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All-Star Game 2026: LeBron fuori dal quintetto dopo 21 anni

Lebron seduto in tribuna

Annunciati i quintetti del All-Star Game 2026: per la prima volta dopo ventuno stagioni consecutive, LeBron James non partirà in quintetto.

L’evento si giocherà il 15 febbraio all’Intuit Dome di Inglewood, casa dei Los Angeles Clippers, e arriva con un formato rivoluzionato che mette al centro la sfida tra talenti statunitensi e internazionali. La selezione delle riserve passa ora agli allenatori Nba, con l’annuncio degli organici completi atteso per il 1 febbraio: resta dunque aperta la possibilità di vedere comunque in campo il quarantunenne dei Los Angeles Lakers.

Lebron perplesso in panchina

Fine di un’abitudine lunga ventuno anni

L’assenza di LeBron James dal quintetto iniziale dell’All-Star Game rappresenta uno spartiacque simbolico. Dal suo secondo anno nella lega, il numero 23 ha sempre iniziato la partita delle stelle da titolare. Oggi, alla sua ventitreesima stagione a livello professionistico e a 41 anni compiuti, il fuoriclasse resta però assolutamente competitivo: finora ha disputato 24 gare, viaggiando a 22,6 punti, 6,9 assist e 5,9 rimbalzi di media. Numeri che certificano un impatto ancora elevato e che tengono viva la candidatura per un posto tra le riserve, ruolo che verrà definito dagli allenatori di Conference con 14 scelte complessive.

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Il dato storico resta poderoso: ventuno stagioni consecutive da titolare all’evento che celebra il meglio della Nba. La sua esclusione dall’avvio va letta come il riflesso di un cambio generazionale: nuove stelle si sono consolidate, la lega ha ampliato la base di talenti e il meccanismo di voto — 50% tifosi, 25% giocatori, 25% media — ha premiato profili in grande ascesa. In altre parole, la fotografia del 2026 restituisce un equilibrio diverso, nel quale la popolarità dialoga più strettamente con il rendimento sul parquet. Non a caso, questa edizione viene percepita come particolarmente “meritocratica” nella composizione dei quintetti.

Per LeBron resta intatta la possibilità di incidere: tre volte MVP della partita delle stelle in carriera, ha dimostrato spesso di saper accendere l’evento anche partendo senza le luci puntate addosso fin dalla palla a due. Il 1 febbraio sapremo se la sua presenza sarà confermata tra le riserve: un dettaglio che, al di là del valore simbolico della titolarità, conterà soprattutto per chi attende di vederlo sfidare i migliori nel palcoscenico di Inglewood. In ogni caso, la fine della striscia da titolare segna la chiusura di una lunga fase e testimonia la vitalità di una lega che continua a rinnovarsi senza sosta.

I quintetti: equilibrio tra merito e popolarità

La composizione dei quintetti è stata presentata come una fotografia fedele dei valori in campo, frutto della combinazione dei voti di pubblico, giocatori e media. A Est, sono stati designati Cade Cunningham (seconda presenza), Jalen Brunson (terza), Tyrese Maxey (seconda), Jaylen Brown (quinta) e Giannis Antetokounmpo (decima). Un mix che unisce esplosività e regia, con creatori di gioco capaci di alzare il ritmo e un terminale fisico e dominante come il due volte MVP greco. La sensazione è che il quintetto dell’Eastern Conference bilanci bene carisma, forma del momento e compatibilità tecnica.

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A Ovest, le scelte hanno premiato l’esperienza e la versatilità: Steph Curry (dodicesima presenza), Shai Gilgeous-Alexander (quarta), Luka Doncic (sesta), Victor Wembanyama (seconda) e Nikola Jokic (ottava). Un elenco che sottolinea la portata internazionale della Western Conference, con quattro protagonisti non statunitensi su cinque.

Spicca il confronto generazionale tra campioni affermati e nuovi talenti: l’abilità perimetrale di Curry, l’efficienza di SGA, la creatività di Doncic, la verticalità di Wembanyama e la regia da centro atipico di Jokic promettono pallacanestro spettacolare. Da monitorare proprio le condizioni fisiche di Nikola Jokic, attualmente ai box: resta da capire se riuscirà a rientrare in tempo per il 15 febbraio.

Come in ogni selezione che si rispetti, non mancano le esclusioni eccellenti. A Est paga dazio Donovan Mitchell, complice anche il rendimento di squadra non all’altezza delle aspettative. A Ovest resta fuori Anthony Edwards, superato all’ultimo da Victor Wembanyama per l’ultimo slot disponibile tra i titolari. È un segnale dei tempi: la corsa alla vetrina dell’All-Star non è mai stata così affollata e il livello medio così alto. Da sottolineare, inoltre, che i quintetti sono stati composti senza vincoli rigidi di ruolo: una scelta pensata per fotografare al meglio il talento disponibile, più che incasellarlo in etichette tradizionali. Il risultato è un quadro coerente con l’andamento della stagione e con le preferenze incrociate di pubblico e addetti ai lavori.

doncic durante una partita di nba

Il nuovo formato: tre squadre, più ritmo e sfida globale

L’edizione 2026, in programma il il 15 febbraio all’Intuit Dome di Inglewood, l’arena dei Los Angeles Clippers, introduce una formula inedita che punta ad alzare ritmo, competitività e spettacolo. La struttura prevede 24 convocati complessivi, con 16 giocatori statunitensi e 8 internazionali. Da qui nasceranno tre squadre da otto elementi: due interamente composte da atleti USA e una formata solo da giocatori non statunitensi. Il torneo si articolerà in un girone all’italiana con quattro partite da 12 minuti ciascuna: un formato breve e intenso che favorisce possessi rapidi, rotazioni corte e un livello di concentrazione più alto fin dalla palla a due. È una scelta che risponde al crescente peso globale della lega e alla necessità di valorizzare l’ampiezza del bacino internazionale, sempre più decisivo anche nelle gerarchie individuali.

La selezione non ha tenuto conto dei ruoli, ma la distribuzione tra blocco USA e blocco internazionale rende chiaro il messaggio: oggi la Nba è una piattaforma davvero mondiale. Basti pensare che il quintetto dell’Ovest presenta quattro non statunitensi — un canadese, uno sloveno, un francese e un serbo — mentre a Est il contingente internazionale è guidato da Giannis Antetokounmpo.

@nba Giannis last season: 30.4 PPG 11.9 RPG 6.5 APG …and an NBA-leading 243 dunks! 💥💥💥 @Bucks #NBA #Basketball #Dunk #giannisantetokounmpo #bucks ♬ original sound – NBA

In questo contesto, la partita di Inglewood si annuncia come una celebrazione della diversità tecnica: dal playmaking degli esterni creatori alla protezione del ferro e al gioco sopra il ferro dei lunghi moderni, con enfasi su spacing e letture veloci. Le panchine avranno un ruolo chiave per orchestrare quintetti fluidi e trovare subito le combinazioni più efficaci in mini-partite che non lasciano margini agli errori di approccio.

Le prossime tappe sono già fissate: gli allenatori sceglieranno 14 riserve, sette per Conference, con annuncio programmato per il 1 febbraio. È lì che si capirà se LeBron James sarà comunque della partita e quali profili completeranno il mosaico, anche in funzione delle condizioni di Nikola Jokic. Il 15 febbraio, all’Intuit Dome, lo spettacolo potrà poi contare su una cornice d’eccezione e su un pubblico che conosce bene molti dei protagonisti. Tra ricambio generazionale e stelle consolidate, l’All-Star Game 2026 promette di essere un banco di prova interessante per una formula che vuole tenere alta l’intensità e restituire una gara più vera, pur nel contesto festoso del weekend delle stelle.

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