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Notte NBA: Charlotte allunga a 6 e frena Wembanyama, Embiid 40

LaMelo Ball Charlotte

Notte intensa in Nba con risultati pesanti per classifica e morale. Gli Charlotte Hornets hanno piegato gli San Antonio Spurs 111-106 centrando la sesta vittoria consecutiva e limitando Victor Wembanyama a una serata complicata. A Est, i Philadelphia 76ers hanno superato i New Orleans Pelicans 124-114 grazie ai 40 punti di Joel Embiid, sullo sfondo della squalifica di Paul George per 25 partite. In evidenza anche i successi dei Minnesota Timberwolves a Memphis, degli Houston Rockets su Dallas Mavericks, dei Indiana Pacers contro gli Atlanta Hawks e dei Chicago Bulls sul campo dei Miami Heat, con prove individuali e indizi tecnici che raccontano lo stato di forma delle squadre.

Victor Wembanyama e Nikola Jokic in azione

Charlotte allunga la striscia e frena Wembanyama

La vittoria 111-106 degli Charlotte Hornets sugli San Antonio Spurs è il manifesto del momento positivo della squadra di casa. Sei successi di fila non arrivano per caso: indicano organizzazione, fiducia e una crescente solidità nella gestione dei finali. Contro San Antonio, Charlotte ha scelto la via della concretezza, contenendo l’impatto di Victor Wembanyama con un piano partita chiaro: protezione del ferro, aiuti tempestivi e fisicità sulle linee di passaggio. Il risultato è nei numeri: 16 punti concessi alla stella francese e, soprattutto, la tripla del possibile pareggio sbagliata da Wembanyama a 30 secondi dalla sirena. È l’istantanea che sintetizza la gara: quando contava, Charlotte ha dettato il ritmo e ha abbassato le percentuali dell’avversario più temuto.

Nel racconto del match spicca l’energia del giovane Moussa Diabaté, protagonista per presenza a rimbalzo, gamba nelle corse in transizione e letture utili a sporcarsi le mani nelle piccole cose che spesso fanno la differenza. Non è solo questione di tabellino: Charlotte ha trovato contributi diffusi, alternando quintetti leggeri e difese a uomo serrate che hanno tolto fiducia agli Spurs. Ogni parziale ricostruito, ogni pallone sporcato ha aggiunto dubbio alla squadra texana e convinzione a quella di casa. Nel finale, gestione del cronometro e selezione dei tiri sono state accorte: niente forzature, attacchi al ferro per guadagnare falli e un paio di extra-pass che hanno spezzato l’ultima resistenza di San Antonio.

@hornets came for the three, stayed for the dunk🫎 #moussadiabate #charlottehornets #nba ♬ original sound – Charlotte Hornets

La striscia di sei successi ha un peso che va oltre la statistica. Significa che Charlotte sta costruendo una propria identità: atletismo, pressione sul perimetro e scelte offensive pragmatiche. Fermare Wembanyama su un totale di 16 punti, costringendolo poi all’errore dall’arco nel momento clou, è un segnale a tutta la lega. Per gli Spurs resta la sensazione di un’occasione scivolata: partita in equilibrio, possibilità concreta di aggancio e la serata in cui il talento generazionale si è trovato ingabbiato dalla disciplina difensiva degli avversari. Per Charlotte, invece, è benzina per la classifica e – ancora di più – per l’autostima: nelle ultime settimane la squadra ha imparato a vincere anche quando la partita si sporca, qualità che pesa nei back-to-back e nelle volate playoff.

Yves Missi e Alexandre Sarr New Orleans

Embiid domina New Orleans mentre Philadelphia fa quadrato sulla squalifica di Paul George

A Philadelphia è stata la notte di Joel Embiid: 40 punti e 11 rimbalzi per spingere i 76ers al 124-114 sui Pelicans, affermazione che vale molto sul piano tecnico ed emotivo. Il contesto non era semplice: poche ore prima era arrivata la squalifica di Paul George per 25 partite per violazione del programma antidoping Nba. La risposta della squadra è stata compatta: attacco convinto, pallone che ha viaggiato con criterio e un Embiid dominante in post, capace di attrarre raddoppi e di punire a ripetizione, alternando conclusioni al ferro e piazzati dalla media. La partita, per larghi tratti, è stata un test di maturità: New Orleans ha provato a cambiare assetto difensivo, ma la gestione dei Sixers ha mantenuto il controllo nei momenti chiave, proteggendo il vantaggio nell’ultimo quarto.

La vicenda Paul George ha inevitabilmente catalizzato l’attenzione. L’ala trentacinquenne ha spiegato di aver commesso un errore durante il percorso per risolvere un problema personale, sottolineando la dimensione umana di una vicenda che resta, sportivamente, pesante per la squadra. Le sue parole – “Negli ultimi anni, ho parlato dell’importanza della salute mentale e, mentre di recente stavo cercando una cura per un problema personale, ho commesso l’errore di assumere un farmaco inappropriato” – restituiscono il quadro emotivo che accompagna la squalifica. Dal parquet, la reazione è stata quella che un allenatore desidera vedere: concentrazione, responsabilità condivise e un leader tecnico come Embiid a indicare la via, dominando a rimbalzo e costringendo la difesa dei Pelicans a snaturarsi.

@houseofhighlights PG HAS BEEN SUSPENDED FOR 25 GAMES 🚨 #basketball #paulgeorge #suspend #breaking ♬ original sound – House of Highlights

Guardando avanti, Philadelphia dovrà ridisegnare rotazioni e gerarchie nell’arco delle 25 gare senza George. Il match con New Orleans ha offerto una traccia: ritmo controllato, uso accorto del pick and roll per coinvolgere i lunghi e tagli dal lato debole per liberare tiri piedi per terra. Il 124-114 racconta di un gruppo che non ha perso bussola e che anzi ha fatto leva sulle certezze del suo MVP. In una Eastern Conference dove ogni striscia può cambiare la griglia, la capacità di tenere la barra dritta nelle settimane più delicate sarà la vera misura dell’ambizione Sixers. Se Embiid mantiene questo standard e il supporting cast garantisce continuità, Philadelphia può attraversare la tempesta con danni limitati e ritrovarsi pronta quando il calendario si farà pesante.

Gli altri risultati di serata e le indicazioni per la corsa playoff

Il quadro della notte si completa con successi che spostano umori e micro-equilibri. A Ovest, i Minnesota Timberwolves, quinti in classifica, hanno centrato la quarta vittoria di fila espugnando Memphis 131-114. Protagonisti Anthony Edwards con 33 punti e Julius Randle con 27: una coppia che ha dato continuità ai parziali, alimentando il break decisivo e impedendo ai Grizzlies di rientrare. Il dato più interessante sta nella capacità dei Wolves di imporre fisicità e ritmo contro una squadra di casa solitamente aggressiva: segnale di crescita nella gestione delle trasferte e di una stabilità mentale sempre più marcata quando la partita si apre su punteggi alti.

A Houston, i Rockets hanno piegato i Dallas Mavericks 111-107 e blindato il quarto posto a Ovest. Amen Thompson ha messo 21 punti, ma la chiave è stata la distribuzione del fatturato: sei giocatori in doppia cifra sono il manifesto di una squadra profonda, capace di trovare ogni sera un eroe diverso. Dall’altra parte, il rookie diciannovenne Cooper Flagg ha illuminato la serata con 34 punti e 12 rimbalzi, ma il suo show non è bastato: Dallas ha avuto sprazzi di qualità, senza però trovare la continuità necessaria negli ultimi possessi, quando Houston ha alzato il livello della propria difesa perimetrale e ha chiuso la porta sul pitturato. È il tipo di vittoria che pesa doppio: consolidamento di classifica e messaggio chiaro alle rivali dirette.

@nba Quick recap of the action from @Dallas Mavericks vs @houstonrockets ⏪🏀 #NBA #basketball ♬ original sound – NBA

In Indiana, i Pacers – finalisti lo scorso anno ma oggi alle prese con una stagione in salita – hanno battuto gli Atlanta Hawks 129-124. Il trio Andrew Nembhard (26), Pascal Siakam (25) e Aaron Nesmith (23) ha firmato un successo che vale ossigeno e fiducia. La lettura è duplice: da un lato la capacità di creare vantaggi dal palleggio, dall’altro la volontà di correre appena possibile per colpire con le prime opzioni. Atlanta ha provato a restare agganciata con talento e strappi, ma ha pagato in transizione difensiva e nelle seconde opportunità concesse. A chiudere il cerchio, colpo esterno dei Chicago Bulls a Miami: 125-118 sugli Heat, con Simone Fontecchio autore di 8 punti in 20 minuti utili a dare respiro alla rotazione. Per Chicago è un’iniezione di fiducia in un’arena notoriamente ostica; per Miami uno stop che invita a riflettere sulla continuità delle esecuzioni nei quarti centrali.

Mettendo insieme i fotogrammi della notte, emergono alcuni temi ricorrenti: la centralità delle difese che sanno cambiare ritmo nei finali, il valore della profondità (Houston docet) e l’importanza di avere stelle in grado di alzare l’asticella quando la partita si fa pesante, come successo a Joel Embiid e, in misura diversa, a Anthony Edwards. La corsa ai playoff si nutre di strisce e dettagli: Charlotte capitalizza un momento d’oro, Philadelphia fa quadrato intorno al proprio leader, Minnesota consolida abitudini vincenti, Houston certifica la propria identità, Indiana ritrova ossigeno e Chicago si prende una vittoria di qualità. Sono tasselli che, sommati, ridisegnano settimanalmente la geografia della lega e raccontano chi è pronto a reggere la pressione quando le partite cominciano davvero a pesare.

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