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Alcaraz nei quarti: servizio letale e freddezza a Melbourne

Alcaraz

Melbourne lo slancio di Carlos Alcaraz non si ferma: lo spagnolo approda ai quarti di finale degli Australian Open battendo Tommy Paul in tre set, in una partita di grande intensità e interrotta per alcuni minuti a causa di un grande spavento.

La notizia è doppia: oltre al passaggio di turno, spicca un dettaglio tecnico che sta segnando il suo torneo, il servizio, diventato un’arma “letale” per la gestione dei turni di battuta. Nel post-partita, poi, il sorriso: paragoni con Novak Djokovic e una dose di ironia che scalda la Rod Laver, mentre anche il serbo avanza ai quarti senza scendere in campo.

Alcaraz ai quarti: intensità, interruzione e un servizio che impone la rotta

La vittoria di Carlos Alcaraz contro Tommy Paul certifica una sensazione maturata fin dai primi turni: lo spagnolo è in grande forma e sta alzando i giri nel momento in cui lo Slam entra nella sua fase calda. Il successo in tre set racconta di una superiorità costruita con ritmo alto nello scambio e, soprattutto, con una continuità al servizio che ne ha blindato i game di battuta. La partita è stata segnata anche da un stop inatteso: un’interruzione di diversi minuti dovuta a un forte spavento, che ha congelato l’atmosfera prima di lasciare di nuovo spazio al tennis. Al rientro, Alcaraz ha dimostrato sangue freddo, riprendendo esattamente da dove aveva lasciato, senza concedere spiragli psicologici all’avversario.

@tntsports The speed and precision on this forehand from Carlos Alcaraz 😳⚡ #australianopen #ausopen #tennis #carlosalcaraz #alcaraz ♬ The Keeper – Bonobo

In termini tecnici, la chiave è proprio il servizio. Fin qui, nel torneo, lo spagnolo sta traendo vantaggio da una battuta più incisiva e variegata, capace di aprire il campo e di ridurre l’esposizione nei game lunghi. La combinazione tra prime profonde e seconde più cariche, unite a scelte tattiche pulite, sta permettendo a Alcaraz di partire avanti nello scambio e di comandare con il dritto. È un upgrade che si nota non solo nei punti diretti, ma anche nel numero di prime giocate nei momenti pesanti: quando la pressione aumenta, la sua routine resta compatta, il lancio di palla è stabile e la meccanica fluida, elementi che già in passato avevano dato segnali positivi e che in questa corsa australiana stanno diventando marchio di fabbrica.

La gestione emotiva è l’altro tassello. Davanti a un avversario come Tommy Paul, capace di variare e di salire di giri negli scambi lunghi, lo spagnolo ha evitato forzature premature, ha selezionato i rischi e ha scelto i tempi del pressing. L’episodio dell’interruzione poteva complicare la notte, ma la risposta è stata matura: zero frenesia, attenzione alle prime due palle del rientro e ripristino immediato della propria identità di gioco. Il risultato è un passaggio del turno netto, che rafforza la candidatura di Alcaraz nelle giornate decisive del torneo e, soprattutto, consolida la fiducia in quell’arma in più che questa settimana sta facendo la differenza: la battuta.

alcaraz durante un match

Il parallelo con Djokovic e il botta e risposta che accende la Rod Laver

Il tema del giorno, oltre al risultato, è il paragone sempre più frequente tra il servizio di Carlos Alcaraz e quello di Novak Djokovic. Da bordocampo a sala stampa, l’analogia è rimbalzata con insistenza: non solo per l’efficacia, ma per alcune scelte tecniche e di direzione che ricordano da vicino il serbo. La faccenda è arrivata sul tavolo anche nell’immediato post-gara, trasformandosi in un momento di leggerezza che ha conquistato il pubblico. A microfoni aperti, è stato rievocato lo scherzo secondo cui Djokovic avrebbe “rivendicato” quel pattern al servizio, dando il via a un botta e risposta a colpi di ironia. La battuta riassume il mood: “Quel servizio è il mio: Carlos dovrà pagarmi per usarlo”, il senso del messaggio attribuito al serbo, accolto con una risata collettiva sugli spalti.

Alcaraz ha raccolto l’assist con lo stesso spirito, rilanciando con un sorriso e un contro-scherzo che ha spiazzato tutti: “Ho già un contratto pronto, ma non l’ho ancora visto…”. Poco dopo, ha aggiunto un dettaglio gustoso: a forza di somiglianze notate dall’esterno, un giorno gli sarebbe arrivato un messaggio con tono complice da parte di Djokovic, sintetizzato nell’ironico “Mi devi pagare per quel servizio!”. Una scena leggera, che racconta bene il clima del torneo: competizione altissima in campo, ma anche capacità di sdrammatizzare, di prendersi in giro e di regalare un sorriso al pubblico in un contesto carico di tensione competitiva.

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In controluce, però, il quadro è serio. Il confronto con Djokovic non è solo un gioco: riflette la percezione che Alcaraz abbia aggiunto un tassello sostanziale al proprio arsenale, avvicinandosi a uno standard di completezza che il serbo incarna da anni. Non sorprende, allora, che lo stesso Djokovic sia già nei quarti di finale senza essere sceso in campo, ulteriore indizio di come i due stiano marciando, ognuno a modo suo, verso il cuore del torneo. Lo scambio di battute, quindi, è anche un prologo narrativo: se il servizio è la bussola che orienta i punti, Alcaraz sta dimostrando di saperla usare con sempre maggiore precisione. Il resto lo faranno nervi saldi, gestione dei momenti caldi e la qualità nelle risposte, terreno su cui da anni il serbo detta legge. Qui, a Melbourne, il racconto si arricchisce di un capitolo in più.

Djokovic e alcaraz

Scenari del tabellone e cosa aspettarsi dai quarti

Con il pass per i quarti di finale in tasca, Carlos Alcaraz entra nella porzione di torneo dove i margini si assottigliano e i dettagli diventano decisivi. La sua marcia fin qui suggerisce una traiettoria chiara: massimizzare la spinta del servizio, consolidare il vantaggio nei primi colpi dello scambio e mantenere alta la percentuale di punti conquistati sulla prima. Sono indicatori che in questa seconda settimana fanno enormemente la differenza, specie quando la qualità dall’altra parte della rete sale e gli scambi a ruoli invertiti diventano più frequenti. La gestione dell’energia è un altro punto da tenere d’occhio: chiudere in tre set una partita intensa come quella contro Tommy Paul significa risparmiare minuti preziosi in vista di avversari che, a questo livello, non concedono seconde chance.

Il contesto generale aggiunge sale. Novak Djokovic è già proiettato ai quarti senza aver messo piede in campo nell’ultimo turno, e questo crea un doppio effetto: da una parte, accorcia i tempi di recupero del serbo; dall’altra, alza la posta per chi ambisce a sfidarlo nelle fasi conclusive. Un eventuale incrocio tra i due resta una delle storyline più attese, alimentata proprio dal filo conduttore tecnico del momento: una battuta più vicina agli standard del serbo potrebbe dare ad Alcaraz quei punti “gratuiti” che, nelle notti di Melbourne, fanno da spartiacque tra l’equilibrio e lo strappo. Tutto, però, passa da ciò che succede prima: la tenuta sulla risposta, la scelta dei tempi per aggredire la seconda altrui, la capacità di uscire dai turni di servizio complicati con coraggio e prime pesanti.

In prospettiva, il messaggio lanciato dallo spagnolo è semplice e potente: la sua candidatura per le ultime due fermate del torneo è concreta, perché supportata da una crescita misurabile e da una consapevolezza che si traduce in scelte chiare. La partita con Paul, interrotta e poi riafferrata con autorità, è uno spartito che racconta maturità: niente panico nei passaggi complessi, attenzione ai particolari e voglia di mettere la testa avanti nelle prime due o tre palle di ogni game. In uno Slam dove i dettagli pesano come macigni, il nuovo volto del suo servizio è il segnale più rumoroso. E se il sorriso del dopo-gara ha strappato applausi, è perché accompagna una verità sportiva ancora più forte: a Melbourne, il tennis di Alcaraz sta viaggiando con la sicurezza di chi sa dove andare.