speciale, che ne alimenta motivazioni e concentrazione. Tra il rigore stoppato al Como, il clean sheet in Coppa Italia contro la Juve e l’orizzonte della Nazionale, il suo 2026 è già un manifesto di affidabilità. E a Bergamo sanno bene che, con un estremo difensore così, ogni obiettivo diventa più vicino.
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Un inizio di 2026 da leader tra i pali
Il valore di un portiere moderno si legge nei dettagli che sfuggono alla statistica. Per Marco Carnesecchi le cifre, però, parlano già chiaro: cinque partite su sei con la porta inviolata in Serie A nel primo scorcio del 2026, segno di continuità e presenza costante. La cartolina più nitida arriva da Como, domenica 1° febbraio, allo stadio Sinigaglia: gara sofferta, avversari in pressione e una serie di interventi che tengono in equilibrio il risultato fino all’episodio chiave al 98’. Dagli undici metri si presenta Nico Paz, ma Carnesecchi sceglie tempo e angolo perfetti, neutralizza il rigore e consegna alla squadra di Palladino un punto pesantissimo per classifica e morale. È la sintesi della sua crescita: lettura delle traiettorie, piedi reattivi, coraggio nell’uscita bassa e leadership nell’area piccola.
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La conferma della settimana successiva aggiunge spessore al quadro: giovedì sera, in Coppa Italia, la Juve non trova varchi. Occasioni ne crea, ma sbatte contro un portiere sempre piazzato, capace di scegliere se trattenere o respingere lontano dall’area calda, di richiamare la linea difensiva con tempi netti e di accelerare la transizione con la prima giocata pulita. È l’ultimo di 13 clean sheet stagionali complessivi, tappa che si affianca a un percorso europeo concreto: in Champions League la porta è rimasta inviolata tre volte nelle sue sette presenze, dato che fotografa concentrazione e capacità di adattamento a ritmi e letture internazionali.
Carnesecchi sta mettendo in mostra maturità gestionale: pause quando serve, rinvii misurati per far salire la squadra, comunicazione continua con i centrali. Anche la dimensione mentale conta: dopo il rigore parato a Como non c’è esultanza fuori misura, ma sguardo alla panchina e reset immediato, come a ribadire che la partita non è finita finché l’arbitro non fischia. In campionato, l’incrocio odierno con la Cremonese potrebbe valere la doppia cifra di clean sheet: un traguardo simbolico a inizio febbraio che misurerebbe l’incidenza del numero uno nerazzurro sul passo della squadra. Tutto questo alimenta una percezione ormai diffusa: per brillantezza e continuità, Carnesecchi è entrato nel ristretto gruppo dei portieri più determinanti del campionato, e il soprannome “Spiderman di Rimini” che gli hanno affibbiato i tifosi rende bene l’idea del feeling creato con il pubblico.

Il piano dell’Atalanta: rinnovo fino al 2030
Quando un club individua un riferimento tecnico su cui fondare il proprio ciclo, la mossa naturale è blindarlo. L’Atalanta ha intensificato i contatti per prolungare il contratto di Marco Carnesecchi fino al 2030: un orizzonte lungo, coerente con l’età del portiere e con l’impatto che sta avendo. L’adeguamento economico è parte della strategia: dall’attuale base intorno al milione si viaggia verso un ingaggio compreso tra 2 e 2,5 milioni a stagione, cifra in linea con lo status di titolare in una squadra che punta stabilmente all’Europa. Non un vezzo, ma una leva per proteggere un asset tecnico e, al tempo stesso, per inviare un messaggio all’ambiente: il progetto nerazzurro vuole continuità nella posizione più delicata.
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Il contesto sportivo rafforza questa scelta. In Serie A, Carnesecchi si sta imponendo come riferimento del ruolo, al livello di profili affermati come Mike Maignan. È un riconoscimento che nasce dalla qualità delle prestazioni e si riflette anche nelle scelte della Nazionale: sotto la guida del ct Rino Gattuso, il portiere è presenza fissa tra i convocati, step naturale per chi abbina rendimento domestico e affidabilità nelle serate che contano. La competizione interna al ruolo, tradizionalmente accesa in Italia, alza l’asticella: il rinnovo, in questa ottica, diventa anche un investimento sulla crescita ulteriore di un classe 2000 che ha tempo e margini per aggiungere dettagli al proprio repertorio, dalla gestione palla corta alla sensibilità nelle uscite alte su cross affollati.
C’è anche una trama personale che completa il quadro. La sfida con la Cremonese porta con sé un legame emotivo: in grigiorosso, nel 2022, Carnesecchi è stato tra gli artefici della storica promozione in Serie A e, la stagione seguente, ha vissuto la sua prima annata nell’élite del calcio italiano. Un biennio formativo che ha lasciato segni tecnici e caratteriali: gestione della pressione, responsabilità da titolare, resilienza nelle fasi difficili. Oggi quel bagaglio ritorna utile in una squadra con ambizioni europee. Se dovesse uscire indenne anche da questo incrocio, la doppia cifra di clean sheet in campionato a inizio febbraio fotograferebbe non solo lo stato di grazia personale, ma anche l’equilibrio collettivo costruito da Palladino attorno al suo numero uno. In prospettiva mercato, un prolungamento fino al 2030 alzerebbe la soglia d’attenzione di eventuali pretendenti e darebbe al club la forza contrattuale per pianificare il futuro senza assilli.
Famiglia, motivazioni e obiettivi tra Coppa Italia e Mondiale
Il rendimento di un atleta spesso riflette anche l’equilibrio fuori dal campo. Il 26 gennaio, Marco Carnesecchi e la moglie Valentina sono diventati genitori per la prima volta: è nata Bianca Regina. Un evento che il portiere ha vissuto come la sua “parata più bella”, una gioia che si trasforma in carburante emotivo. Da allora, la sua postura tra i pali sembra ancora più centrata: concentrazione piena, linguaggio del corpo sereno, reattività intatta. Nelle interviste il messaggio è chiaro: dedicare alla famiglia un successo importante. La traiettoria stagionale dell’Atalanta offre strade concrete per farlo.
La coppa nazionale è la priorità immediata. Dopo tre finali perse nell’ultimo decennio, l’ambiente nerazzurro ha l’obiettivo dichiarato di sollevare la Coppa Italia, traguardo che avrebbe un valore simbolico e pratico: arricchirebbe il palmarès e consoliderebbe la cultura della vittoria dentro lo spogliatoio. In questo contesto, un portiere che azzera gli episodi nei 90 minuti e, se necessario, sposta gli equilibri ai rigori vale oro. La recente gara contro la Juve lo ha dimostrato: letture pulite, interventi mai banali, gestione delle palle sporche che toglie ossigeno alla manovra avversaria. L’impressione è che il gruppo si fidi ciecamente del suo numero uno, e questa fiducia contagi anche il reparto difensivo.
All’orizzonte c’è il grande appuntamento estivo: il Mondiale. Carnesecchi porta sulla pelle un promemoria denso di significato, il tatuaggio “L’Italia chiamò” sulla coscia destra, all’altezza del ginocchio. È più di una frase: è una dichiarazione d’intenti. Continuare a macinare clean sheet, confermarsi tra i migliori del torneo e capitalizzare ogni finestra con la Nazionale sono i mattoni per arrivare pronto alla chiamata. Intanto, il soprannome “Spiderman di Rimini” circola tra i tifosi con affetto crescente, segno di un legame che va oltre la prestazione singola. Se il rinnovo fino al 2030 verrà formalizzato, l’Atalanta potrà programmare con serenità un ciclo in cui il portiere romagnolo resti perno tecnico e simbolico. E per lui il 2026 rischia di diventare l’anno in cui campo e vita personale si intrecciano alla perfezione: parate decisive, obiettivi concreti e una nuova motivazione a bordo campo che si chiama famiglia.