La notte NBA regala a Denver un successo pesante e, soprattutto, una fotografia nitida di cosa serva ai Nuggets per restare competitivi anche quando la partita si sporca: continuità, gestione e la solita regia totale di Nikola Jokic.
Al Ball Arena finisce 122-116 contro Memphis, con i padroni di casa capaci di costruire un vantaggio solido, subire il ritorno dei Grizzlies nel quarto periodo e chiuderla con freddezza nei possessi decisivi grazie ai liberi di Jamal Murray. È un risultato che arriva nel momento in cui tutte le squadre stanno tirando il fiato prima dell’All-Star break, ma che per Denver ha un valore doppio: certifica la capacità di controllare i momenti chiave e tiene alta la quota vittorie in una stagione segnata da acciacchi e rotazioni spesso rimaneggiate.
@bolabolaph NIKOLA JOKIC HAS INSANE COURT VISION! 💯 26 PTS | 15 REB | 11 AST Denver Nuggets vs. Memphis Grizzlies | FEB 11, 2026 #nba #nbahighlights #nbanews #basketball #denvernuggets #memphisgrizzlies #nikolajokic ♬ original sound – BolaBolaPH
Una partita a strappi: Denver scappa, Memphis rientra, ma il finale premia la lucidità
Il copione della gara si sviluppa in tre atti ben distinti. Nel primo, Denver imposta da subito il proprio ritmo: attacchi ragionati, ricerca sistematica dei mismatch e una circolazione di palla che, quando gira, rende i Nuggets difficili da leggere. L’idea è chiara: far entrare Jokic nel flusso senza forzare, alternando post basso, consegnati e gioco a due per generare vantaggi progressivi. Memphis, dal canto suo, prova a rispondere con energia e fisicità, cercando di alzare i giri difensivi e di trasformare ogni rimbalzo in occasione per correre. Il problema, per i Grizzlies, è che quando Denver riesce a evitare palle perse “vive”, la difesa ospite è costretta a rincorrere e a ruotare troppo.
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Il secondo atto coincide con la prima vera spallata dei Nuggets: una sequenza favorevole dall’arco e una migliore disciplina nel contenere le iniziative in penetrazione costruiscono un margine che, a metà gara, pesa già sul piano mentale. Memphis però non esce dalla partita. Al rientro dall’intervallo i Grizzlies ritoccano l’approccio: maggiore pressione sulla palla, più coraggio nel prendersi tiri rapidi quando la difesa di Denver collassa e, soprattutto, la volontà di restare agganciati senza aspettare la perfezione. È un passaggio chiave perché evita che il match scivoli via con largo anticipo.
Il terzo atto, quello decisivo, si apre nel quarto periodo con il momento più delicato per Denver: la squadra abbassa per qualche minuto la qualità delle scelte, concedendo a Memphis la possibilità di risalire. Il dato tecnico è importante: quando Jokic si siede, i Nuggets devono trovare un equilibrio diverso, spesso più “perimetrale” e meno orientato alla lettura. Memphis ne approfitta per rosicchiare punto su punto, sfruttando possessi sporchi, seconde opportunità e una maggiore aggressività nel pitturato. A quel punto la partita diventa un esercizio di gestione. Denver rientra nei propri princìpi: attacco più paziente, tiri cercati con logica e difesa che si concentra sul togliere linee di passaggio semplici. Nel finale, con il punteggio tornato pericolosamente vicino, la differenza la fa la freddezza: Murray si prende la responsabilità ai liberi e chiude i conti, impedendo a Memphis di completare la rimonta e di mettere la testa avanti quando contava davvero.

Jokic dirige tutto e Murray chiude: i leader indicano la strada in un momento di stagione delicato
Il volto della partita, ancora una volta, è Nikola Jokic. La sua tripla doppia (26 punti, 15 rimbalzi e 11 assist) non è solo una riga di statistiche: è la rappresentazione di come Denver costruisca vantaggi con continuità. Jokic non domina soltanto con i canestri, ma con la capacità di decidere dove e quando far male. Se la difesa raddoppia, legge il taglio alle spalle o trova il tiratore sul lato debole; se resta in uno contro uno, punisce con pazienza, usando il corpo per guadagnare posizione e costringendo l’avversario a scegliere tra fallo o canestro. È un controllo che, in una regular season lunga e piena di oscillazioni, diventa un’assicurazione.
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Accanto a lui, Jamal Murray svolge il ruolo che Denver gli chiede nei momenti più caldi: essere il “chiudipartita”. I suoi punti e, soprattutto, la precisione dalla lunetta negli ultimi secondi certificano una qualità che spesso separa le squadre solide da quelle fragili: la capacità di trasformare il vantaggio tecnico in vantaggio concreto. Quando Memphis risale, serve un giocatore capace di resistere alla pressione, prendersi il pallone e non farsi trascinare dal caos. Murray lo fa senza forzare, scegliendo le soluzioni più semplici e redditizie, anche quando il ritmo emotivo della gara spinge verso giocate più rischiose.
Nel contesto della serata, va letto anche il contributo dei comprimari. Denver trova punti e presenza da chi deve sostenere i due leader: il lavoro a rimbalzo, la disponibilità al passaggio extra e la capacità di non spegnersi nei minuti in cui la partita si incattivisce sono aspetti che non finiscono sempre nei titoli, ma determinano l’esito contro avversari che provano a ribaltare l’inerzia con la sola energia. Memphis, dal canto suo, esce con l’amaro in bocca ma anche con segnali interessanti: la rimonta nel quarto periodo racconta che la squadra non ha mollato e che, quando riesce a difendere con continuità e a trovare ritmo senza dipendere da un’unica soluzione, può rendere la vita complicata anche a una contender.
Per Denver questo 122-116 vale come un promemoria: non esistono serate “facili”, soprattutto in una fase in cui le rotazioni cambiano spesso e la stanchezza pesa. Ma esiste un modo di stare dentro la partita, e i Nuggets lo hanno mostrato: costruire, gestire, assorbire la tempesta e chiudere con lucidità.
Cosa cambia adesso: fiducia prima della pausa e indicazioni utili per il rientro
Arrivare alla pausa con una vittoria del genere ha un impatto che va oltre il singolo risultato. Per Denver significa consolidare la sensazione di controllo: anche quando il vantaggio si riduce e la partita diventa nervosa, la squadra ha un’identità chiara a cui aggrapparsi. In prospettiva, è un aspetto fondamentale perché le partite di primavera, quelle che preparano ai playoff, si giocano spesso su dettagli: un possesso gestito bene, un rimbalzo strappato, un fallo intelligente o evitato. Contro Memphis, Denver ha avuto un passaggio a vuoto ma non ha perso la bussola. E questo, per una squadra con ambizioni alte, conta quasi quanto la qualità tecnica.
Per Memphis, invece, la partita lascia una lezione dura ma utile. La rimonta sfiorata dice che il gruppo ha orgoglio e che, quando alza la pressione, può cambiare l’inerzia anche fuori casa. Il limite, però, sta nella continuità: concedere a Denver un margine importante significa poi dover spendere energie enormi per rientrare, con il rischio di arrivare al finale senza la stessa lucidità. Nei minuti decisivi, quando servirebbe un’esecuzione perfetta, basta un paio di errori per vanificare tutto il lavoro fatto per ricucire. È il tipo di scenario che pesa in una stagione complicata, ma che può anche diventare materiale su cui costruire: trasformare l’intensità in un’abitudine, non in una fiammata.
Il calendario, dopo la pausa, rimetterà tutte le squadre davanti a un bivio: tirare dritto consolidando le posizioni o inseguire una rimonta in classifica. Denver riparte con un messaggio chiaro: con Jokic che orchestra e con Murray che chiude, i Nuggets hanno la struttura per reggere anche le partite in cui l’inerzia prova a scappare. E se la stagione ha insegnato qualcosa, è che saper vincere quando non si è perfetti spesso è il modo migliore per arrivare pronti quando la posta diventa davvero alta.