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Barça, rivoluzione in panchina: Aleksander Sekulic prende il timone fino al 2028 e apre una nuova era

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Il Barcellona ha scelto di cambiare rotta nel modo più netto possibile: nuova guida tecnica, nuovo ciclo e una direzione dichiarata verso un’idea di squadra più moderna, profonda e “lunga” nel tempo. La decisione è ufficiale e porta un nome preciso: Aleksander Sekulic è il nuovo allenatore della prima squadra di basket, con un accordo valido fino al 30 giugno 2028. Il tecnico sloveno, 48 anni, arriva con un profilo internazionale e una storia recente che parla di progetti costruiti in poco tempo ma con risultati immediati. Il Barça, dal canto suo, non si limita a cambiare chi siede in panchina: la mossa si inserisce in un’estate di rinnovamento che coinvolge anche il roster, con innesti già definiti e un chiaro obiettivo sportivo, tornare a competere con continuità ai massimi livelli.

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Perché la scelta di Sekulic è un messaggio: identità, metodo e continuità progettuale

La nomina di Aleksander Sekulic non è una semplice sostituzione, ma un’operazione che racconta una strategia. Il contratto fino al 2028 indica una volontà di continuità: il club punta a una guida tecnica capace di incidere su più stagioni, lavorando non solo sul risultato immediato ma sulla struttura complessiva della squadra. Sekulic diventa inoltre un simbolo storico per la sezione: è il primo allenatore sloveno nella storia del basket blaugrana, un dettaglio che pesa perché segnala l’apertura a profili “non tradizionali” rispetto alle abitudini del club e, più in generale, del basket spagnolo d’élite.

Il cambio avviene anche in un contesto di staffetta chiara: Sekulic prende il posto di Xavi Pascual, figura molto riconoscibile per il pubblico catalano. Questo passaggio, per quanto fisiologico nello sport, impone una gestione delicata: cambiano linguaggio tecnico, gerarchie, ritmo di allenamento, modalità di lettura delle partite e soprattutto il modo in cui si costruisce l’attacco e si organizza la difesa. Il Barça, scegliendo Sekulic, sembra voler puntare su un allenatore abituato a integrare rapidamente giocatori nuovi e a dare forma a un’identità che non dipenda da un singolo campione, ma dall’efficienza collettiva.

La carriera del tecnico sloveno offre indizi sul tipo di lavoro che il Barcellona si aspetta. Sekulic arriva dopo un percorso articolato in Europa, con esperienze in realtà diverse per pressione, budget e aspettative. Ha iniziato in Slovenia alternando ruoli da capo allenatore e da assistente, una palestra che spesso costruisce tecnici “completi”, capaci di leggere sia la gestione dello spogliatoio sia l’organizzazione quotidiana. In seguito ha vinto in Repubblica Ceca con l’ERA Nymburk (stagione 2021/22), poi ha guidato il Lokomotiv Kuban dal 2022 al 2024, ha allenato lo Zenit San Pietroburgo nel 2025/26 e infine, ad aprile, ha accettato la sfida del Dubai BC. Proprio quest’ultimo passaggio è significativo: in pochi mesi ha gestito una squadra in un contesto di grande visibilità, debuttando in Eurolega e arrivando a conquistare la Lega ABA, primo titolo della storia del club emiratino, con una finale vinta contro il Partizan.

Questi elementi spiegano perché il Barça possa vederlo come un “costruttore” capace di reggere la pressione. Non si tratta solo di tattica: a Barcellona l’allenatore deve saper convivere con aspettative quotidiane altissime, con una base tifosa esigente e con un ambiente dove ogni scelta viene letta come una dichiarazione d’intenti. Un tecnico che ha già lavorato tra identità diverse e con gruppi da riorganizzare in corsa può offrire quella flessibilità che spesso fa la differenza nelle stagioni lunghe, tra campionato e competizioni europee.

Il Barcellona cambia anche il roster: nuovi innesti, gerarchie da riscrivere e obiettivi da riallineare

L’arrivo di Aleksander Sekulic si incastra in un’estate descritta come di “profonda ristrutturazione” del gruppo. Il Barcellona ha già inserito diversi giocatori, costruendo un pacchetto di nuove opzioni che sarà uno dei primi banchi di prova del nuovo allenatore: integrare i volti nuovi senza perdere competitività, ma anzi alzando la soglia di rendimento. Tra gli innesti comunicati figurano il lungo Josh Nebo, i play/guardie Umoja Gibson e Justin Robinson, l’esterno Agustín Ubal, l’ala grande Olivier Nkamhoua e l’ala Stanley Umude. È una lista che suggerisce un’idea precisa: aumentare atletismo, rotazioni e variabilità delle soluzioni, sia in attacco sia in difesa.

Quando un club di alto livello inserisce così tanti elementi in un’unica finestra, la vera sfida non è “avere talento”, ma farlo funzionare come sistema. Qui Sekulic dovrà lavorare su tre fronti. Il primo è la costruzione delle gerarchie: chi porta palla nei momenti pesanti, chi crea vantaggi dal palleggio, chi è riferimento interno, chi chiude le partite in quintetto. Con più giocatori nuovi, le gerarchie non sono scontate e il rischio di sovrapposizioni di ruolo è reale: due esterni con bisogno di ritmo, due lunghi con minuti da dividere, ali con caratteristiche diverse ma tutte da valorizzare. La gestione dei minuti, in un Barça che punta a vincere, diventa materia quotidiana.

Il secondo fronte è l’identità difensiva. In Eurolega e nei top campionati europei la qualità dell’attacco è ormai diffusa, e la differenza spesso la fa la capacità di difendere in modo coerente per 40 minuti: contenere i pick and roll, controllare il rimbalzo, evitare seconde opportunità e limitare i parziali. Per questo l’inserimento di lunghi come Josh Nebo può essere letto non solo come scelta “di nome”, ma come bisogno tecnico: protezione del ferro, presenza fisica, verticalità e pressione costante nei pressi dell’area. Allo stesso tempo, l’arrivo di nuovi esterni permette di immaginare più pressione sulla palla e più cambi difensivi, ma solo se il gruppo assimila rapidamente principi comuni.

Il terzo fronte è la produzione offensiva: il Barça dovrà trovare un equilibrio tra creatività degli esterni e ordine del sistema. L’Eurolega punisce gli attacchi improvvisati e premia i dettagli: spaziature, tempi, letture. Sekulic eredita un contesto dove “vincere” non basta, bisogna anche convincere, perché la narrazione attorno al club è costante. Per questo la costruzione di un attacco che sappia alternare gioco a metà campo, transizione e situazioni speciali (rimesse, ultimi possessi, gestione dei falli) sarà centrale fin dalle prime settimane.

In prospettiva, l’obiettivo dichiarato è tornare a competere per i titoli. E competere davvero significa non avere solo un picco, ma continuità: entrare nelle fasi decisive della stagione con un’identità chiara e una rotazione affidabile. La scelta di un contratto lungo per Aleksander Sekulic e un mercato già indirizzato su più ruoli racconta un piano ambizioso: mettere insieme risultati immediati e costruzione di un ciclo. Il campo dirà quanto velocemente questa transizione diventerà rendimento. Ma il messaggio è già arrivato: il Barcellona ha deciso di voltare pagina, senza mezze misure.

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