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Musetti rinuncia a Buenos Aires e Rio: lesione muscolare

musetti

Lorenzo Musetti si ferma. Il numero 5 del ranking ATP ha annunciato il forfait per la tournée sudamericana di febbraio: niente Buenos Aires e Rio de Janeiro.

La decisione arriva a poche ore di distanza dagli accertamenti che hanno confermato la natura muscolare del problema accusato agli Australian Open, dove il tennista azzurro era stato costretto al ritiro nel quarto di finale contro Novak Djokovic mentre conduceva due set a zero. Una scelta prudente, ma cruciale per preservare il prosieguo della stagione e impostare una riabilitazione senza forzare i tempi.

musetti a fine partita

Forfait in Sudamerica e impatto sul calendario di febbraio

La rinuncia alla trasferta sudamericana non è un dettaglio di calendario: è una vera e propria sterzata nella gestione della prima parte di stagione di Lorenzo Musetti. L’azzurro ha comunicato che non prenderà parte ai tornei di Buenos Aires e Rio de Janeiro, cardini del mini–ciclo sudamericano di febbraio sulla terra battuta. Il giocatore e il suo team hanno scelto la via della cautela dopo gli esami strumentali effettuati in seguito allo stop di Melbourne, individuando nella piena guarigione l’unica strada sensata per evitare ricadute in una fase dell’anno che, storicamente, costruisce le fondamenta in vista della primavera europea.

Nelle sue parole, affidate ai canali personali, emerge chiaramente la priorità del percorso di recupero: “Alla luce dei risultati degli esami e degli accertamenti medici, insieme al mio team abbiamo dovuto prendere la difficile decisione di rinunciare ai tornei di Buenos Aires e Rio de Janeiro. In questo momento la mia priorità è concentrarmi sulla riabilitazione per poter tornare in campo”.

Il peso della scelta si misura anche su più livelli. Sul piano sportivo, salta l’occasione di testarsi sulla terra in un contesto competitivo ma sostenibile, utile a macinare partite e minuti utili per consolidare sensazioni e colpi. Sul piano gestionale, l’azzurro evita di sovraccaricare la muscolatura in un periodo ravvicinato di match, trasferte e clima diverso rispetto all’estate australiana. Il messaggio è coerente: meglio fermarsi adesso, impostare un lavoro graduale e programmare il rientro quando i segnali dal fisico saranno inequivocabili. In ottica classifica, il rischio più immediato è rinviare la possibilità di aggiungere punti sulla superficie dove Musetti ha storicamente espresso qualità tecniche e varietà di soluzioni. Ma il vero capitale da tutelare è la continuità: presentarsi in salute alle tappe chiave di primavera vale più di qualche apparizione forzata a febbraio. Il percorso delineato, dunque, mette al centro la sostenibilità atletica dell’intera stagione, con l’obiettivo di proteggere stato di forma, fiducia e ambizioni di un top 5 che vuole rimanere stabilmente nel giro dei migliori.

musetti

Cosa è successo a Melbourne: il quarto di finale interrotto contro Djokovic

Per capire la portata della decisione bisogna tornare a Melbourne. Nel quarto di finale degli Australian Open contro Novak DjokovicLorenzo Musetti stava disegnando una prestazione di altissimo livello: vantaggio di due set a zero, ritmo alto nello scambio, variazioni intelligenti per spezzare le certezze del serbo. Il campanello d’allarme, però, ha iniziato a suonare nel secondo parziale, quando l’azzurro ha avvertito un fastidio che con il passare dei game è diventato dolore più insistente. Nel terzo set, quel segnale è cresciuto fino a imporsi come un limite invalicabile: impossibile sostenere l’intensità richiesta dal match, impossibile rimanere competitivo con movimenti esplosivi e cambi di direzione. Di fronte al rischio di peggiorare il quadro, è arrivata la decisione di interrompere la sfida.

La dinamica ricorda da vicino un episodio affrontato “di recente”: il riferimento è al problema patito l’anno scorso a Montecarlo contro Carlos Alcaraz, quando un guaio muscolare aveva costretto l’azzurro a riallineare i piani sul breve periodo. A Melbourne, a caldo, Musetti aveva spiegato con lucidità la scelta di fermarsi, lasciando intendere la possibilità di una lesione: “Conosco abbastanza bene il mio corpo da capire che non potevo andare avanti e sono piuttosto sicuro che sia uno strappo”. Frasi che, lette oggi dopo gli accertamenti, suonano come la presa d’atto di un atleta che privilegia la prospettiva: meglio salvaguardare muscoli e tendini in gennaio, piuttosto che inseguire l’eroismo di un’impresa isolata con il rischio di compromettere mesi di lavoro.

Oltre alla cronaca, resta il valore tecnico di quelle due ore. Il piano tattico aveva funzionato: servizi variati, rovesci in anticipo, uso del back per allungare gli scambi e aprire il campo. Il ritiro non cancella quanto visto prima dello stop, anzi diventa la base da cui ripartire quando la condizione fisica lo consentirà. In questo senso, il richiamo alla prudenza non è un freno alla crescita, ma un investimento: consolidare la struttura atletica per sostenere l’intensità delle partite contro i primissimi del mondo, proprio come succede quando dall’altra parte della rete c’è un fuoriclasse come Djokovic.

@eurosportitalia Difficile trovare le parole in questo momento. Oggi meritavi tu, ma lo sport certe volte è spietato. Con te, sempre Lorenzo. Tornerai ❤️‍🩹 #Tennis #AusOpen #AO2026 #Musetti ♬ experience – moiseslyricsss

Prossimi passi, riabilitazione e obiettivi verso la stagione sulla terra

La strada immediata è tracciata: stop alle competizioni in Sudamerica, lavoro quotidiano tra terapie, potenziamento mirato e graduale ritorno in campo. Il focus dichiarato dal giocatore è inequivocabile: “In questo momento la mia priorità è concentrarmi sulla riabilitazione per poter tornare in campo”. Tradotto: calendarizzare senza fretta, assecondare le tappe classiche di una lesione muscolare (recupero del range di movimento, rinforzo specifico, progressivo incremento dei carichi), testare le risposte del corpo con sessioni a intensità crescente e solo dopo programmare il rientro in torneo. È una prassi collaudata nel circuito, tanto più necessaria per un top player che si misura regolarmente contro avversari abituati a mantenere standard elevatissimi sotto pressione.

@eurosportitalia Muso ci stava facendo divertire parecchio 😔 Purtroppo si è dovuto ritirare avanti di due set ☹️ #Tennis #AusOpen #AO2026 #Musetti #Djokovic ♬ suono originale – Eurosport Italia

Da qui al prossimo blocco importante della stagione, il traguardo non è “correre” contro il calendario ma farsi trovare pronto quando conterà di più. La primavera, con la serie di appuntamenti sulla terra europea, richiede spinta nelle gambe, reattività nel primo passo e fiducia nei movimenti laterali: elementi che non si improvvisano. Rinunciare a Buenos Aires e Rio de Janeiro significa anche concedersi il tempo per rimuovere ogni residuo di timore nel colpo in accelerazione, affinare la transizione difesa–attacco e ritrovare il timing del dritto in uscita dallo scambio lungo. Sullo sfondo, c’è l’obiettivo di consolidare la posizione da top 5, proteggendo un capitale tecnico che fa la differenza: servizio più vario, capacità di cambiare ritmo con il rovescio e sensibilità di tocco a rete.

In prospettiva, la gestione di questo passaggio potrà diventare un punto di forza: scegliere quando spingere e quando alzare il piede dall’acceleratore è l’arte dei tennisti maturi. Per Lorenzo Musetti, il segnale lanciato il 1° febbraio è chiaro: la salute prima di tutto, poi il resto. Il messaggio è rivolto anche agli avversari: lo stop non è resa, ma strategia. Una pausa ora può evitare stop ben più lunghi più avanti e, soprattutto, permettere di presentarsi ai grandi appuntamenti con il motore tirato a lucido. L’azzurro ha appena ricordato a tutti di avere il livello per giocarsela con i migliori; adesso il compito è restituire al corpo la stessa affidabilità mostrata dai colpi. Se la tabella di marcia sarà rispettata, la stagione potrà ancora raccontare molto del suo potenziale: continuità, scalpi pesanti, conferme di valore. Tutto passa da una riabilitazione eseguita senza scorciatoie.

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