Nuovo stop forzato per Lorenzo Musetti, che nelle ultime ore ha annunciato il ritiro dall’ATP 500 di Acapulco, in programma la prossima settimana. La decisione arriva mentre il tennista azzurro continua il percorso di recupero dopo l’infortunio che lo aveva costretto a fermarsi durante gli Australian Open. Il punto chiave, oggi, è uno: i tempi non sono quelli sperati e la tabella di marcia verso la parte più intensa della stagione sul cemento nordamericano va rivista con pragmatismo.

Un ritiro che pesa: cosa significa davvero saltare Acapulco in questo momento della stagione
La rinuncia di Musetti ad Acapulco è un segnale chiaro sullo stato del recupero e sulla necessità di evitare qualsiasi accelerazione. Il torneo messicano, per collocazione e peso, è da anni un crocevia strategico: è un ATP 500 che assegna punti importanti, offre un contesto tecnico di alto livello e soprattutto rappresenta una rampa di lancio ideale verso il grande blocco di appuntamenti che porta ai Masters 1000 e poi alle settimane decisive prima della terra europea. Saltarlo significa rinunciare a una finestra di competizione “pesante”, dove si possono accumulare match di qualità contro avversari di primo piano e dove, spesso, si misura la condizione reale di chi vuole presentarsi al massimo nella fase successiva.
Il nodo centrale, però, è fisico: Musetti sta ancora gestendo le conseguenze dell’infortunio che lo aveva fermato a Melbourne, un problema muscolare che richiede cautela e progressione. In situazioni del genere, la tentazione di rientrare “anche solo per provare” è la scorciatoia più pericolosa: si rischia di trasformare un recupero lineare in un saliscendi di ricadute e rientri spezzati, con l’effetto collaterale di perdere settimane intere senza riuscire a costruire davvero continuità.
@eurosportitalia Qui c'è solo da alzarsi in piedi ed applaudire 🤯👏 #Musetti #Tennis #AusOpen #AO2026 ♬ original sound – Eurosport Italia
Dal punto di vista sportivo, la notizia pesa anche per un altro motivo: Musetti era entrato nel 2026 con segnali incoraggianti, tra risultati e maturità tattica. Interrompere la possibilità di capitalizzare quel momento complica l’obiettivo più importante di un giocatore ormai stabilmente nel gruppo di testa: dare stabilità al rendimento, trasformando le settimane buone in un trend e non in picchi isolati. In più, Acapulco è un torneo che mette alla prova la tenuta complessiva (caldo, umidità, condizioni spesso non semplici), e proprio per questo è anche un test funzionale per valutare se il fisico è pronto a reggere una serie ravvicinata di match ad alta intensità. Se lo staff decide di rinunciare, significa che quel test oggi sarebbe un azzardo.
In prospettiva, la scelta racconta un approccio: meglio perdere un torneo che compromettere il resto della stagione. È una decisione che guarda oltre l’immediato, perché un rientro affrettato non colpisce solo la settimana del ritorno in campo: può condizionare ritmo, fiducia e carico di lavoro per un mese intero. E per un atleta che ha bisogno di continuità per far rendere al massimo il proprio tennis creativo e dispendioso, la condizione fisica non è un dettaglio: è la base di tutto.

Gestione dell’infortunio e piano di rientro: le priorità tra riabilitazione, ranking e continuità
La comunicazione di Musetti ha messo al centro un concetto semplice: la riabilitazione deve proseguire e il rientro richiederà più tempo. Tradotto nel linguaggio della stagione ATP, significa che le prossime settimane saranno una partita di equilibrio tra tre esigenze: recuperare al 100%, non perdere troppo terreno in classifica e, soprattutto, tornare in campo con un livello competitivo credibile. Perché rientrare non vuol dire soltanto “giocare”: vuol dire poter sostenere scambi, cambi di direzione, carichi di lavoro in partita e giornate consecutive senza che il corpo lanci segnali d’allarme.
La gestione di un problema muscolare in una zona delicata è sempre complessa, perché coinvolge catene di movimento fondamentali: spinta, appoggi, torsioni e ripartenze. Nel tennis moderno, dove la velocità di palla e le richieste atletiche sono aumentate, un giocatore che non può spingere con fiducia rischia di cambiare meccaniche in modo “difensivo”, e quello è il terreno su cui nascono compensazioni e nuovi guai. Per questo la priorità, oggi, è una sola: tornare quando l’assetto fisico è stabile, non quando “manca poco”. Il “manca poco” è la zona grigia che spesso porta a fermarsi di nuovo.
@eurosportitalia Muso ci stava facendo divertire parecchio 😔 Purtroppo si è dovuto ritirare avanti di due set ☹️ #Tennis #AusOpen #AO2026 #Musetti #Djokovic ♬ suono originale – Eurosport Italia
Dal punto di vista del ranking, l’assenza può avere un impatto, ma non è necessariamente il punto più urgente. Un giocatore d’élite vive di programmazione e di blocchi: se perdi un torneo puoi recuperare altrove, se perdi un mese intero per ricadute il costo diventa enorme. Ecco perché, nel bilanciamento tra punti e salute, la scelta di rinunciare a un ATP 500 è un investimento sul medio periodo. È anche una questione di fiducia: rientrare e perdere perché non si è pronti non è solo un problema di risultato, ma di sensazioni e convinzioni, che poi si trascinano nelle settimane successive.
In termini di continuità, Musetti è in una fase della carriera in cui la parola chiave è “stabilità”: consolidare il livello contro i giocatori di fascia medio-alta, gestire con maturità le giornate storte e aumentare la percentuale di match portati a casa quando non si gioca al massimo. Per farlo, serve un corpo che regga la routine: allenamenti intensi, trasferte, recupero, match ravvicinati. Se la riabilitazione richiede ancora tempo, allora la vera vittoria è non bruciare tappe.
Il prossimo passaggio sarà capire come si incastrerà la ripartenza: se l’obiettivo sarà rientrare direttamente in un torneo successivo o se lo staff sceglierà un approccio più graduale, magari cercando condizioni che riducano il rischio e permettano di accumulare minuti in campo in modo progressivo. Qualunque sia la strada, il tema non è “quando torna”, ma “come torna”. Perché un rientro fatto bene può riaprire la stagione, un rientro forzato rischia di chiuderla a singhiozzo.
Nel frattempo, l’assenza da Acapulco ridisegna anche le aspettative: la primavera di Musetti non sarà una corsa contro il tempo, ma una gestione lucida del tempo. E in uno sport in cui il calendario non aspetta nessuno, la lucidità è spesso la qualità che distingue chi torna davvero competitivo da chi torna soltanto in campo.